Un corvo non deve chiedere mai (l’acqua)

Corvo assetato

La scena si svolge in Croazia, presso il muretto di un affollato giardino. Un gruppo di persone, forse turisti, riceve la visita più inaspettata: l’uccello nero ed assetato dei racconti delle streghe. Non di fluidi arcani o innominabili, per fortuna. Il corvo, a differenza degli altri suoi simili, comprende la vera natura delle cose. E guardando da lontano quell’assembramento, aveva già individuato la bottiglietta del suo desiderio, chiara e limpida all’aspetto, probabilmente appena estratta da un distributore. Quindi tanto maggiormente deliziosa e rinfrescante. Ora, misurare l’intelligenza degli animali non è cosa lineare. È diffusa l’idea che i pappagalli, nonostante il ricco eloquio, siano dei buontemponi scapestrati: perché “Polly vuole cracker” alla fine, una dicitura con funzione simile alla presente escapade corvina, non dimostra una fortissima correlazione causa-effetto, da parte di chi la pronuncia. Quell’assillante Polly chiede sempre un cracker…È come se non lo volesse mai! Forse al centro dei suoi pensieri c’era solo il far rumore. Nelle case umane, dopo tutto, è facile ottenere ciò che si desidera. Ben diverso sarebbe stato il caso di una calopsitte selvatica, dalla svettante cresta gialla, fuoriuscita da un folto bosco tropicale, che dovesse approcciarsi a una panchina degli umani a dire la cospicua frase, ben sapendo di essere così più chiara nell’intento operativo. Per quanto ne so, una simile cosa non si è probabilmente mai verificata, nella storia dei pennuti o dei pacchetti di gallette salate con i buchi sopra.
Le scimmie ci vengono dietro perché sono simili a noi. I cani o i gatti, perché vivono in simbiosi. Gli uccelli… Difficile dirlo. Sono tutto intorno, sopra i rami e dietro i tetti, da dove ci osservano con espressione indecifrabile. Fra tutti loro, guarda caso, sono molti quelli collegati a un qualche tipo di superstizione. E il corvo spicca tra di essi, come quello maggiormente avverso all’aleatorio flusso della sorte. Un tempo veniva scacciato via a colpi di scopa e di forcone.
Ben venga, dunque, il progresso, che finalmente ci permette di trattarlo come meritava. E che ci fornisce le bottiglie, con pratico tappo in poliestilene blu, da usarsi come ciotola dell’occorrenza. Sono queste interazioni a dimostrare, senza ombra di dubbio, che l’altruismo fa bene a chi lo riceve, ma anche a chi lo crea. Questo video caricato nel 2010 in un apposito canale, intitolato al suo producer Milo Pesic, nel giro degli ultimi due giorni ha guadagnato una visibilità decisamente tardiva, eppure senza precedenti. Vanta in effetti, al momento, oltre 500.000 visualizzazioni, in rapida e continua ascesa. L’ennesima dimostrazione, chiara come l’alba, che le cose poste in essere sul web restano lì in eterno, pronte ad esplodere sul giro dei secondi. E in questo caso, tanto meglio. C’è sempre bisogno di nuovi cartoni animati fatti con le cose vere, divertimento e variopinta fantasia. Che talvolta si realizza all’inverso, anche in un singolo colore, la scurezza delle piume di un distinto corvo. Ah, nobile animale. Quante storie…

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Recipienti e pappagalli, convivenza complicata

