Guida, impavido automobilista, là dove gli esploratori americani osarono scoprire piste in mezzo alla natura più selvaggia ed incontaminata: sui ripidi pendii delle Montagne Rocciose, nelle vaste pianure ventose del Midwest, in mezzo ai ghiacci dell’Alaska e perché no, balzando agile da un lato all’altro delle cascate del Niagara. E infine giunto all’apice più estremo di questa grande nazione, sia dal punto paesaggistico che al vertice della piantina, scaglia i tuoi pneumatici oltre i confini dell’Oceano. E continua, come niente fosse, a guidare. Qui, dove l’azzurro pare circondare ogni angolo della coscienza, in sospensione ininterrotta tra cielo e mare. Qui, dove le roccaforti di cemento e acciaio di un tempo non troppo lontano sorgono e si sporgono sopra i vetusti e rigidi piloni. Strutturalmente non dissimili da quelli, costruiti nelle decadi ulteriori, dove oggi scorre l’estensione alla viabilità di un continente. Proprio là, dove i pesci regnano e i crostacei vagano silenti tra i fondali. Del tutto inconsapevoli del nome dato a un tale ostacolo costruito dalla mano dell’uomo: Overseas Highway, letteralmente, l’Autostrada Sopra il Mare. Creazione al tempo stesso utile e superflua, nel suo collegare la popolosa città di Miami a quella più ridotta dell’isola di Key West. Attraverso 182 Km e 42 ponti costruiti tra zone sabbiose mobili, banchi di roccia calcarea ed estesi flats corallini. Di sicuro un’opportunità rara nel mondo, ed altrettanto certamente, totalmente unica nell’epoca della sua prima costruzione. Quando quell’identico tragitto era un sentiero dedicato all’uso singolo e indiscusso del convoglio della via ferrata, per volere di colui che, prima di chiunque altro, aveva avuto l’intuizione di realizzarlo.
Ogni storia di questa infrastruttura e a dire il vero, dell’intero contesto geografico che si trova ad ospitarla, non può esimere dal menzionare la figura del capitalista Henry Flagler, a capo dal 1867 dell’influente e danarosa azienda destinata a diventare la Standard Oil. Che a partire dai primi del Novecento, ormai settantaduenne, decise di dedicarsi anima e corpo a migliorare uno dei luoghi della sua esperienza di vita pregressa. Quella stessa costa della Florida dove nel 1878 si era trasferito temporaneamente assieme alla sua prima moglie, Mary Harkness, affetta da problemi di respirazione collegati alla tubercolosi. Così che il clima di Jacksonville potesse aiutarla a riprendersi, cosa che purtroppo non avvenne vista la sua morte dopo soli tre anni, ma non prima che al consorte risultasse chiaro quanto in molti avevano ignorato per generazioni: il potenziale straordinario della Florida, di trasformarsi nell’equivalente americano della rinomata Riviera del Vecchio Continente. A patto di poter colmare la distanza significativa sussistente in termini di alberghi, viabilità e servizi. Ecco dunque un uomo che aumentando la distanza dal ruolo primario nel gestire l’azienda che l’aveva reso pluri-miliardario più di trent’anni prima, si trasforma nel proverbiale cambiamento che avrebbe voluto nel mondo. Iniziando a costruire un capolavoro che, nell’opinione delle moltitudini, non sarebbe mai riuscito a vedere ultimato…
costruzioni
La dedalea casa interdimensionale situata nella città simbolo dell’elettronica cinese
In base all’ancestrale disciplina del Feng Shui (“Vento ed Acqua”) l’equilibrio geomantico tra gli elementi può costituire un fattore da tenere in alta considerazione quando si costruisce un edificio, per poter allontanare l’accumulo di energia negativa, attirare la buona sorta e tenere lontani gli spiriti avversi del regno sovrannaturale. Ancora oggi utilizzata nella costruzione di palazzi di ogni foggia e dimensione, essa è una delle ragioni per cui l’architettura asiatica tende ad essere precisa e rigorosa, straordinariamente razionale nell’applicazione delle proporzioni predominanti. Perciò colpisce come una cultura che tanto profondamente comprende la matematica applicata all’utilizzo degli spazi umani, possa scegliere di superare i suoi modelli in modo