Creando tunnel con cent’occhi nella roccia che tratteggiano la linea del traforo

Quivi avanza roboante l’imponente testa diamantata, come il verme delle sabbie Shai Hulud, alimentata dal potere inusitato del bisogno. Lasciando indisturbato il sostanziale quesito autorale: se tale mostro letterario e cinematografico mangia soltanto Spezia, o microrganismi delle sabbie come una balena, perché mai dovrebbe emergere affamato alla percezione delle deambulatorie vibrazioni umane?
Pratico è il dislocamento, sensibile il processo di trasformazione, che si trovano espletati tramite la metodologia fondata sull’applicazione della fisica e tecnologia nel campo delle aspirazioni connotate dalla rapida ricerca di un sistema. Oh, l’approccio quotidiano della mente alimentata da quel sacro fuoco, le cui scintille imprimono nell’aria l’evidente dicitura “Voglio, devo, perseguo!” Montagne crollano di fronte all’elettricità, ed antri compaiono dove la terra solida è per lungo tempo stata l’unica dimora di radici profonde e sottili. Ed altrettanto sottilmente approfondita è la maniera in cui lo scavo cresce gradualmente, proseguendo verso il punto al culmine della (sua) Creazione: l’altro lato che pazientemente attende quella massa d’aria E tenebre E il fragore ripetuto dei macchinari. Esiste al tempo stesso la casistica, rara ma non impossibile, che una doppia circostanza sfortunata renda poco pratica tale ricerca di soddisfazione umana? Quando il tunnel da scavare è troppo breve, o insufficientemente esteso, per giustificare il significativo investimento nell’investimento di un simile apparecchio scavatore. Trovandosi allo stesso tempo sotto spazi urbani, beni storici o paesaggi specifici che seve preservare. Ad ogni costo materiale, e al costo stesso di scroscianti ettolitri di necessario sforzo individuale. Allorché si torna ai vecchi metodi e un approccio il quale, in varie forme, esiste fin dall’epoca di antichi scavi praticati all’epoca dei Faraoni. “Perforazione e spacco controllato”, come viene definita nei volumi tecnici, sebbene venga preferita tanto spesso l’espressione anglofona, maggiormente sintetica, di drill & split. Quasi onomatopeica nella propria assonanza, tipica di questo idioma, che allude ad una serie di passaggi frutto di una singola, preziosa consapevolezza: che non importa quanto una solida massa di roccia possa resistere alle forze di compressione dei miliardi d’anni che trascorrono nel mondo sempiterno della geologia; essa resta di suo conto vulnerabile, da quattro a cinque volte tanto, all’applicazione dell’impulso che divide, cui può essere attribuito il termine sui generis di Trazione. Avrete certamente a tal proposito presente il tipico scenario dello scalpellino, che all’interno di una cava o nel contesto più informale di un laboratorio infigge a martellate i cunei ad espansione nel blocco di marmo o granito. Così formando una linea ordinata sul cui estendersi continua ostinatamente a vibrare. Creando la precisa spaccatura che in maniera progressiva poi s’allarga, facendo due, di ciò che un tempo era uno soltanto. Ciò che invece forse non avrete visto, perché sfugge dallo spettro del senso comune, è il metodo con cui lo stesso approccio viene trasferito ad un regime d’utilizzo circolare. Ovvero quello che si applica nella creazione di un sezionamento, tra bocchi cilindrici posizionati in senso traversale. Che l’uno dopo l’altro emergono, in maniera pre-determinata, dalla coda di un serpente filosofico formato dalle braccia e i trapani delle persone…

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La cupa leggenda di Abashiri, carcere costruito sui gelidi confini del Giappone settentrionale

