La torreggiante roccaforte del quinto Conservatorio si elevava tra le punte di monti Fagotto, connotando un panorama che sembrava risuonare delle note epiche di concerto infinito. La bacchetta saldamente stretta nella mano destra, il Maestro scrutò il premio tanto lungamente agognato: una coccarda del potere che gli avrebbe permesso di suonare fino al quarto movimento di una melodia bellica, passaggio necessario per ascendere al Disco Dorato: “Sarò il più grande suonatore della mia Era!” ripeté sommessamente tra se e se per la milionesima volta, le disordinate ciocche beethoveniane a ricadergli candide sulla rigida postura. Ma prima, un’ardua scelta lo aspettava in merito al destino del suo più fido alleato: “Ukulemon, aspetta, non mangiarla!” Una perla dorata fluttuava sopra il corpo temporaneamente esanime del Direttore, l’Arpicorda, il Trombone e la Ghironda che aveva utilizzato in battaglia ormai un mero ricordo, essendo ritornate dentro la custodia magica adagiata in posizione obliqua, come il feretro di un mistico rituale. Ora, il Maestro sapeva che se uno strumento di tipo cordofono avesse accettato il dono sfavillante di quella sudata vittoria, sarebbe andato incontro ad un processo di Evoluzione. Consultando preventivamente il Libretto, aveva controllato il fato predeterminato di un Ukulemon, predisposto a diventare un Guitarion: più lungo, più potente, totalmente… Diverso. Con una dimensione grossomodo raddoppiata, lo strumento non avrebbe più potuto adagiarsi con la stessa grazia sulle spalle del suo addestratore. E niente più tranquille cene condivise, accompagnando le conversazioni degli amici mentre si posizionava in bilico sul bordo del tavolo dei ristoranti, assieme ai fidi Flauto, Triangolo e Tamburino. A meno di seguire una particolare strada che gli avrebbe consentito di tornare indietro a piacere. Un metodo del tutto sconosciuto dalla vasta società suonatori, pur dedita alla scienza e alla continua sperimentazione autiditiva. Quella sera stessa, il Maestro avrebbe visitato il suo più vecchio amico, il Liutaio. Assieme avrebbero tentato l’impossibile: aprire il sentiero della retro-evoluzione discrezionale, per permettere ad un Guitarion di ritornare Ukulemon ogni qual volta una battaglia era stata portata a compimento. “Abbiamo la tecnologia, possiamo ricostruirti!” Disse al suo fidato compagno di mille battaglie musicali. “Strum! Strum!” Rispose Ukulemon, la solita espressione indecifrabile dipinta tra il ponte ed il rosone.
Mondi alternativi di partite senza fine, che conducono a vittorie inusitate. Fuori dalla dimensione a cui abbiamo fatto riferimento, l’unica persona in grado di emulare questa impresa è senza dubbio lo svedese Mattias Krantz, content creator di YouTube, alias influencer, alias viral video producer, che in un mondo più obiettivo dovrebbe essere considerato artista d’avanguardia della musica ed in modo particolare i suoi elementi esteriori. In altri termini l’attrezzatura, in altri termini ciò che vibra e oscilla, modula o veicola le onde auditive. Talvolta in modo chiaramente misurabile. Certe altre, oltre i confini della più impossibile speculazione. Prendete a pratico riferimento delle circostanze, la sua ultima bizzarra iniziativa, consistente nel creare un’apparato che sembra una cosa, ma diventa facilmente un’altra. Senza la benché minima interruzione del brano…
musicisti
Paradossale il canto del daxofono, strumento creato sotto il segno della musica che allude alla natura
