La virtuosa del cemento che riesce a trasportare in una stanza la Grande Muraglia Cinese

Il concetto percepito in modo trasversale dal senso comune, che vede la preponderante maggioranza della popolazione mondiale concentrata in un’area che racchiude Cina, India e le regioni monsoniche dell’Asia Meridionale, può tendere ad avere un chiaro effetto nella diffusione dei contenuti lungo i fiumi digitalizzati dell’informazione internettiana. Là dove i numeri contano e non solo da un punto di vista metaforico, quanto nel funzionamento di algoritmi matematici capaci di decidere cosa debba essere visto, e da chi. Ecco la maniera in cui determinati gesti creativi, compiuti da rappresentanti della nuova generazione degli artisti procedurali, tendono a fuoriuscire dal recinto limitato dei confini nazionali, trascendendo il semplice contesto che ne aveva consentito i natali. Così tecniche fortemente collegate ad un particolare aspetto dell’estetica territoriale, giunte sugli schermi più distanti, assumono significati totalmente nuovi e avveniristici, persino rivoluzionari. Questo il sentimento e tale il tono dei commenti relativi all’opera dell’autrice di murales Xiao Qi, nome che potrebbe costituire uno pseudonimo, originaria della città cinese di Chongqing, famosa per i propri alti grattacieli e il dislivello che la porta a svilupparsi su molteplici livelli sovrapposti. Meraviglia dell’architettura ed urbanistica contemporanea, nonché possibilmente il punto di partenza per una passione in grado di riempire, in senso pratico, gli spazi vuoti. Avete presente? Le ampie pareti bianche, scarne e impersonali, nelle grandi residenze o negli atri delle sedi aziendali, dove la mancanza di calore può suscitare un momentaneo senso di smarrimento nel cuore inquieto dei visitatori. Ed è proprio qui che operano i produttori di 浮雕壁画 (fúdiāo bìhuà) ovvero “murales a rilievo” concetto solo in apparenza vago, in grado di assumere alla confluenza dei fiumi Azzurro e Jialing un significato estremamente particolare. Oltre ad un costo, s’intende, in grado di raggiungere l’equivalente di migliaia di euro per i pezzi di maggiori dimensioni e pregio. Facendone di tale attività un campo di specializzazione proficuo, come desumibile dal canale ufficiale su DouYin (TikTok) dell’artista dove i primi tre video campeggiano con i thumbnail che offrono specifiche di contatto, per prenotare opere o lezioni della titolare. Esperta ed attrezzata praticante, non per niente incensata da letterali milioni di follower, di quella che può essere soltanto descritta come la perfetta unione tra cemento, pittura e scultura di finestre virtuali sulle meraviglie paesaggistiche ed architettoniche del suo vasto paese…

Leggi tutto

Ode alla creatrice dei merletti proporzionati sulla vasta scala dei tessuti urbani

