Dalla Cina la campana che risuona grazie al sacro fuoco della curiosità intellettuale

Vista in superficie sembra soltanto un gadget, un altro strano giocattolo scientifico della variegata, celebre collezione di Tim Rowett, che potreste riconoscere come l’uomo più britannico di tutto YouTube. Personaggio singolare e distinto, dal raffinato accento, con un suo modo molto per esporre di volta in volta la funzione e la provenienza di alcuni degli oggetti più bizzarri e interessanti che gli riesce di reperire in giro per tutto il mondo. Cose come “La sorprendente campana di Yi”, compatto strumento musicale da tavolo, dotato di una caratteristica assai particolare: quella di suonare in due modi radicalmente differenti, alla temperatura ambiente e nel caso in cui sia stata, preventivamente, riscaldata sul fuoco fino a 100 e più gradi. Riuscendo a riprodurre in ciascuno dei corrispondenti casi, secondo quanto spiegato dalle istruzioni ufficiali facilmente reperibili online, il suono sordo di un pezzo di legno oppure quello armonico, e decisamente più gradevole, di una vera e propria campana in bronzo. Dualismo chiaramente dimostrato nel corso del suo video di appena 5 minuti, in cui con l’aiuto di un pirometro a infrarossi e l’incluso fornelletto ad alcol, facente parte della struttura dell’ingegnoso apparato, esamina e dimostra l’intero spettro della questione uditiva, senza inoltrarsi eccessivamente nel merito dell’effettiva provenienza ed etimologia del nome. Una di quelle questioni, d’altra parte, capaci di allungare in modo significativo il tempo necessario per una soddisfacente trattazione…
La campana di Yi infatti, o esperimento scientifico U30002 come sembrerebbe essere chiamata in molti dei possibili contesti, ha una provenienza contemporanea poco chiara ma una genesi remota tra le più certificate ed importanti: quella intenzionata a collocarne l’ispirazione, tra tutti i luoghi possibili, all’interno di una tomba risalente al 433 a.C. e ritrovata soltanto nel 1977, durante alcune manovre dell’Armata Rossa per la costruzione di una fabbrica a Leigudun. Luogo destinato all’eterno riposo, per l’appunto, del personaggio storico noto come marchese Yi del regno di Zeng, uno dei molti stati in perenne conflitto durante il periodo di continui sconvolgimenti sociali e politici passato alla storia con il nome di Primavere ed Autunni (722-421 a.C.). Uomo il quale, secondo quanto è solita affermare un’interpretazione piuttosto nota, preferiva “Al fascino insanguinato delle armi, il suono pacifico di una musica celestiale.” Affermazione che potrebbe sembrare fuori dal contesto, finché non si viene a conoscenza del più significativo degli oggetti ritrovati all’interno del suo mausoleo: il più massiccio, antico e significativo esempio di un bianzhong (编钟) che sia giunto fino ai nostri giorni senza essere passato più volte attraverso le mani di ladri di tombe, commercianti senza scrupoli e contrabbandieri d’arte. Finestra impareggiabile ed ancora funzionante, in altri termini, di quella che poteva essere la specifica musica rituale e di corte in un’epoca persino antecedente a quella della Grande Muraglia, oltre alla magnifica fattura metallurgica e reiterata di un qualcosa che, in Occidente, non sarebbe uscito da una forgia fino all’epoca delle grandi cattedrali: la campana in bronzo capace di produrre due note allo stesso tempo, a seconda delle esigenze e in base alle capacità del suonatore…

Più volte riprodotto, ed utilizzato all’interno di concerti sperimentali, il bianzhong del marchese di Yi si è trasformato attraverso gli anni nel prototipo maggiormente noto di questa tipologia di strumenti. Sebbene nessuno possa realmente affermare di conoscere il modo esatto in cui veniva effettivamente utilizzato.

