Tre foreste verticali a Ciechocinek, possenti bastioni del vento e del sale

L’impressionante complessità, fitta e acuminata, continuava a propagarsi nell’oscurità creata dall’intrico dei suoi stessi rami. Il selvaggio labirinto, l’alta e impenetrabile barriera di un roveto senza spazi vuoti poiché in ingegneria come nella natura, l’efficienza è tutto. Ed è proprio questo il punto realizzato fino ai massimi livelli dalla più notevole coltivazione al chiuso del prugnolo, pianta dalle drupe dure e ancor più aspre spine, situata nel voivodato di Cuiavia-Pomerania, nella parte nord-ovest della Polonia. Non dentro una serra né un giardino costruito dagli estimatori del suo aspetto estetico, bensì all’interno di tre solide muraglie in legno di abete e pino, lunghe complessivamente un gran totale di 1742 metri. ed alte 16 per meglio consentire il pratico funzionamento alla base di una tale concentrazione di risorse, materiali e competenze. Consistente nel versarci dentro impressionanti quantità di liquidi, potentemente estratti dalle falde sotterranee di questa regione. Affinché la forza di gravità e la tendenza all’evaporazione potessero occuparsi del resto. Mandando l’aria verso piani assai tangibili dell’esistenza. Per lasciare al proprio posto solamente un puro, inconfondibile pugno di sale.
Figli dell’industria dunque e non della necessità di apporre insoliti sigilli sul paesaggio, le cosiddette torri di gradazione situate presso l’accogliente cittadina di Ciechocinek rappresentano un’applicazione significativa della sapienza costruttiva del XIX secolo ad uno dei principali problemi insorti durante in seguito alla prima spartizione del 1772, durante il regno di Stanislao II Augusto Poniatowski: il fatto che dal lato prussiano fossero situate alcune delle più redditizie miniere dell’intera Confederazione. Non finalizzate all’ottenimento di metalli utili o carbone, bensì la sostanza del salgemma, fondamentale per il condimento e la conservazione dei cibi. Tanto che ancora un secolo dopo, in seguito alla formazione del Regno del Congresso in qualità di stato vassallo dell’Impero Russo, le insigne menti al servizio del principe, poi primo ministro Józef Zajączek cercavano attivamente un metodo per garantire continuità all’economia del loro paese. Tra loro il sacerdote e geologo Stanisław Staszic, tra i massimi seguaci dell’Illuminismo in questi lidi, che aveva avuto modo di formarsi nella Parigi d’inizio secolo. Un’opportunità che loro rese ricettivo alle idee occidentali, ponendolo tra i massimi sostenitori di uno studio di fattibilità prodotto a quanto si narra da un certo Jakub Graff, professore dell’Accademia Mineraria di Kielce, finalizzato l’adattamento al territorio rilevante di un approccio di estrazione particolarmente diffuso in Germania, ma anche Francia, Scozia ed Italia. Giacché quivi era l’usanza, fin dai tempi del remoto Medioevo, di effettuare l’estrazione di tale pregevole sostanza tramite un sistema quasi totalmente naturale: lasciarlo gocciolare in soluzione dentro pratici grovigli, quali fascine o grandi cumuli di fieno. In modo tale che il trascorrere del tempo stesso permettesse di lasciar emergere il suo bianco, preziosissimo tesoro…

Il che ci permette di comprendere il contesto non del tutto innovativo sul piano progettuale di queste cosiddette “torri”, la cui estensione orizzontale ricordava più che altro il perimetro di un’invisibile fortezza, costruite a partire dal 1823 per accogliere come acquedotti la salamoia proveniente dal sottosuolo, veicolata in tal senso da un imponente edificio di pompaggio situato in posizione strategicamente adiacente. Su una scala che potremmo definire, a conti fatti, come totalmente priva di precedenti. Con i primi due edifici completati entro quattro anni di lavori, con lunghezze rispettive di 648 e 719 metri, con capienze rispettive di 5.800 e 6.300 metri cubi. Mentre il terzo non avrebbe avuto modo di concretizzarsi fino al 1859, per ulteriori 333 metri e 2900 metri cubi, in funzione del bisogno fortemente percepito d’incrementare la produzione, dato il notevole successo in termini economici di tale operazione, condotta con fondi statali entro i terreni e con il beneplacito di Konrad I Mazowiecki, erede coévo del vecchio e prestigioso ducato di Masovia. Istituendo gradualmente un processo comprovato in cui la salamoia estratta iniziava la propria percolazione nel roveto contenuto nella Torre I, per poi procedere nelle altre due andando incontro ad un restringimento progressivo, finché il sale residuo non potesse emergere tramite l’ebollizione presentandosi come uno dei più puri e pregevoli di tutta Europa. Questo per la lunga strada di gocciolamento compiuta attraverso i rami aggrovigliati del prugnolo, così lasciato aperto alla ventilazione naturale, mentre fitte spine e superfici di contatto favoriscono la formazione di pellicole sottili, entro cui tendono a restare intrappolati i sali meno solubili come il carbonato ed il solfato di calcio. Formando uno strato d’incrostazioni tale da richiedere un periodico, totale rinnovo. Meno semplice da realizzare rispetto a quanto si potrebbe credere, giacché i rovi stessi dovevano restare costantemente vivi nel costante ripetersi di tale procedura, a indubbia dimostrazione dell’adattabilità e resilienza della pianta Prunus spinosa. La manutenzione delle torri, attraverso le decadi, si dimostrò dunque molto dispendiosa e complessa, per quanto redditizia sul piano economico, particolarmente in seguito all’emersione di un secondo valore aggiunto, precedentemente insospettato. Questione valida a distinguere le muraglie di Ciechocinek da altre strutture simili dell’area tedesca è infatti rintracciabile nella loro implementazione secondaria, a partire dalla seconda metà del secolo, come ausili all’utilizzo terapeutico delle acque saline sotterranee. Attentamente veicolate in parallelo al vicino stabilimento termale, dove venivano impiegate per inalazioni e bagni curativi, mediante la creazione di un vero e proprio microclima altamente ricercato all’epoca, in assenza dei moderni approcci medicinali. Uno dei maggiori fattori contributivi alla candidatura nella lista preliminare dei patrimoni tutelati dall’UNESCO nel 2025, assieme al fatto che contrariamente ad altre strutture simili preservate nell’area geografica mitteleuropea, le saline polacche risultano ancora impiegate su scala minore per lo stesso scopo per cui erano state originariamente costruite. Sebbene su scala minore, pur contribuendo alla commercializzazione di sale etichettato come rigorosa risultanza di metodologie aventi una lunga cronologia tradizionale pregressa in questa regione.

Oggi significativa attrazione turistica, con i suoi viali ornati di panchine e lampioni oltre al museo e le terme cittadine, le saline di Ciechocinek rappresentano una caratteristica antropogenica del territorio il cui uguale può essere difficilmente apprezzato altrove. Che parla dell’imponenza implicata da particolari soluzioni, nondimeno in grado di operare fuori dalle logiche dell’ingente consumo di risorse contemporanee. Ottimizzando la maggior percentuali di processi che, fin dall’inizio dell’epoca Contemporanea, derivano principalmente dal dispendio di energie imponenti a carico dell’atmosfera e le pur sempre limitate risorse planetarie. Un tipo di bioingegneria ante-litteram, in altri termini, fondata sulla consapevolezza della convenzione nazionalizzata. Incline a evidenziare l’importanza posseduta anche da un’umile, prolifica presenza vegetale, così ruvida e poco attraente, a vantaggio del passato, presente e futuro dell’umanità indivisa.

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