Fu da molti punti di vista, l’evento più acclamato e memorabile all’inizio dell’estate del 2024. Non il tipo d’intrattenimento concepito per attrarre l’attenzione dei turisti sul piccolo paese di Mirabella Imbaccari nella parte meridionale della Sicilia, bensì un momento introspettivo calibrato attentamente sulle aspettative della gente di qui, indipendentemente dall’età, la storia personale ed il tipo di attività creative capaci di occupare i lunghi pomeriggi delle proprie giornate. Capitale nazionale per l’impiego e perfezionamento del tombolo, questo è il luogo dove più di ogni altro l’effettivo impiego del supporto rigido con i suoi spilli, e le coppie di fuselli e rocchetti sono stati elaborati allo stato pratico di vera e propria forma d’arte popolare. Partendo dall’epoca remota in cui si dice che le suore missionarie, di ritorno in Italia, lo trapiantarono probabilmente dalla Cina, venendo accolte dai principi Biscari nel proprio imponente maniero. Giammai nessuno, tuttavia, nel corso articolato dei secoli XVIII e XIX, avrebbe mai pensato di vederlo riprodotto in questa guisa, delle dimensioni architettoniche di una delle 60 case adiacenti al corso principale della Via Trigona. Su di un fondo rosso acceso, candida e perfetta geometria dei famosi “riccioli e rose”, uno dei soggetti più frequentemente utilizzati come fondamento artistico di plurime ed affascinanti composizioni. Però non costruito tramite l’impiego di una stoffa, così come potrà sembrarvi, bensì tramite l’impego di un sistema all’apice di un contrastante metodo creativo: l’utilizzo della bomboletta di vernice candida, interfaccia idealizzata tra le braccia dell’artista e la tela verticale di quel muro elevato. Verticalità imponente, delicatezza ed eleganza procedurale. Concetti tipici dell’arte veicolata dall’artista polacca di Varsavia NeSpoon, avvolta dalle tenebre leggiadre dell’anonimato, così come si confà ai comuni praticanti dell’arte dei graffiti, spesso utilizzati come strumento di lotta sociale o difformità da regole ed imposizioni provenienti da troppo lontano. Una missione che rientra in senso metaforico nella prassi di colei che calibra il proprio messaggio su questi princìpi operativi, volutamente disallineati dal programma di coloro che soggiornano su entrambi i lati della barricata contemporanea.
Di un merletto che diventa lo strumento di collegamento tra l’antico ed il moderno, l’anteposto e il conseguente ovvero tutto quello che deriva dalla stretta connessione in grado di dar seguito all’artistica tenacia delle ormai pregresse generazioni… Passate ma non mai trascorse, finché possa esistere qualcuno che ne suscita e corrobora i pregiati crismi, a vantaggio di coloro che percorrono in maniera quotidiana le interconnessioni vicendevoli tra mondo fisico e lo spazio digitale tangente…

Leggi tutto

Immagini del mondo sommerso, tramite la tecnica per stampare il pesce fresco in Giappone

Un certo approccio per tradurre la natura in arte, un determinato metodo per mettere creatività all’interno di un disegno. Se c’è un’associazione logica che vede il mondo dell’estetica connesso geograficamente all’arcipelago dei samurai, questo si trova certamente espresso nelle famose ed ampiamente celebrate xilografie create soprattutto tra il XVII e XIX secolo, capaci d’ispirare in tutto il mondo coévo la visione di un paese al culmine della perizia e l’eleganza, popolato da geniali artefici, per cui la pittura si avvicinava ad essere il controvalore stesso dell’esistenza. Ciò che i critici e collezionisti sembrano aver dimenticato in parte al giorno d’oggi, tuttavia, è il fatto cruciale che le cosiddette “immagini del mondo fluttuante” (ukiyo-e – 浮世絵) lungi dall’essere appannaggio di facoltosi mecenati, circolavano tra il popolo e all’interno dello spazio comunicativo urbano, tramite l’impiego di un registro al tempo stesso basso ed universale. Che cercava il bello, si, ma senza specifiche connotazioni di raffinatezza ulteriore. La vita, in altri termini e determinati ambienti, era l’arte. E l’arte, la vita. Prendiamo a questo punto in considerazione, come termine di paragone, l’ambito più tardo ma sicuramente meno conosciuto all’estero del “pesce impresso sulla pietra” (gyotaku – 魚拓) di per se stesso all’origine di un distintivo e straordinariamente diversificato novero d’immagini perfettamente utili ad impreziosire determinati ambienti domestici, come la tradizionale nicchia del tokonoma. La cui genesi d’altronde, se vogliamo, può essere descritta come ancor più popolare e settoriale di quanto fin qui descritto, trovandosi frequentemente espressa per la mano di umili lavoratori nello spazio di approvvigionamento del pesce, tratto fuori dalle onde per finire in tavola di fronte a membri di ogni angolo della diversificata stratigrafia sociale. Senza ulteriori passaggi intermedi (la freschezza è tutto) fatta eccezione in determinati casi specifici, ove l’effettiva dimensione ed aspetto di quanto trascinato a riva era semplicemente troppo magnifico, ed al tempo stesso raro, per tralasciare di nobilitarlo con la più inconfutabile nonché attraente delle commemorazioni. Ecco allora nascere l’idea, si ritiene verso l’inizio del XIX secolo, di trasportare il corpo stesso di quegli animali sulla carta di riso, tramite un approccio che potremmo definire al tempo stesso semplice e per certi versi, geniale. Mirato ad impiegar l’inchiostro come tramite. E le scaglie stesse del soggetto, con il ruolo di caratteri di stampa creati con saggezza dall’evoluzione…

