L’impresa del francese che tentò di avvicinare il volo dei paleotteri ai disegni di Leonardo da Vinci

Maestoso, rigido, elegante, l’aereo progettato dagli umani procede sulla rotta attentamente tratteggiata in linea retta, ragionevolmente indisturbato dalle condizioni climatiche, il vento avverso (che in effetti, lo aiuta a sollevarsi!) E abbassa le sue ruote soltanto una volta che ha raggiunto la destinazione opportuna. L’aereo progettato dalla natura, di contro, è imprevedibile ed erratico. Esso compie il suo decollo senza un obiettivo chiaramente definito, ma piuttosto si aggira in linee intersecantisi tra un fiore e l’altro, posandosi ora qui, ora lì. Prima della metà del giorno, il suo addome è già coperto di polline. Mentre dà sfoggio di un eccezionale maneggevolezza in base alle opportune condizioni vigenti. Esso è anche, nella maggior parte dei casi, non più lungo di qualche centimetro. Conveniente, nevvero? È tutta una questione di obiettivi, chiaramente. Eppure non si può affermare che dal punto di vista cosmico, una soluzione sia superiore all’altra. Ed è chiaro che costituirebbe un valore aggiunto di notevole entità, riuscire a coniugare in qualche modo gli aspetti migliori di entrambi i mondi. D’altra parte fin dai primi timidi approcci al distacco controllato da terra, gli antenati degli odierni scienziati ed ingegneri tentarono più volte d’imitare il volo con ali battenti. Vedi l’opera dei medievali Elmer di Malmesbury ed Abbas Ibn Fabbas attorno all’anno Mille, ma senz’altro più famosamente e con importanti strascichi nella cultura popolare Leonardo da Vinci nel 1485, che disegnò e presumibilmente realizzò un efficiente dispositivo rispondente alla definizione di ornitottero, realisticamente in grado di andare molto vicino all’evidente obiettivo di partenza. Tanto che affinché qualcuno riuscisse, effettivamente, a ri-creare un qualcosa paragonabile ci sarebbero voluti altri quattro secoli e venti anni, grazie all’opera di qualcuno che aveva studiato a lungo i presupposti. Prima di approntare, attrezzi e materiali adatti alla mano, il dispositivo più vicino a una libellula mai creato da mani pensanti. Sto parlando in questo caso del modello Dubois-Riout, monoplano svolazzante a creato dalla mente di René Louis Riout, ingegnere francese con l’aiuto del connazionale celebrato con la prima parte del nome. Forse uno sponsor? Chi può dirlo. Fatto sta che tale modello preliminare, dotato di un singolo paio di ali e in grado di spingersi in avanti già nel 1909 in forma di modellino grazie alla deformazione autonoma delle sue ali, fu giudicato degno di ricevere il prestigioso premio attribuito dalla commissione Lépine, creato soltanto 8 anni prima per ricompensare i maggiori inventori e creativi di tutta la Francia. Benché la versione a dimensioni reali dell’apparecchio sarebbe andata distrutta durante una prova di volo nel 1916, d’altronde, ciò non fu giudicato sufficiente a perdersi d’animo da parte del suo creatore, che con il concludersi della grande guerra decise di tentare nuovamente, facendo questa volta le cose più in grande. Il che avrebbe incluso, caso vuole, l’aggiunta di un secondo paio d’ali in parallelo lungo l’estendersi della fusoliera. Ed una coda lunga e sottile, del tutto paragonabile a quella tipicamente mostrata dagli antichi insetti appartenenti all’ordine degli Odonati…

