La questione del metallo nei corn flakes

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In una delle scene più riuscite del secondo film degli X-Men, l’antagonista Magneto sfrutta i suoi poteri di controllo del metallo per sfuggire da una prigione speciale, costruita interamente in plastica per impedirgli di tornare a terrorizzare l’umanità. Il metodo immaginato dagli sceneggiatori è piuttosto creativo: era stata la sua vecchia amica e commilitona Mystique, la donna mutaforma, a sedurre una guardia ed inoculare nel suo flusso sanguigno una soluzione di metallo concentrato, che il pericoloso criminale super-umano avrebbe percepito durante il prossimo controllo di routine, quindi impiegato per distruggere la cella e fuggire via (con conseguenze alquanto rovinose per il malcapitato secondino). Una soluzione narrativa funzionale, ma che non tiene conto di un aspetto fondamentale dell’organismo umano. Ovvero la presenza costante al suo interno, salvo particolari condizioni cliniche, di una certa quantità variabile di ferro. Almeno 3-4 grammi in un individuo adulto che non sono tantissimi in termini generali, ma una volta compressi e fatti muovere con il potere della mente, dovevano risultare sufficienti a risolvere la situazione. Stiamo dopo tutto parlando del personaggio che, nei fumetti, ha sollevato dal fondale marino un sottomarino nucleare da 30.000 tonnellate o più volte respinto asteroidi in rotta di collisione con la Terra. La domanda a questo punto, tuttavia, è un’altra: i chiodi non sono commestibili. Le graffette non sono commestibili. Né gradevoli nel gusto. Come è possibile, dunque, che all’interno del nostro corpo sia presente una certa quantità della stessa materia di cui sono composte? La risposta a questa domanda, l’unica possibile, la troviamo sull’etichetta di varie tipologie di cibo. Eppure non amiamo pensare troppo alla questione. E il più delle volte, non siamo del tutto coscienti della purissima realtà.
Ci sono innumerevoli versioni di questo esperimento su YouTube, portato avanti con un intento che oscilla dal divulgativo al sensazionalista, e piccole variazioni nella procedura. Il punto principale, tuttavia, è sempre lo stesso: dimostrare che quando si dice che un alimento contiene “una certa quantità di ferro” non ci si sta riferendo ad una qualche proteina, una sostanza equivalente ma solubile o altre anti-scientifiche diavolerie, ma proprio all’elemento atomico numero 26, completo di capacità magnetiche e tutto il resto. E il fatto che esso sia presente con una concentrazione trascurabile per ciascun grammo di vivande, a ben pensarci, non dovrebbe rendere l’intera presa di coscienza meno significativa. Nella serie del canale Flinn Scientific sul modo migliore per insegnare la chimica ai ragazzi, il Prof. Bob Becker conduce un segmento sul tema che potremmo definire totalmente illuminante. Il suo metodo è semplice, ed al tempo stesso risolutivo. Si comincia prendendo una confezione di comunissimi corn flakes. Questo perché, come viene spesso pubblicizzato in merito alla prototipica Colazione dei Campioni essa contiene già in se stessa l’intero fabbisogno giornaliero di una certa quantità di sostanze vitali per l’organismo umano, tra cui per l’appunto il ferro. La dimostrazione procede, come nella migliore usanza del metodo scientifico, per gradi successivi. Come prima cosa viene impiegato un potente magnete per tentare di far muovere i fiocchi d’avena. Operazione che fallisce inevitabilmente, a causa de “l’attrito sviluppato dalla superficie del tavolo.” Lo sperimentatore prende quindi una ciotola d’acqua e vi dispone all’interno alcuni corn flakes, poi avvicina nuovamente la calamita. Ed è soltanto allora, che le cose iniziano a farsi veramente interessanti…

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“C’è ferro, guardate qui, c’è il FERRO in questa roba. Voi state mangiando FERRO, vi rendete conto?” La reazione di alcuni a una simile questione appare alquanto negativa. La potenziale natura velenosa di questo metallo, se assunto in quantità eccessiva, è tra l’altro alla base di alcune particolari correnti del vegetarianismo. Ma è impossibile sfuggire al FERRO.

