L’uccello destinato a estinguersi ogni centomila anni

Chi non conosce, tra tutti coloro che hanno visitato anche soltanto grazie all’immaginazione l’arcipelago tropicale delle Mauritius, la tragica storia del Raphus cucullatus, anche detto comunemente il dodo… Di certo, non è una vicenda che i marinai sarebbero disposti a raccontare. Proprio loro che sbarcando, a più riprese, tra le isole gemmate di un tale geografico tesoro, fecero incetta del pennuto pollo stravagante, consumandone le carni come ingrediente principe di una vasta gamma di piatti mediterranei, inglesi e americani originariamente a base di pollo, così “adattati” alle locali circostanze. Finché dell’ingenua creatura, drammaticamente priva di qualsiasi diffidenza verso l’uomo, oppure i mezzi per sfuggirgli all’ultimo momento, finì per estinguersi del tutto dal pianeta Terra. Eppure un suono, ancora oggi, sembra risuonare di quel canto; un guizzo nella danza; il fruscìo tra i piccoli cespugli ai limiti del bosco. Come disse un saggio, non è morto ciò che può giacere eternamente. E in strani eoni, persino la Morte può morire.
Ora se dovessimo soltanto limitarci alla questione dell’aspetto, non c’è molto che accomuni il rallo dalla gola bianca dell’isola di Aldabra (Dryolimnas aldabranus) al suo predecessore nella strada biforcata dell’evoluzione. Membro dell’ordine dei gruiformi piuttosto che i colombiformi come il dodo, esso ebbe tuttavia un rimorso simile, nell’aver dimenticato l’antica e risolutiva arte del volo. Certo, potrà sembrarvi controintuitivo: eppure mantenere quel tipo di adattamenti necessari nello scheletro, la muscolatura e gli altri aspetti fisici necessari a staccarsi da terra è tra i propositi più dispendiosi in termini d’energia dell’intero mondo animale. Al punto che una volta raggiunto un luogo del tutto privo di predatori, come risulta essere per l’appunto il remoto atollo di Aldabra nel bel mezzo dell’Oceano Indiano, non ha semplicemente senso continuare a percorrere quel sentiero. Ma che dire di un problema particolarmente inaspettato? Quando i mutamenti climatici che condussero a una breve glaciazione, circa 136.000 anni a questa parte, sommersero completamente tali luoghi ameni, spazzando via ogni forma di vita camminatrice incluso quel lontano parente del porciglione europeo. Eppur chiunque dovesse sbarcare lì al giorno d’oggi, essendo sufficientemente fortunato, potrebbe sentire un caratteristico verso simile a un grugnito stridulo e vagamente porcino provenire dalla penombra del sottobosco. Poiché come evidenziato anche da un recente studio pubblicato sulla rivista zoologica della Linnean Society, ad opera dei Prof. Julian P. Hume e Davin Martill, “esso” vive di nuovo. Ecco qui dunque, la maniera in cui funziona la Natura: un continuo processo di sperimentazione lungo i rami divergenti di quell’albero, che si regge sulla base delle circostanze, verso l’obiettivo dell’esistenza. Che poi sarebbe, per la vita su questo pianeta, una lunga ed evidente proliferazione. Così di nuovo, a seguito di quel remoto evento, i ralli normalmente non migratori dei territori isolani ad est dell’Africa (Dryolimnas cuvieri) partirono dalla vicina terra firma del Madagascar, affollato dalle zanne costantemente in agguato del terribile fossa (Cryptoprocta ferox) sorta d’incrocio tra un giaguaro e una faina sovradimensionata, partendo verso destinazioni maggiormente attraenti. Molti di loro, dirigendosi erroneamente verso meridione, finirono annegati tra le onde dell’oceano incostante. Ma un numero considerevole raggiunse quell’atollo finalmente ed almeno temporaneamente riemerso di Aldabra. Riuscendo a rimandare un così triste destino, almeno per qualche tempo…

Il rallo di Aldabra è un uccello dal piumaggio elegantemente rossiccio, caratterizzato da una macchia bianca sulla gola capace di creare un contrasto con il becco di un rosso acceso. L’altezza è di 30-33 cm, il peso 145-218 grammi per i maschi, 138-223 per le femmine.