pressoché totale, fino ad un sovvertimento dei vigenti presupposti in grado di raggiungere l’estremità finale. Ne persiste, in tal senso, uno svettante esempio all’interno del principale nucleo urbano che collega l’isola di Hong Kong alla terraferma: il futuribile, policromo scenario di Shenzen. Città nella città, o per meglio dire una sfaccettatura particolarmente rinomata della principale megalopoli della Cina meridionale e del mondo, dove ogni metro cubico è precisa risultanza di un progetto assai specifico di pianificazione attenta o misurata. Osserva dunque, viaggiatore virtuale, la sagoma del tutto inconfondibile della Longgang Guailou (龙岗怪楼) o “Casa Strana di Longgang” massiccio edificio alto l’equivalente di 9 piani più 2 interrati e terrazza per un totale di 600 metri quadrati, dall’aspetto vagamente brutalista per la propria facciata cementizia ed una forma irregolare con multiple sovrastrutture a sbalzo. Almeno, nella misura in cui possa essere evocata l’aderenza ad una qualsivoglia scuola architettonica esistente, per ciò che appare stranamente privo di finestre per la maggior parte del proprio involucro esterno, non fosse per la presenza di una serie di sottili fessure del tutto simili a feritoie di epoca medievale. Laddove l’intera creazione, nei fatti, possiede un vago aspetto impenetrabile, giungendo a ricordare vagamente i famosi bunker verticali delle otto Flaktürme (Torri Antiaree) costruite in Germania durante la seconda guerra mondiale. Se non che nulla, in questa insolita presenza, rientri nello sforzo sanzionato di un progetto tecnico e precisamente definito. Esattamente come avviene, qui ed altrove nel vasto Regno di Mezzo, all’interno dei problematici chéngzhōngcūn (城中村) o “villaggi urbani”, spazi abitativi auto-gestiti fuori da ogni norma o piano regolatore, dove le strade diventano talmente strette che la luce riesce a illuminarle soltanto per un’ora o due ogni giorno. Eppure, nonostante questo, riecheggianti del vociò diffuso di multiple generazioni della brulicante e collettivamente inseparabile umanità. Non il sibilo del vento o quella voce indefinibile, di spettri rari nati dalle circostanze eternamente prive di un nome…
Huajiang come Bifrost, un ponte tanto alto da riuscire a fabbricare il suo arcobaleno
Molti sono i pratici vantaggi che derivano dall’utilizzo di una grondaia. Canale impiegato per il drenaggio delle acque meteoriche e non solo, che in un contesto urbano garantisce vengano efficacemente convogliate, in modo tale da non creare situazioni di pericolo o disturbo degli utilizzatori del relativo edificio. Ma non si può applicare tale sistematico principio a un’intera montagna, giusto? La stessa domanda che si sono ritrovati a porsi, sul finire del 2022, gli ingegneri e le squadre specializzate addette a costruire la svettante “Sutura del Guizhou”, soprannome pertinente al viadotto di collegamento più notevole mai costruito in questa provincia cinese, nota come il luogo dove, si usa dire, non esiste un singolo metro quadrato di pianura. Ma picchi elevati e le profonde valli interposte, come quella carsica formata nei millenni, dove scorre il tortuoso fiume Beipanjiang. Tanto alta e così straordinariamente vertiginosa, che in base alla logica delle proporzioni comparative, avrebbe potuto facilmente contenere l’Empire State Building dalle fondamenta e sopra di esso l’intera Mole Antonelliana, fino ai rispettivi pinnacoli, parafulmini inclusi. Un’altra sfida quindi in grado di condurre all’effettiva costruzione di un ennesimo, testualmente il più notevole esemplare per questo museo a cielo aperto dei ponti più alti al mondo. Il terzo a stabilire tale record assoluto per questo singolo corso d’acqua, grazie ai 625 metri da terra dello Huājiāng xiágǔ dàqiáo (花江峡谷大桥). alias il Ponte del Canyon Huajiang. Famoso da principio e per le sue notevoli caratteristiche, ma destinato a diventare ancor più celebre su Internet negli anni successivi allo sviluppo del suo cantiere. Quando fu scoperta l’impressionante quantità di acqua incorporata nella pietra