Lasciato il cuore di Friburgo sboccia la paura dentro il cuore del viandante, nel profondo della foresta in una notte senza Luna, per il suono che riecheggia dietro i tronchi e nei cespugli circostante. Come un ringhio ed un lamento, al tempo stesso stridulo e profondo. Ride, grida e si rincorre, prima quieto e quindi garrulo persino più di quanto appaia ragionevole, viste le circostanze. Cos’avrà, da divertirsi tanto? Chi è che cerca di attirare attorno al cupo anfratto della propria casa sotterranea? Meles meles ovverosia nello specifico, il mammifero carnivoro che prende il nome di tasso europeo. Che qui nel cupo cuore ricoperto della schwarzwald in terra di Germania, s’indentifica con soltanto una sillaba: dachs, spesso nota come la radice etimologica di dachshund, il cane bassotto utilizzato per scovarlo nei dintorni degli insediamenti umani. Eppure in campo musicale molti trovano se stessi a ad associare tale termine ad un qualche cosa di concettualmente assai remoto, da ogni spunto d’analisi tranne quello auditivo. Quando quell’archetto da violino si avvicina ad un soggetto senza corde. Simile per certi versi a una posata, se non fosse costruito con un legno in grado di restituire rapide, squillanti vibrazioni. Mentre l’altra mano impugna la versione senza fili di quella che sembra una navetta del telaio, o la versione più simmetrica di un mouse per il computer (altra bestia usata in qualità di analogia) ma qui assume il senso pratico di modulare quel che nasce e cresce col verificarsi delle circostanze presenti. Un battito e un’ottava dopo l’altra, in base ai crismi di un foglio da musica invisibile. Giacché nessuno può riuscire ad imbrigliare il canto sincopato del dachs-ofono, comunemente anglicizzato come daxophone, che imbriglia il suono e lo veicola potentemente sopra e sotto il corso della linea temporale percepita come un unicum da parte di chi ascolta e interpreta le note di un’occulta e inconoscibile sinfonia situazionale.
Come il theremin e come la sega musicale, come lo scacciapensieri e l’Ondes Martenot, qui stiamo parlando di un’estetica del tutto espressionista e priva di formalità, che nasce nel contesto della musica contemporanea e solo in questa può trovare un ruolo cardine al di là di un mero passatempo per strimpellatori delle circostanze occasionali. Nel modo immaginato per la prima volta dal suo improbabile creatore, il chitarrista improvvisatore e creatore di caratteri tipografici Hans Reichel, il quale tra il1983 ed ’84 scelse di fare il passo successivo dalla propria collezione di cordofoni pesantemente modificati. Così da spingere le proprie mani, ed apparato sensoriale, in una terra incognita che in pochi avevano già avuto l’occasione di visitare. Là dove il senso della musica non può essere semplicemente discusso e in qualche modo ereditato. Bensì soltanto nato per il tramite di una brezza effimera, che ricorda l’argomentazione dello striato essere con la sua maschera accidentalmente furtiva…
Galvanica è la musica dei fungo-sintetizzatori, nella sinfonia della foresta boreale nordamericana
Immobile è l’idea che manteniamo, nel diversificato repertorio delle analogie, di un luogo dove imperano le piante, stolide e imponenti e ombrose sotto l’arco della stella diurna, unica ragione che determina la loro crescita con modi vagamente dilatati nel tempo. Poiché i vegetali non hanno un cervello e da ciò deriva, in un modo che impossibile da confutare, la totale assenza di pensieri, aspirazioni o comunicazione tra individui reciprocamente antistanti… A stemperare questa presunzione giunge l’opera del musicista canadese Tarun Nayar! Che a tali esseri assieme all’infiorescenza del micelio, collega elettrodi facenti parte di un assemblaggio complesso. Da lui chiamato [l’organo] della Moderna Biologia ma che per ogni spettatore sufficientemente informato, potrà naturalmente apparire un perfetto incrocio tra un poligrafo ed un sintetizzatore. Idea tecnologica relativamente semplice e non del tutto priva di predecessori, ma che al tempo stesso qui sembra essere stata portata fino alle estreme conseguenze: perché non dare una voce a simili creature stolide, che non ne hanno mai davvero posseduta una? Finché da questo possa scaturire l’istintiva opera creativa che è una voce occulta della Terra stessa. Ovvero il canto senza inizio e senza fine della Natura.