Leggi tutto

L’addestratore delle forme nell’inchiostro che traduce la meditazione in arte del puro istante

L’osservazione acritica del mondo dei processi si rivela spesso il punto di partenza per un grado superiore d’introspezione. E ciò risulta vero tanto nella solitudine del monaco, il filosofo, l’autore di poesie o dipinti, che nel progredire dei momenti di condivisione comunitaria, ovvero il dialogo tra le persone tese ad ottenere un singolo, importante obiettivo. Considerate, a tal proposito, la scena prototipica della psicanalisi stereotipata, con il dottore che solleva il pesante album fotografico delle macchie d’inchiostro. “Cosa vedi?” Chiederà costui, sentendosi rispondere dapprima; un cerchio, un punto, d’impatto, una farfalla. Quindi multiformi esegesi di un superiore grado di complessità e astrazione, quali “L’ora scolastica di religione. Un airone che nidifica sui grattacieli. Mio bisnonno che combatte a Verdun.” Per cui sarà semplicemente il passo successivo di un processo atteso, l’attimo in cui finalmente quelle illustrazioni astratte inizieranno a sembrar muoversi per l’occhio di entrambi, Osservatori dell’osservazione, i Cercatori non del tutto inconsapevoli di quello stato che gli orientalisti amano chiamare Zen, per così dire il “tutto”.
Ma se l’assoluto può davvero penetrare nel particolare, se l’insieme dei fattori può essere mutuato e concentrato nell’applicazione di un pigmento su fogli di carta stampata o vera washi frutto antico dell’ingegno di un monaco coreano, sarebbe davvero un passo eccessivamente ambizioso? Essere disposti a credere che tale un tale livello d’interconnessione possa essere cristallizzato e reso percepibile da un tangibile prodotto artistico. Il tipo di creazione che imprescindibilmente, dispone di una firma ed un nome. James Zucco è l’ex-pubblicitario di Minneapolis che dopo un incontro con un collega che aveva iniziato prendere lezioni di meditazione, non soltanto ha scelto d’imboccare la stessa strada, ma ha iniziato a definire tutto quel che esula con un’originale scelta di proposizione: in between, quello che si trova (in mezzo). Unendo, in modo meramente conseguente, il nuovo ambito con la sua vecchia passione per l’illustrazione e tutto ciò che ne consegue nell’applicazione della tecnica e lo studio individuale. Verso un esito del tutto prevedibile, giacché innumerevoli generazioni del clero buddhista o i praticanti della stessa disciplina avevano già scelto quella strategia espressiva, della pittura a inchiostro dell’Estremo Oriente o shuǐmòhuà (水墨畫) in Cina, sumukhwa (수묵화) in Corea e sumi-e (水墨画) in Giappone. Laddove costui, esperto promotore nell’Era del marketing, scegliendo come campo d’espressione il Web si è dimostrato in grado di compiere il passo ulteriore. Donando ai suoi dipinti un attimo di vita ed apparente indipendenza procedurale, nell’esasperazione e documentazione in video di un aspetto intrinseco da lungo tempo acclarato. Così indotto a trasformarsi, per l’osservatore, nell’illusione niente meno che fantastica di un dipinto che si completa da solo…

Leggi tutto

1 2 3 16