Il ritorno dello strano ammasso da 3 milioni di seppie volanti

Era capitato l’ultima volta nel 2015 a largo della Turchia ed ora, senza nessun tipo di preavviso, si è di nuovo presentata quella situazione innanzi ad occhi umani, all’altro capo del continente europeo. In quel di Norvegia per essere precisi e nella contea di Møre og Romsdal, Ørstafjorden. Di un oggetto misterioso dalla forma globulare grande quanto un’automobile, vagamente riflettente sotto la luce tenue che penetra nelle profondità marine, costellato da una pletora di piccole forme oblunghe, vagamente simili a capsule spaziali. Al punto che il sub Ronald Raasch accompagnato dal capitano Nils Baadnes del vascello oceanografico REV Ocean, non ha potuto fare a meno di restare temporaneamente immobile, tentando di venire a patti con l’inusitata ed incredibile presenza, telecamera puntata rigorosamente all’indirizzo dell’USO (Unidentified Submerged Object) quasi aspettandosi che esso, da un momento all’altro, potesse tentare di mettersi a comunicare. Benché purtroppo, lo sappiamo fin troppo bene bene: i suoi umidi abitanti non possono parlare…
L’esistenza continuativa degli stessi processi naturali alla base dell’ecosistema planetario si basa sulla capacità delle creature molto grandi, pachidermi frutto dell’evoluzione, di apportare modifiche all’interno di contesti dall’elevato grado di specificità. Così come le forme di vita dalle dimensioni assai ridotte, talvolta, possono creare grandi cose. E ciò appare tanto maggiormente vero nell’ambiente sotto le onde degli oceani, dove vasti i leviatani avanzano seguendo le precise regole di quel copione, che li porta a mantenere aperte le loro bocche, mentre quantità inusitate di microrganismi passano nel mezzo dei fanoni e vanno giù, nel vasto e oscuro stomaco della propria stessa disintegrazione. Ma se è vero che l’unione fa la forza, cosa dire allora della tecnica riproduttiva dei cefalopodi appartenenti alla categoria informale delle seppie volanti (e non soltanto quelle) la cui tecnica riproduttiva prevede la più perfetta applicazione della cosiddetta strategia r (classificazione MacArthur/E. O. Wilson) che consiste nel mettere al mondo una prole tanto numerosa da permettere semplicemente, per la legge dei grandi numeri, a QUALCUNO di raggiungere l’età adulta… Beh, tanto per cominciare: che essere approssimativi non significa peccare necessariamente d’imprudenza. Specie quando la saggezza di un processo millenario ti ha dotato di una ghiandola capace di produrre muco, e per usare un’espressione tipicamente umana, nessun timore d’usarla. Muco appiccicoso, denso e semitrasparente, capace di assumere le stesse proprietà delle sferette ricreative americane Orbeez Balls, giocattoli multicolori in grado di crescere in maniera esponenziale quando immersi all’interno di una certa quantità d’acqua per un periodo di tempo breve. Questo poiché tali oggetti artificiali, almeno quanto quell’ammasso risultante dall’iniziativa della seppia, possiedono la dote innata di una massima capacità assorbente, con finalità che almeno nel secondo caso, presentano notevoli vantaggi per la prole dei nostri piccoli tentacolari amici.
Non ultimo dei quali, la capacità di rimanere generalmente lontani dallo sguardo di occhi indiscreti, che sanno solo chiedersi: “Bello, sarà buono da mangiare?”

Nella casistica del 2015, trattata anche sulle pagine di questo blog, la sfera è stata ritenuta appartenere a una diversa varietà di seppie volanti. Ma alcune ipotesi furono fatte in merito alla possibilità che fosse opera di un esemplare fuori contesto del calamaro di Humboldt (Dosidicus gigas) o diavolo rosso del Pacifico, date le eccezionali dimensioni.