Con il repentino ingresso del Giappone nell’epoca moderna, successivamente all’apertura forzata dalle navi nere del Commodoro Perry a partire dal 1853 e la conseguente serie di sconvolgimenti sociali, amministrativi e culturali che portarono alla caduta del secolare shogunato dei Tokugawa, una nuova concezione del potere ebbe modo di palesarsi dai feudi occidentali di Chōshū e Satsuma, gestita da un’elite politica destinata a trovare in un preciso codice legale, piuttosto che il diritto ereditario, la legittimazione del proprio potere. Fu dunque priorità degli oligarchi, una volta restaurato l’antico potere non più meramente simbolico dell’Imperatore nel 1868, redigere una costituzione sul modello di quella prussiana, che introduceva il parlamento chiamato Dieta, diritti civili e persino un primo limitato accenno di suffragio popolare. Ma fu presto chiaro come l’instabilità inerente del paese sottoposto a simili sconvolgimenti potesse venire arginata soltanto in un modo: una nuova ondata di patriottismo e la rinascita delle mire espansionistiche verso i cosiddetti territori contesi, l’intera parte settentrionale dell’arcipelago un tempo popolata dal popolo etnicamente distinto degli Ainu, oggi nel mirino dell’insaziabile Zar di Tutte le Russie, Alessandro III. Obiettivo geograficamente complesso proprio perché suddiviso in una miriade di terre emerse, non tutte egualmente di valore se non dal punto di vista strategico e diplomatico, al fine di dimostrare la capacità della terra del Sol Levante di difendere i propri discontinui confini. Nacque in conseguenza di ciò la figura del kaitaku kōrōsha, il “grande pioniere” destinato per mandato governativo a trasferirsi in questi luoghi ghiacciati, dove avrebbe costruito strade, fattorie, nuovi insediamenti destinati a sancire il sacrosanto diritto ad esistere delle zone amministrative periferiche direttamente connesse al potere centrale. Ripercorrere la storia pregressa della vasta isola di Hokkaido, seconda per estensione di tutto il paese, permette tuttavia di notare la sospetta assenza di nomi strettamente connessi a molte delle opere civili che ne permisero l’ingresso nel nuovo sistema organizzativo e logistico fin qui descritto. Questo poiché tali implementi furono, sostanzialmente, costruiti dai prigionieri. Il nuovo codice legale dell’epoca Meiji prevedeva a tal fine quattro livelli di punizione: detenzione, detenzione con lavori forzati, pena di morte ed il cosiddetto trasporto. Non verso continenti lontani, come avveniva ormai da secoli nell’Europa del periodo coévo, bensì quegli stessi confini oggetto di faticosa e difficile colonizzazione. Il che, data la natura inclemente delle condizioni climatiche, tendeva a richiedere particolari sforzi in termini di organizzazione. E fu così che nel 1890 una letterale armata di 1200 prigionieri raggiunse il piccolo villaggio di Abashiri, con la missione di abbattere gli alberi della foresta e usarli per costruire quella che sarebbe diventata, nei lunghi anni a venire, la loro iconica e remota dimora…

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A nascoste arachidi, sapienti marchingegni: un epico passaggio per disseppellire il domani

Il mostro meccanico avanza senza remore nel campo del colore smeraldino di un tramonto visto tramite la lente dell’atmosfera venusiana. Ruote imponenti che trascinano lo sferragliante rimorchio, costituito in egual misura da ricurve protrusioni ed ingranaggi roteanti, all’interno di spazi chiaramente definiti dalle paratie metalliche che proteggono l’ombra del suo passaggio incessante. E dove questo passa, solchi nascono dal suolo, molto più ampi di qualsiasi campo usato per la coltivazione di un differente raccolto. Ai lati dei quali, le copiose moltitudini, cumuli d’oggetti oblunghi dal profumo che pervade totalmente l’aria tersa di un silente mattino…
Nocciole o noccioline, parole simili per indicare frutti della terra il cui utilizzo può essere configurato in circostanze simili dell’industria gastronomica contemporanea. Entrambe frutta “secca” ma con genesi radicalmente differenti, giacché la prima cresce sopra gli alberi mentre la seconda, originaria del contesto sudamericano, si configura come un basso vegetale cespuglioso, la cui caratteristica di maggior spicco è un comportamento simile al proverbiale struzzo che nasconde la sua testa nei momenti d’introspezione. Ogni volta in cui l’arachide, detta per l’appunto “ipogea”, raggiunge la maturità, fiorisce e quindi getta i suoi peduncoli del tutto perpendicolari verso il suolo friabile del campo di appartenenza. Perforando verso l’area sottostante per poi giungere in maniera prevedibile a dar forma al suo ambizioso lomento. Geocarpia, in una singola parola, per proteggersi dalla voracità di erbivori e la grande fame degli artropodi (per non parlare dei molluschi di terra) ed un effetto… Meramente collaterale, nei confronti degli agricoltori che perseguono la commercializzazione seriale. Vedi la maniera in cui, fino alla fine del XIX secolo, l’ambìto prodotto sotterraneo del nuovo mondo comportava il faticoso impiego di affilate vanghe da conficcare con impostazione obliqua nei campi, al fine di tagliare al tempo stesso terra ed il fittone di radicamento del più ampio quantitativo di piante. Per poi procedere nel modo lungamente collaudato nel ribaltare uno ad uno i vegetali recisi, affinché il calore diurno si occupasse di seccarne la parte maggiormente desiderabile e preziosa. Un’arachide umida costituisce, d’altronde, un supporto fertile per muffa velenosa e il fungo Aspergillus flavus, la cui ingestione è stata collegata negli studi di laboratorio con l’insorgere di varie tipologie di cancro. Apparirà evidente a questo punto che siamo al cospetto di una serie di gestualità ripetitive, la cui automazione potenziale iniziò ad essere individuata come un margine importante di miglioramento fin dalla fine dell’Ottocento. Quando i primi vomeri trainati da cavalli, adeguatamente modificati, iniziarono a tirare fuori in modo sistematico quei frutti, senza tuttavia riuscire a scuoterli, per separarli dalla terra. Ci volle dunque ancora qualche decade, perché le cose cominciassero a cambiare in modo realmente significativo…