Il bianzhong di Yi presenta quindi alcune caratteristiche estremamente distintive, ed altre perfettamente riconducibili al concetto specifico di questo strumento, per come si sarebbe presentato a più riprese nel corso dei lunghi secoli di storia cinese. Insolita, nonché particolarmente memorabile, la struttura lignea del suo sostegno, impreziosita dalla figure metalliche di guerrieri che sostengono le 64 campane in bronzo, oltre ai sostegni anch’essi della stesso materiale con l’aspetto di varie immagini d’animali, reali e di fantasia. Un’attenzione all’aspetto decorativo che d’altronde, per quanto ci è dato comprendere, risultava particolarmente rara nella tradizione di questo particolare strumento musicale, senza ulteriori attestazioni degne di nota in tal senso nei periodi storici a seguire. Perfettamente conforme alla cognizione trasversale del bianzhong risulta essere, d’altronde, l’effettiva conformazione di suddette campane che ritroviamo, d’altra parte, fedelmente riprodotta nel giocattolo scientifico mostrato nel video esplicativo di Tim: una forma allungata con pianta a forma di foglia (oppure occhio) e un profilo convesso, mentre la parte esterna risulta ricoperta da una serie di 36 bitorzoli o sporgenze, intervallate da iscrizioni che traducono la notazione musicale in uso negli stati di Zeng, Chu and Zhou. Gli archeologi coinvolti al tempo quindi, come gli altri che si erano trovati a stretto contatto con tali reliquie ancestrali, non seppero resistere alla tentazione di suonare in modo sperimentale l’ingombrante apparato, finendo per riscontrare attraverso gli anni successivi alla scoperta un qualcosa che nessuno aveva mai sospettato: il modo in cui, tra una campana e l’altra, sembrassero mancare alcuni toni musicali necessari alla composizione. A meno che, colpendo degli specifici punti evidenziati nella decorazione delle stesse, non si scoprissero capaci di produrre due note ciascuna, anche contemporaneamente. Gli ulteriori esperimenti condotti anche grazie a fedeli riproduzioni dimostrarono quindi come anche la temperatura dell’ambiente fosse un fattore, contribuendo alla più probabile produzione dell’una o l’altra alternativa musicale.
Il che non significa, ovviamente, che l’esperimento scientifico U30002 riprenda una particolare prassi effettivamente usata all’epoca del marchese di Yi, per il possibile divertimento degli spettatori. Quanto piuttosto una riproposizione in chiave moderna, mirata a incrementare il naturale fascino di un “antico manufatto” la cui effettiva capacità tecnica di costruzione sarebbe andata perduta di lì a poco, al punto che già a partire dalla dinastia degli Han (206 a.C. / 220 d.C.) già si perde ogni apprezzabile traccia archeologica del bianzhong. In uno strumento su scala decisamente più ridotta e costruito, per l’appunto, non in bronzo bensì nella lega specifica di rame e magnesio, mirata per l’appunto ad accrescere l’effetto della temperatura sul suono della piccola campana. Secondo il principio, ben noto a chiunque suoni uno strumento a fiato di metallo, che vede la velocità dell’aria variare a diverse possibili temperature, modificando conseguentemente anche il tipo di note che giungono all’orecchio degli ascoltatori (e non portando alla “dilatazione” della tromba stessa come alcuni, istintivamente, sono soliti affermare all’interno di quel contesto).

Oggi custoditi presso il Museo Provinciale dello Hubei, i magnifici reperti in bronzo ed altri materiali della tomba del marchese ci permettono di capire in modo maggiormente approfondito le usanze rituali di quest’epoca remota. Come nel caso di questo zun e pan, insieme di recipiente e piatto per il vino, riccamente decorato con l’immagine di draghi rappresentanti i diversi membri della corte reale.

Come potrete facilmente immaginare data l’epoca remota grosso modo corrispondente a quella di Sparta e Atene, per non parlare di fonti letterarie particolarmente approfondite, l’effettivo quadro storico dello stato di Zeng resta quindi ad oggi largamente discusso dagli studiosi, alcuni dei quali sono soliti associarlo per semplicità d’analisi allo stato coévo di Sui, che sembrerebbe averne condiviso il territorio. Con una probabile collocazione come antico vassallo del potente regno di Chu, uno degli ultimi a cadere contro le macchinazioni ed il potere militare del re Yin Zheng di Qin, il sovrano destinato a diventare nel 221 il primo ed unico vero Imperatore della Cina unificata. Ponendo fine a un’epoca di lunghe e cruente battaglie, quali l’intero contesto dell’Asia mai aveva conosciuto fino a quel drammatico, prolungato momento. Sebben anche nella tempesta, alcuni sembrassero trovare il tempo per riuscire ancora ad apprezzare le arti e usarle come un marchio di prestigio, come testimoniato dal dono commemorativo del re di Hui al funerale del marchese, datato al 56° anno del suo regno, che figura nel bianzhong come una delle più imponenti tra tutte e 64 le campane. Assieme alla straordinaria fattura del doppio sarcofago, riccamente decorato con lacca e pitture di animali mitologici, secondo lo stesso rapporto privilegiato dei potenti con la morte, che avrebbe portato le 4 ali della vasta tomba a riempirsi di tesori splendidi ed inusitati. Per non parlare dei corpi ritrovati all’interno di 21 donne, probabilmente sacrificate per accompagnarlo all’altro lato del grande passaggio verso l’aldilà. Ed un cane.
Perché non si dicesse che l’eterno silenzio avrebbe per sempre regnato all’interno di un simile luogo proibito. Ed il suono dell’orchestra potesse continuare a riecheggiare in eterno, con o senza l’accompagnamento delle apposite campane.

La dimensione delle campane bitonali cinesi può variare in modo molto significativo, così come l’imponenza del relativo strumento. Quelli più grandi, nello stile dell’esempio del marchese di Yi, tendevano a richiedere fino a 5 o 6 persone al fine di essere suonati in modo appropriato.

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