Un dramma particolarmente noto questo e sempre al centro dei pensieri della Todarodes sagittatus o seppia volante europea, che in Italia siamo soliti definire semplicemente il totano facendone un consumo gastronomico diffuso, fondato sulle dimensioni di esemplari che possono facilmente raggiungere i 600-700 millimetri di lunghezza, specie se di sesso femminile. Probabile responsabile per stavolta della massa d’uova, così come lo era stata ben quattro anni fa l’Ommastrephes bartramii, seppia volante bioluminescente o akaika. Il tutto sempre in via ragionevolmente speculativa, data l’eccezionale difficoltà nell’identificazione di una creatura marina partendo dal suo stato embrionale, oltre alle condizioni remote e poco favorevoli all’approfondimento di tali avvistamenti marini. Ulteriori eventualità possibili, nel caso norvegese, includono in effetti la Gonatus fabricii (seppia boreoatlantica) o la sua parente G. Onyx (seppia occhi-neri) entrambe diffuse nel coerente areale ma meno probabili, la prima perché troppo piccola e la seconda a causa di avvistamenti precedenti che l’hanno identificata come propensa ad assicurare le proprie uova ai fondali mediante un approccio di tipo convenzionale. Il che d’altra parte, viene ragionevolmente giudicato insufficiente dai suoi più prudenti ed imponenti cugini.
Il probabile totano di questo autunno 2019 infatti, prudentemente generalizzato sull’account Twitter della REV Ocean come “seppia a 10 tentacoli” si è rivolto a quel particolare metodo che consiste nell’unire tutte le proprie uova nel metaforico canestro di un globo, probabilmente sospeso alla profondità iniziale di circa 150 metri e destinato progressivamente ad affondare, restando ben lontano dalla portata di potenziali balene o altri predatori. Il che ha necessariamente richiesto, ad ogni modo, la capacità sopra descritta di allargarsi assorbendo l’acqua, al fine di garantire una distanza sufficientemente elevata tra ciascun singolo nascituro, affinché ciascuno di loro potesse ricevere un’adeguata ossigenazione. Ulteriore fondamentale funzione della massa di muco, come ampiamente dimostrato durante alcune ricerche scientifiche (vedi, ad esempio, A laboratory guide to in vitro fertilization of oceanic squids, Roger Villanueva et al, 2012) sembrerebbe inoltre essere quella di tenere lontane eventuali infezioni batteriche o virali, che sarebbero altrimenti capaci di sterminare in pochissimo tempo l’intera quantità dei piccoli membri della grande famiglia dei totani nordeuropei.
E QUANTO, grande! Stiamo in effetti parlando, per tornare al sempre attinente discorso della contrapposizione tra strategie r e K (la seconda delle quali consiste nel fare pochi figli, ma investire molto nella loro crescita e protezione) di una delle più estreme applicazioni del primo caso, mediante cui la femmina della specie riceve, una volta raggiunta l’età riproduttiva nel corso del suo singolo anno di vita, il dono nuziale di una certa quantità di materiale genetico da un maschio della sua stessa specie, che quindi utilizzerà per deporre, in media, un numero variabile tra le 700.000 ed i 3,5 milioni di uova. Tutte rigorosamente attaccate l’una all’altra, per favorirne l’opportuna schiusa e poi…

L’ammasso delle uova della seppia diamondback (schiena “dura” o Thysanoteuthis rhombus) si presenta con una forma notevolmente diversa, costituita da un singolo lungo tubo di muco sotto il mare, attorno a cui vengono avvolte le circa 40.000 uova.

Allo stato attuale dei fatti e sulla base dei dati raccolti fin’ora, dunque, si ritiene che simili ammassi, persino tanto grandi, siano tutt’altro che rari. Ma che semplicemente, data l’elevata profondità della loro disposizione, la natura pelagica e migratoria delle madri (mentre gli esemplari maschi, generalmente, conducono una vita stanziale) e la loro transitorietà verso uno stato di nascita avvenuta nel giro di appena 5 giorni, l’uomo semplicemente non riesca quasi mai a vederne o documentarne l’incredibile esistenza.
Immaginate un po’ voi, del resto, la difficoltà nell’avvistare un oggetto semi-trasparente per quanto massiccio, nelle condizioni di luce tenue e tra il paesaggio non-esistente di abissi ragionevolmente (del tutto?) inesplorati. Così la seppia, il totano e il calamaro danno continuità alle proprie specie. Del tutto disinteressati all’ammirazione delle specie di superficie, per cui il muco è soltanto la risultanza di un temporaneo stato di malattia.
Ma non c’è proprio alcunché di facoltativo, in tutto questo. Poiché costituisce l’unico approccio possibile, affinché i frementi tentacoli possano continuare a incunearsi tra i flussi delle correnti oceaniche impercettibili ed Eterne. Tutto il resto non è che il sogno di un Anziano sopìto, giunto la sotto dalle molte pieghe cosmiche del multiverso… I cui piccoli servitori, un giorno, potranno smettere di nascondersi! Camminando finalmente liberi nel mondo delle creature intelligenti. Una dote quest’ultima che in fin dei conti, avevano sempre dimostrato di possedere.

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