Un uccello finisce nei guai perché non sa volare. Quindi, una volta che i suoi cugini ormai geneticamente distanti fanno ritorno al luogo di un’Atlantide boschiva, essi finiscono per prepararsi a un comparabile destino. Invero rigida, risulta essere quella catena che lega il chiaro rapporto tra causa ed effetto, al punto che nel raro caso in cui gli eventi possano ripetersi, lo stesso avviene per l’ideale meccanismo che progetta e (ri-)produce gli animali. Ecco perché studiando e datando i fossili dei ralli preistorici raccolti presso l’isola principale di Aldabra, il team di scienziati dietro il nuovo studio sull’argomento hanno scoperto qualcosa d’inaspettato: la presenza iterativa e soltanto temporaneamente interrotta, più e più volte a partire dall’originaria formazione di quell’atollo circa 400.000 anni fa, di alcuni esemplari del Dryolimnas cuvieri (aldabranus). In altri termini e se vogliamo approcciare l’argomento in maniera più diretta, questa particolare alternativa non volatile al ben più famoso dodo si era evoluta ben prima delle famose tartarughe di terra giganti dell’atollo (Aldabrachelys gigantea) e non una, bensì una pluralità di volte (le stime arrivano a tre) ciascuna successiva a un evento capace di causarne l’estinzione. Un caso questo particolarmente raro in natura soprattutto tra gli uccelli, oltre a risultare assai meno evidente nella maggior parte delle sue occorrenze. E non sempre possibile nel caso in cui intervengano fattori esterni, come l’introduzione di predatori non-nativi: vedi l’esempio del rallo assai simile dell’isola di Assumption (Dryolimnas cuvieri abbotti) del tutto scomparso all’inizio del secolo scorso per via dei ratti sbarcati dalle navi.
Particolarmente difficile sarebbe, d’altra parte, mettere in dubbio le qualità di una vita terrigena condotta senza simili timori. Il rallo dalla gola bianca secondo quanto riportato dal sito dello IUCN abita foreste, zone ripariane, paludi di mangrovie e pianure, benché preferisca talvolta spostarsi per cercare il cibo presso le zone costiere, dove è solito catturare piccoli molluschi come il granchio fantasma (Ocypode cursor) gastropodi e insetti. In modo particolare, tra i suoi banchetti preferiti figurano le carcasse delle tartarughe, infestate da questi ultimi e per questo capaci di garantire un ricco apporto nutrizionale. Il nido, generalmente, non è altro che un letto concavo di rametti intrecciati in maniera non molto stretta al livello del suolo, appoggiati a una lieve depressione o qualche tipo di struttura vegetativa. Almeno per quanto è possibile osservare nella sottospecie indipendente di Aldabra infatti, per la quale da diverse decadi si sta tentando di far accettare una classificazione tassonomica opportunamente distinta, non c’è infatti alcun bisogno di nascondersi da chicchessia.

Totalmente al sicuro nel proprio ambiente? Non si può mai esserlo abbastanza: ecco perché i pulcini del rallo, come retaggio dei loro remoti trascorsi migratori, possiedono ancora un piumaggio completamente nero, con evidenti finalità mimetiche soprattutto durante le ore notturne.

Costituisce l’altro lato della moneta lanciato in aria, benché poco frequentemente discusso, il fatto che per ogni specie che va incontro all’estinzione, una quantità pari o superiore di creature emergono dalle nebbie incorporee dell’evoluzione. Generalmente si tratta di microrganismi, insetti, aracnidi.. Esseri che consideriamo poco importanti, soltanto perché molto diversi da noi.
Ma che in qualche raro caso può anche avvenire che il numismatico oggetto ricada e si blocchi di taglio, portando al ritorno di ciò che avevamo ritenuto ormai perso per le infinite generazioni a seguire. Chi può realmente dire, quindi, se il racconto del dodo è davvero finito del tutto? O se i nostri distanti eredi potranno un giorno, difficilmente definibile, udire ancora quel riconoscibile verso? Dal malinconico suono di: “Coo-coo, CAW! Coo-coo, CAW…”

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