Il termine, per dare un nome a tutto questo, è “sonificazione”. In questo campo usato al fine di riuscire a trasformare una serie di input numerici in note di un prolungato concerto, modulato ed ascoltabile a tutti gli effetti dall’orecchio dell’uomo. Processo dalle molte applicazioni pratiche, tra cui figura il contatore Geiger (il cui ticchettio può offrire approcci alla sopravvivenza in situazioni radioattive) ma che in questo campo alternativo, la botanica, ha una storia derivante da un’opera letteraria pseudo-scientifica del 1973: La vita segreta delle piante, di Peter Tompkins e Christopher Bird, i quali per primi pensarono che collegando un rilevatore di campi elettrici a qualsiasi essere vivente, inclusi per l’appunto i gambi, fusti e fiori a noi più o meno familiari, sarebbe diventato possibile estrarre una continuità eminente d’armonie sonore. Molte decadi più tardi, questo vago postulato è diventato un’arte. Di cui costui, senza nessun tipo di esitazione residua, può essere definito un maestro…
L’arcaico suono del cornu e gli altri utili strumenti delle battaglie romane
E fu allora che nel fragore e l’impeto delle uccisioni, nel caotico incidente prolungato all’infinito, mentre uomini uccidevano uomini ed il vento soffiava della melodia dell’odio contrapposto tra gli schieramenti, alcuni cominciarono e cercare l’ordine, riuscendo a trarne imperitura soddisfazione. Poiché tutti possono combattere, nell’ipotetica ricerca di una condizione migliore per se stessi o le proprie famiglie, sotto la suddivisione di una classe dirigente disinteressata nei confronti del bene assoluto; ma è una vera scienza, intesa come la tangibile derivazione della matematica, quella necessaria a trasformare il membro di una milizia cittadina in soldato di professione. Ed il più antico ritmo artificiale, che abbia mai trovato un senso pratico attraverso i gesti delle moltitudini, è la musica. Tra tutte le espressioni di un qualsiasi tipo di creatività, quella maggiormente utile ad accompagnare i gesti, certe volte assolutamente distanti dal suo contenuto. In altri casi, cadenzati e addirittura migliorati dal susseguirsi delle note calibrate ad uno scopo evidente. Chi può davvero garantire d’altra parte, nel fragore coincidente a un luogo simile, che la voce e direttive dell’ufficiale supremo, possano effettivamente essere udite dai suoi sottoposti? Chi se non l’aeneator, soldato veterano esperto suonatore di strumenti a fiato, esonerato dalle mansioni o i compiti eccessivamente rischiosi. Proprio perché sua, era la responsabilità di prolungare e ottimizzare l’opportuna ricezione della mente al comando. Figura nella fattispecie non dissimile, all’interno delle presenti circostanze, da quella del suonatore sperimentale Abraham Cupeiro, famoso in Spagna soprattutto per aver ricreato e portato in tour il corna o “corno di mucca”, desueto attrezzo sonoro utilizzato dai pastori della Galizia medievale. Ed ancor più di ciò, anche nel resto del mondo, grazie alla sua lunga passione nel dimostrare l’utilizzo specifico di taluni storici strumenti musicali tipici dell’Antica Roma, utilizzati in maniera continuativa almeno dall’introduzione della legione mariana (fine II sec. a.C.) fino alla caduta dell’Impero d’Occidente (476 d.C.). Come questo eccezionale cornu o grande tuba a forma di lettera G con asta di sostegno lignea centrale, qui utilizzato nel museo archeologico della provincia di Hispaniola per creare un’atmosfera unica capace di portare la mente ad antichi conflitti e le specifiche metodologie impiegate per risolverli a vantaggio della maggior gloria dell’Eterna capitale del mondo. Una prospettiva che val bene ricordare, in qualsivoglia tentativo di comprendere le circostanze in cui simili suoni rimbombavano sulla testa delle persone…



