Il concetto percepito in modo trasversale dal senso comune, che vede la preponderante maggioranza della popolazione mondiale concentrata in un’area che racchiude Cina, India e le regioni monsoniche dell’Asia Meridionale, può tendere ad avere un chiaro effetto nella diffusione dei contenuti lungo i fiumi digitalizzati dell’informazione internettiana. Là dove i numeri contano e non solo da un punto di vista metaforico, quanto nel funzionamento di algoritmi matematici capaci di decidere cosa debba essere visto, e da chi. Ecco la maniera in cui determinati gesti creativi, compiuti da rappresentanti della nuova generazione degli artisti procedurali, tendono a fuoriuscire dal recinto limitato dei confini nazionali, trascendendo il semplice contesto che ne aveva consentito i natali. Così tecniche fortemente collegate ad un particolare aspetto dell’estetica territoriale, giunte sugli schermi più distanti, assumono significati totalmente nuovi e avveniristici, persino rivoluzionari. Questo il sentimento e tale il tono dei commenti relativi all’opera dell’autrice di murales Xiao Qi, nome che potrebbe costituire uno pseudonimo, originaria della città cinese di Chongqing, famosa per i propri alti grattacieli e il dislivello che la porta a svilupparsi su molteplici livelli sovrapposti. Meraviglia dell’architettura ed urbanistica contemporanea, nonché possibilmente il punto di partenza per una passione in grado di riempire, in senso pratico, gli spazi vuoti. Avete presente? Le ampie pareti bianche, scarne e impersonali, nelle grandi residenze o negli atri delle sedi aziendali, dove la mancanza di calore può suscitare un momentaneo senso di smarrimento nel cuore inquieto dei visitatori. Ed è proprio qui che operano i produttori di 浮雕壁画 (fúdiāo bìhuà) ovvero “murales a rilievo” concetto solo in apparenza vago, in grado di assumere alla confluenza dei fiumi Azzurro e Jialing un significato estremamente particolare. Oltre ad un costo, s’intende, in grado di raggiungere l’equivalente di migliaia di euro per i pezzi di maggiori dimensioni e pregio. Facendone di tale attività un campo di specializzazione proficuo, come desumibile dal canale ufficiale su DouYin (TikTok) dell’artista dove i primi tre video campeggiano con i thumbnail che offrono specifiche di contatto, per prenotare opere o lezioni della titolare. Esperta ed attrezzata praticante, non per niente incensata da letterali milioni di follower, di quella che può essere soltanto descritta come la perfetta unione tra cemento, pittura e scultura di finestre virtuali sulle meraviglie paesaggistiche ed architettoniche del suo vasto paese…
Lunga è a tal proposito la storia dei bassorilievi murali del Regno di Mezzo, spesso associata alle grotte decorate tra il settimo e l’ottavo secolo del complesso religioso di Mogao, vicino Dunhuang. In una pletora di raffigurazioni, singole o di gruppo, dei monaci buddhisti e gli altri saggi appartenenti a tale religione, gli dei Guardiani e Bodhisattva, fino alla figura stessa dell’Illuminato nelle sue moltissime declinazioni. Scolpite in modo molto pratico nella dura roccia, prima di essere appropriatamente colorate tramite l’impiego di pigmenti naturali. Una prassi mantenuta ancora oggi nell’arte orientale, fino alle sue declinazioni facenti parte del mondo contemporaneo che tanto con tanto entusiasmo condiviso riescono a collezionare il coinvolgimento dei seguaci online. In una versione asiatica del post-moderno, in cui influenze plurime vengono fatte convergere nell’ottenimento di un risultato dal maggior impatto visuale, prendendo in prestito artifici e tecniche di epoche anche molto distanti tra loro. Così alcuni dei soggetti preferiti da Xiao Qi, che includono scenari naturali, templi celebri e naturalmente, la più antica e lunga fortificazione al mondo contro l’invasione dei barbari settentrionali, vedono l’applicazione di quel senso di profondità prospettica introdotto nella pittura successiva, soprattutto all’apice della dinastia Tang (618-901) ed ancor più durante l’epoca dei Song Meridionali (1127-1279) quando alla corte in esilio causa il superamento da parte degli eserciti nomadi dei Jurchen dell’ormai vetusta barriera, trovò modo di esprimersi la perizia di pittori paesaggistici come Li Tang, Ma Yuan e Xia Gui. Ecco allora palesarsi, sopra la parete lavorata dall’agile beniamina dei social, il susseguirsi di montagne, cascate e padiglioni a loro cari in rappresentazioni idealizzate di quel mondo fiabesco, rimasto essenzialmente immutato nel lungo ciclo delle generazioni. Ma in un modo che incorpora, stavolta, luci ed ombre proiettate dalla luce artificiale, proprio grazie alla natura tridimensionale dei specifici materiali da lei impiegati. Vero e proprio cemento, in parole povere, da lei stessa mescolato nei tipici paioli da muratore poco prima di spalmarlo con palese ed iniziale noncuranza sulla tela del nascente capolavoro. E non ci sono dubbi in merito al fatto che proprio questa scena vagamente surreale, di lei che lancia con la pala le copiose quantità di materiali normalmente utilizzati nei cantieri, abbia colpito la fantasia collettiva, incrementando in modo esponenziale la sua conseguente popolarità sul Web.
Dopo aver dato una precisa forma all’apparente caos iniziale, tramite accurato impiego di cazzuola, strumenti da intaglio e le sue stesse mani, l’autrice procede quindi nella fase che più di ogni altra riesce a dare una trascendente vitalità ai suoi lavori. Tramite l’impiego di comprovate tecniche di pittura, in grado di accentuare realismo, profondità ed impatto del soggetto richiesto dal committente di turno. Che al di là delle opere sopracitate, può anche includere figure più contemporanee nella resa di animali, tra cui un elefante africano visto di fronte, o il magnifico e istantaneamente riconoscibile profilo della fenice.
“Arte che vi fa smettere di scorrere” titola una didascalia ostinatamente ripetuta su dozzine di profili e pagine dei social disparati, alludendo a quella condizione di flusso che riesce a intrappolare la mente dell’utente internettiano, portandolo alla procrastinazione di qualsiasi tipo di attività produttiva. Contro cui sequenze come queste possono costituire l’efficace antidoto situazionale. Poiché non c’è nulla di più utile a massimizzare il senso d’introspezione individuale, che l’anelito verso l’intrinseca percezione di connessioni precedentemente inesplorate. Allorché ciò che è bello, riesce ad esserlo allo stesso modo indipendentemente dalle proprie basi culturali o conoscitive. Al di là di ogni divisione, tanto spesso impercettibile, tra la mente metaforica ed il gesto pratico della mano, che riesce a plasmare la materia.