Pappagallino Bicchiere

Il pappagallo, soprattutto se domestico, conosce il segreto dell’interazione con gli oggetti, la seduzione che conduce all’apertura delle cose. L’ha acquisito dalla vicinanza con il bipede senziente e gran dominatore della Terra. Che talvolta tenta di sfidarlo e metterlo alla prova. Per un reciproco divertimento? Del resto, il loro becco curvo pare fatto apposta! Questo piccolo ambasciatore del Pacifico (Forpus coelestis) è stato posto al cospetto di un terribile nemico, ovvero il bicchierino di plastica bucato. Tali uccellini, provenienti dal Perù e dall’Ecuador, sono conosciuti per la loro giocosa belligeranza, la rumorosità e la tendenza all’essere territoriali. Non è dunque poi così difficile, capire cosa stesse pensando l’animale: che l’oggetto fosse il suo nemico, più grande e strano di lui, dunque potenzialmente pericoloso. Come una sorta di pallido Dalek (exterminate!) La sua battaglia, in tale chiave di lettura, non è troppo strana all’apparenza. Benché sia giusto fare un pregno paragone.
Il più grande regalo degli uccelli all’universo è l’uovo. Perché in esso convivono i principi contrapposti della nascita e della conservazione. Il reiterato mutamento cellulare, delle cose semplici che si trasformano in miracoli piumati, una generazione dopo l’altra e per solcare i cieli del futuro. Eternamente desiderato dai serpenti, dai mustelidi, dai ratti e dai primati nonché ammirato dagli umani per il modo in cui contiene e nasconde il suo prezioso contenuto, esso l’Alfa e l’Omega del mondo naturale. E anche di quello artificiale. Perché cos’è un bicchiere ricolmo di un qualche tipo di bevanda gassata, se non la ragionevole approssimazione di un volatile in potenza, con il guscio solido, la calaza ed il blastodisco? E l’eventuale cubetto di ghiaccio, posto nel suo interno, certamente da l’idea di un tuorlo, in qualche modo mineralizzato. L’uovo è come il contenitore. Ciò è vero ad ogni piolo della scala delle proporzioni. Un barattolo ricolmo di marmellata, all’occhio veramente attento, è quasi la capsula vitale dell’albero da frutto, però vista all’incontrario. Da esso non scaturirà un virgulto, ciò è ormai perduto, ma del gustoso e saporito nutrimento, per chi sviterà il sublime, invalicabile tappo avvitato. Ugualmente a quanto avveniva per il suo antesignano dei volatili, uscito da un qualunque nido, ma portando in primo piano la funzione secondaria. A discapito dell’obiettivo riproduttivo, sovvertendo la natura e il deisderio. Per l’effetto della procedura che consiste nel frullare, poi tritare, dunque zuccherare. Dove passa il gesto del cuoco, non esiste resuscitazione. Solamente il piatto e la forchetta, questo, per l’appunto… Avviene anche per l’uovo. L’arrendevole gallina ben conosce questa verità. Creatura ingenua solo all’apparenza, perchè accettando tale infausta fine della sua creazione, ella si assicura un prospero futuro. Di becchime, sicurezza immobiliare, qualche piccola soddisfazione quotidiana. Non tutti i pennuti sono simili a lei, pacifica e stanziale. C’è chi ha voglia di combattere guidato dall’impulso delle sue passioni, vedi ad esempio…

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La spartana educazione delle anatre

Anatre tombino

Gioventù è avventurarsi per il mondo camminando a becco alto senza un’idea chiara della propria meta, eppure certi di raggiungerla, alla fine. Un piede dopo l’altro sull’asfalto della contentezza, in mezzo a ostacoli tangibili e concreti: come il marciapiede, la grondaia ed il tombino. Dura la vita di un piccolo anattroccolo! Sia questo bello, oppure brutto. La statura resta uguale, in relazione agli incidenti di percorso dell’improvvido destino. È la madre, piuttosto, che fa la differenza. Fra tutte le caratteristiche della macrofamiglia anatidae, la più famosa è certamente questa naturale conseguenza dell’imprinting. Il modo in cui, dopo la schiusa, un’intera nidiata di pulcini impara presto a camminare, ben sapendo che altrimenti non avrà futuro. Perché già mentre cade a terra il primo pezzo del sottile guscio d’uovo, la spietata genitrice si ricorda di un impegno altrove. E tutti gli altri piccolini, dondolanti e resi miopi dalla luce forte dell’estate, devono seguire quella piuma ritta sulla coda della dama starnazzante, la bandiera di una sicurezza relativa. Che metafora per la vicenda umana! Si dice che gli uccelli siano assai devoti ai propri figli. Vedi la rondine che nutre la nidiata, rigurgitando allegramente nella bocca dei suoi pargoli affamati. Oppure il pellicano con il pesce nella pappagorgia, pronto a cederlo, se necessario. E certamente lei, la mamma con il seguito di piedi-gialli che si affrettano a seguirla, è un’immagine davvero affascinante. Che sottintende protezione, amorevole attenzione. L’anatra, come la gallina, sa contare. Però è distratta e non considera le problematiche ambientali. Il che significa che dove passa lei, ovviamente, passeranno pure i suoi pulcini, giusto, quack? Un presupposto che non regge all’implacabile evidenza. Le dimensioni contano, eccome. Soprattutto negli ambienti concepiti per la vita urbana, ricchi di connotazioni non immediate, per un cervello ad ogni modo piccolo, adatto per la vita di palude. Dove non ci sono, buchi. In questo video di Tommy Allen si dimostrano le estreme conseguenze della forza di gravità ed il modo in cui, dove ben poggia il piede dell’uccello adulto, non per questo i figli possano evitare di sparire in un secondo. Persi, forse per sempre, al mondo delle cose vive o illuminate.
È una storia tragica, ma seguitela fino in fondo. Ha un lieto fine. Si svolge, assai probabilmente, in un centro abitato di regioni temperate degli Stati Uniti. Dove non è insolito, né sorprendente, che pianeti come questi, di un’anatra con i suoi dodici satelliti, traccino la loro orbita sbadata. Tanto che, nel momento del bisogno, la gente è lieta di ristabilire il flusso più auspicabile delle cose.