Libellula di nome e libellula, ragionevolmente, di fatto, la creazione migliorata di Riout avrebbe richiesto ben due decadi per l’opportuno perfezionamento ed ulteriori cinque anni al fine di trovare un finanziatore, finché nel 1933 egli non si trovò a presentare due prototipi in scala di versioni monoposto all’ente governativo del Service Technique de l’Aéronautique (STA) uno dotato di due ali e l’altro di quattro. Venne dunque scelto il secondo, del peso complessivo di 500 grammi e dimostratisi capace di volare in situazione controllata per ben 328 metri. Una versione più grande, in scala 1/5 fu quindi pronto entro la fine dell’anno successivo ed estensivamente testata nei tunnel del vento di Issy-les-Moulineaux, non lontano da Parigi. Entro il 23 aprile del 1937, venne commissionata la produzione del prototipo a dimensioni reali nella fabbrica di carrozze Courbevoie in collaborazione con la ditta aeronautica Bréguet, destinato alla designazione ufficiale di Riout 102T Alérion, dal nome dell’uccello araldico simile a una piccola aquila disegnata normalmente senza il becco e gli artigli. La macchina volante in questione, tuttavia, non avrebbe potuto essere più diversa. Usando come cuore un piccolo motore britannico della JAP da 90 hp (forse il modello 8/75) teoricamente in grado di spingerla fino alla velocità di 200 Km/h, essa vantava un corpo centrale lungo 6,4 metri costruito in acciaio ed alluminio che racchiudeva una posizione di comando riparata dal vento e gli elementi ed un sofisticato meccanismo in grado di far oscillare alternativamente le quattro sottili ali da un’apertura complessiva di 8 metri. Grazie a un’asse rotatorio centrale che le manteneva in costante opposizione, così che il profilo attentamente calibrato garantisse una costante spinta in avanti. Non sembra in effetti probabile, contrariamente all’insetto ispiratore, che l’ornitottero in questione potesse rimanere fermo in aria alla maniera di un elicottero posto in essere principalmente dopo la seconda metà del Novecento. Il velivolo aveva un peso a vuoto di 500 Kg. Di nuovo, entro la fine del 1938 l’ornitottero venne sottoposto ad estensive prove pratiche nella galleria del vento di Chalais-Meudon, durante cui venne riscontrata una potenza probabilmente insufficiente del suo motore. Ma soprattutto, una volta che il flusso venne aumentato a 130 Km/h e quest’ultimo mandato 4.500 giri, subì un fallimento catastrofico con il collasso di una delle ali anteriori, rapidamente seguita dalle tre rimanenti. L’esperimetno era fallito ma Riout garantì in quel frangente alla STA di poter ricostruire rapidamente il mezzo in un periodo di pochi mesi, rinforzando le ali e utilizzando un impianto spingente di proporzioni adeguate. Il che avrebbe potenzialmente anche incontrato il favore dei suoi sostenitori, anche grazie ai numerosi brevetti ormai posseduti dall’ingegnere sia in Francia che all’estero, se non che entro il settembre del 1939 la Germania aveva iniziato l’invasione della Polonia. E soltanto l’anno successivo, sarebbe toccato alla Francia.

Contrariamente a tante altre meraviglie tecnologiche degli anni ’20 e ’30, tuttavia, l’ornitottero 102T riuscì a sfuggire alla completa distruzione e venne piuttosto preservato nel museo Espace Air Passion Musée Régional de l’Air di Angiers, dove la sua fusoliera parzialmente restaurata si trova ancora oggi. Ed è perciò tanto più stupefacente, tutto considerato, la mancanza di dettagli in merito alla vita ed il processo creativo di René Louis Riout, forse uno dei progettisti aeronautici più eclettici del primo terzo del secolo scorso. Così come deve aver pensato anche l’equipe addetta alle tecnologie del recente film di Denis Villeneuve del 2021 e la sua seconda parte tratta dal romanzo che diede inizio alla serie fantascientifica Dune di Frank Herbert, in cui venivano descritti in maniera largamente lasciata all’immaginazione un tipo di aerei con ali battenti utilizzati per spostarsi da un luogo all’altro dell’inospitale pianeta desertico che da il nome il racconto. Ivi realizzati, contrariamente al semplice interpretazione del 1984 per il precedente film di David Lynch, con una linea e funzionamento almeno in parte ispirate a quelle dell’Alérion, sebbene con diversi interessanti miglioramenti. Primo tra tutti la capacità di ruotare longitudinalmente le quattro ali, piegandole al fine di poter effettuare dinamicamente la transizione verso il volo stazionario, oltre a tuffarsi in rapide picchiate portandole temporaneamente in parallelo alla fusoliera. Tutte possibilità offerte nella versione pilotabile come espansione del videogame/simulatore Microsoft Flight Simulator offrendo, almeno in parte, l’impressione di come avrebbe potuto volare una simile versione perduta nelle pieghe dell’evoluzione tecnologica pregressa. Forse la più notevole creazione aeronautica e biomimetica che non ha effettivamente avuto l’opportunità di andare incontro a una realizzazione completa. Fino ad oggi…

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