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AA Minotauro cercasi, per cerchio labirintico che ha fermato il cantiere dell’aeroporto

Il sommo Zeus nella propria gioventù divina presentava un’immagine sensibilmente diversa da quella a cui siamo il più delle volte avvezzi. Nessuna lunga barba bianca, niente fulmine lampeggiante stretto nella mano destra, e soltanto un mero accenno dell’infinita tracotanza e hubris di una personalità ormai compromessa dal potere senza limiti di vita e morte su ogni essere, compresi gli immortali dell’Olimpo superno. Ciò detto, non gli erano del tutto estranei gesti di assoluta magniloquenza e miracoli di vario tipo, come quando liberatosi dalla minaccia di essere fagocitato dal padre cannibale, decise di cercare sua madre Era per manifestargli opportuna riconoscenza. Ed affacciandosi dalla più alta rupe, alzò entrambe le braccia, inviando in direzioni contrapposte altrettante aquile reali, specialmente addestrate e condizionate a compiere il suo volere. Narra dunque una leggenda che i maestosi volatili, avendo compiuto individualmente un mezzo giro del pianeta, avessero finito per incontrarsi agli esatti antipodi della sua posizione (già: contrariamente allo stereotipo, i Greci erano perfettamente a conoscenza delle forma sferoidale di questo corpo celeste). Ed ivi Zeus, discendendo dal suo carro magico, avesse decretato che fosse costruito un santuario dalla forma circolare, il quale venne definito dai mortali dei secoli a venire con il nome di Omphàlio Pedìo ovvero, l’ombelico della Terra.
Ecco, dunque, il problema: giacché forse l’avrete notato, gli ombelichi hanno una forma tondeggiante. E l’architettura del Mondo Antico, in modo particolare quella dell’Attica e del Peloponneso, non era certo avvezza a costruire strutture dalla pianta tanto problematica, considerate le problematiche di lavorare senza i mezzi tecnologici ed ingegneristici dei loro successori, anche spostandoci in avanti soltanto fino all’epoca dei Romani. Con appena un paio di esempi connotati da siffatta forma, nel famoso edificio ellittico di Hamaizius e il palazzo ciclopico proto-ellenico di Tirinto. Immaginate dunque la sorpresa, e l’iniziale senso di smarrimento, vissuto all’inizio di questo giugno dagli operai incaricati di gestire la costruzione del nuovo aeroporto militare dell’isola di Creta, il Kasteli LGTL, quando gli scavi per la costruzione della torre radar sopra la collina di Papoura iniziarono a rivelare la circonferenza di qualcosa di misteriosamente configurato attorno ai 1.800 mq d’estensione, ma altrettanto innegabilmente, antico più di qualsiasi altra cosa avessero incontrato nel pregresso svolgimento delle proprie mansioni. Fatta eccezione forse per l’ultimo anno e mezzo di tribolazioni presso gli immediati dintorni di Heraklion, durante cui è stato portato alla luce un gran totale di 25 siti archeologici di varia natura ed importanza, richiedendo ogni singola volta il coinvolgimento delle autorità ed il ministero della cultura, onde procedere alla messa in sicurezza o rimozione dei manufatti. Ma come comportarsi quando la natura ed estensione del ritrovamento esula, come in questo caso, dall’opportunità di catalogazione e rimozione tramite l’impiego di metodi ampiamente collaudati da queste parti?

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