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Date la precedenza a quel pavone

Pavone rabbioso

L’uccello nazionale dell’India è un tipo tranquillo, solo finché non ledi la sua splendida maestà. Questo esemplare di pavo cristatus, la specie più grande e variopinta di questa categoria di animali, un celebrato sottogruppo dei fasianidi, si trova colpito in ciò che ama fare maggiormente. Attraversare la strada; non come il pollo, la cui ragione, come dicono gli indovinelli, è spesso pure troppo chiara. Ma con il fare vagabondo e tracotante, l’arroganza di chi ha l’avvenenza dalla sua. La scena si svolge di fronte all’ingresso del giardino zoologico di Singapore, indicizzato, su Internet, come “il migliore zoo con foresta pluviale al mondo”. Un ambiente niente affatto accogliente, questo tipo di bioma tropicale, usato in qualità d’ispirazione, la cui pioggia cade per oltre 2.000 millimetri l’anno. Sono due metri d’acqua, tanto per dire. E poi fa caldo, ci sono gli insetti…Scimmie urlatrici e serpi mordicchianti. Topi striscianti? Saranno forse queste le cause scatenanti, a conti fatti, dello spiccato nervosismo del pavone. Del suo desiderio di cercare due minuti di relax. Per non parlare del tassì rosso bordeaux!
È una storia tragica e stupenda. L’automobilista, che proveniva da destra, non dimostra alcuna voglia di lasciare il passo. Mentre il pennuto, con il retrotreno delle spettacolari remiganti, gli si para innanzi, becca le gomme e il parafango. Ad un certo punto salta quasi sopra il cofano, fischiando la sua furia distruttiva. A far da contrappunto, la parcheggiatrice del resort, paletta rossa in mano, che tenta in qualche modo di disinnescare l’attimo di crisi. Alla fine l’auto scappa via, inseguita dalla “belva”. Chiunque abbia mai disturbato un cigno coi suoi piccoli, semplicemente stagliandosi contro la luce del mattino, ben conosce la feroce belluinità dei bipedi con le ali. Che del resto, come ormai dimostrano ricerche palentologiche di spicco, derivano direttamente dal tirannosauro o il velociraptor (cinematografico). Immaginatevi questo: i rettili che dominarono la terra, in fin dei conti, non sono poi così diversi dai pappagallini. O canarini, piccoli uccellini. Ma. Questi hanno. Il becco! E nessun timore di ricorrervi, se disturbati. Certo, c’è una curva variabile di forza ed imponenza. E indubbiamente, lo splendido pavone ne occupa la parte superiore. Più di lui, soltanto il casuario, guerriero aborigeno piumato. E lo struzzo, ovviamente. Al peggio non c’è fine.
Ad ogni modo, non è un caso se nella cultura dell’Induismo il dio della guerra Karthikeya, sconfitto il re dei demoni, lo tagliò in due. Per poi usare quelle parti nel divino scopo di creare, rispettivamente, un gallo e un gigantesco pavone. Il primo come insegna, da mettere sulla bandiera. Ed il secondo al posto del cavallo, da condurre galoppando verso gli alti scudi del nemico. Non si scherza, con chi fa la ruota per passione. Neanche dall’alto di un veicolo dei nostri giorni, che ne ha quattro, ma di gomma.

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