stessa delle montagne tagliate per la costruzione delle rampe e le strutture di sostegno dei cavi alle due rispettive estremità. Letterali secoli di un sostrato di faglia, dovuto all’accumulo di pioggia nella pietra calcarea nel sottosuolo. Molti erano, a questo punto, i modi accessibili onde tentare di risolvere la situazione. Ma poiché siamo in Cina, dove la percezione pubblica è importante, fu deciso di adottare il più spettacolare. Descriverlo a parole non è semplice. Avete presente gli infiniti ettolitri che vengono costantemente proiettati per formare la cortina imprescindibile delle cascate del Niagara? Immaginate adesso un qualche cosa di simile. Ma tradotto in un sottile velo scintillante, messo in opera dalle mani operose dell’uomo…
Ucronia e cemento a Bucarest: quattro milioni di tonnellate per il domicilio di una nazione
Nelle torbide stagioni di un passato dove il sangue non scorreva come acqua, bensì lava del vulcano della sofferenza condivisa dalle moltitudini, la creatura fuoriusciva dalla veste rigida della propria strisciante fase larvale. Dissepolta di recente, del colore della primavera, la cicala che gestisce l’esercizio del potere emerse dunque con l’intento dichiarato di cambiare in meglio il mondo, il suo paese, le persone. Ma furono soltanto i giudici della prosperità, ed il popolo col sacrosanto compito di nutrirla e mantenerla in salute, a possedere le ragioni per esprimere un giudizio in materia. Quando questo essere, sinonimo dell’esercizio del potere, concluso il grido riecheggiante della sua mansione, dovette confrontarsi con le conseguenze delle proprie dispendiose decisioni. Eppur parecchi anni dopo il suo decesso, il magnifico splendore di quell’esoscheletro tutt’ora spicca sopra la corteccia del contorto albero della Storia. Non è forse magnifica visione, quell’esuvia, persino per le schiere d’imenotteri che furono costrette a venerarla? Non è una memoria di grandezza, sebbene costruita sulle schiene di coloro che dovettero lasciare indietro ogni diritto, ogni proposito d’umanità residua?
Come molte altre zone d’Europa in tempi sorprendentemente prossimi all’epoca contemporanea, anche il principale paese comunista non-sovietico dell’Est dovette fare i conti con un’approssimazione del Faraone. Già oltre un decennio e mezzo era durata, tra feroci repressioni e un culto della personalità d’inusitata ferocia, il predominio di Nicolae Ceaușescu, erede di una Rivoluzione che non aveva mai direttamente conosciuto. O almeno, non ancora. È tuttavia indubbio come la particolare convergenza di fattori storici e sociali, uniti ad una mano ferrea nell’impugnare e sventolare i magnifici colori del vessillo nazionale, avessero permesso alla sua cricca di offuscare il vero stato delle cose, nascondendo la miseria dietro alla munificenza di un paese che credeva veramente ai meriti del predominio ininterrotto. Fu a questo punto una comune conseguenza dello spirito comune, la reazione indotta da Colui che Aveva il Compito nell’ora più terribile vissuta dalla capitale: quando il 4 marzo del 1977, non troppo lontano dalla città di Bucarest ebbe luogo un grave terremoto della magnitudine di 7,5, destinato ad uccidere 1.578 persone e demolire o danneggiare un gran totale di 32.900 edifici. Ponendo le basi in essere, in via collaterale, per il più grande progetto di ricostruzione edilizia nella storia recente di quel paese. Un’occasione irripetibile, avrebbero detto alcuni, per fare le cose in maniera migliore. “Costruite una piramide più alta”, disse allora il Faraone. E che sia magnifica alla vista e in ogni modo, priva di difetti! Questo il nocciolo della questione per la costruzione del nuovo centro cittadino, dominato dall’alta collina di Dealul Spirii, in passato un luogo di venerazione e il sito dell’arsenale. Che fosse in quel fatidico momento, il punto di partenza per un nuovo simbolo di riconoscimento nonché utile ad ognuno, in quanto utile a colui che aveva dato l’ordine di farlo in quel particolare modo. Il potere assoluto, dopo tutto, non è un cuscino…