“Eppur si muove!” Come disse Galileo Galilei, secondo la leggenda, al momento della sua condanna ad opera di un tribunale dopo aver forzatamente ritrattato le sue scoperte sull’effettivo ruolo della Terra nell’universo. Oppure: “Esso…Vive!” – Cit. Dr. Frankenstein a proposito del mostro di Frankenstein (dev’essere bello dare il nome alle cose) o in alternativa, Mr. Becker a proposito dei cereali nella tazza, che alquanto incredibilmente non soltanto seguono il magnete, ma finiscono per acquisire essi stessi una certa dose della sua stessa capacità d’attrazione, ritrovandosi ad avvicinarsi l’uno all’altro. Secondo una teoria collaterale, lo stesso spostamento dei fiocchi sarebbe in effetti motivato dalla capacità diamagnetica dell’acqua, ovvero la sua tendenza ad essere respinta in senso opposto in presenza di un campo di forza, creando un micro-vortice in cui cadono i corn flakes. Qualunque sia la ragione scatenante, ad ogni modo, una cosa è inevitabilmente certa: c’è del ferro la dentro. Ferro vero e proprio. Sarà possibile tirarlo fuori? Risposta breve: si. Risposta lunga: ecco come.
Il prof. dalla voce suadente, a questo punto, versa una singola dose approssimativa della colazione a base di cereali in un bicchiere, quindi ne travasa il contenuto in un potente frullatore. A tale ricetta, poi, aggiunge una copiosa dose d’acqua, poco prima di accendere il dispositivo ed iniziare la preparazione del suo “liquido speciale.” Con fragore clamoroso, passano 5,6,7 secondi, e infine il frullatore torna a tacere. La sbrodaglia risultante troverà nuovamente posto nello stesso bicchiere, grazie allo spazio risparmiato dalla polverizzazione dei corn flakes e nonostante l’acqua che vi era stata aggiunta. Ma il punto principale è quanto segue: avvicinando un magnete al bicchiere trasparente, e mescolandone il contenuto con un cucchiaio di plastica (per ovvie ragioni) il ferro tenderà ad aderire alla parete dello stesso, aggregandosi e formando una macchietta grigia dall’orribile ed innaturale aspetto. Ecco, quello che mangiamo signori miei: puro ferro elementale. Lo stesso di cui sono fatte le chiavi di casa. E dovremmo addirittura essere… Felici di farlo?

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Tra le migliori spiegazioni reperibili online della funzione del ferro nella fisiologia umana, spicca questo diagramma disegnato da Armando Hasudungan, che ne segue ogni fase dell’assimilazione ed il finale smaltimento. L’opera completa in alta definizione è reperibile a questo indirizzo, sotto la voce “ematologia”.

La risposta, come potrete facilmente immaginare, è un chiaro ed altisonante SI, giacché se l’organismo umano è fatto per assimilare e mettere a frutto una certa quantità di un determinato materiale, potete scommetterci che esso sia semplicemente necessario alla nostra sopravvivenza. Il ferro in effetti, che viene principalmente assorbito nel primo tratto dell’intestino, è alla base della formazione del complesso chimico eme (o ematina) un componente fondamentale dei nostri essenziali globuli rossi. La ragione è in realtà piuttosto semplice, e facilmente osservabile in natura. Avrete certamente presente il processo di ossidazione che causa la ruggine, dovuto alla tendenza di questo metallo a legarsi con l’ossigeno, trasformandosi in qualcosa di diverso. Un qualcosa di assolutamente lesìvo per gli oggetti del vivere quotidiano, ma che permette invece, nelle regioni dell’infinitamente piccolo, di trasportare il gas principale che ci tiene in vita fino ai diversi organi, a seguito del processo di respirazione. Proprio per questo, una volta assunto, il ferro viene raccolto dal flusso sanguigno attraverso l’impiego di glicoproteine denominate transferrine, quindi immagazzinato nelle cellule all’interno delle ferritine, un diverso tipo di proteine cellulari presenti sopratutto nel fegato umano. Queste si occuperanno, quindi, di rilasciarlo in base alle necessità ed inviarlo fino al midollo osseo, dove verranno usati per la creazione di nuovi globuli rossi. Il corpo è in grado di regolare la quantità di ferro che viene assorbito, al fine di garantire un corretto funzionamento di questo meccanismo, assolutamente indispensabile per la sua sopravvivenza. Una carenza di ferro, infatti, genera l’anemia, mentre il suo eccesso è sintomatico dell’emocromatosi, malattia genetica con gravi conseguenze sistemiche su più livelli. Non c’è quindi niente da temere nell’assunzione di una grande quantità di corn flakes giornalieri, a meno che si subisca già in partenza di specifiche patologie.
Proprio così: non c’è niente di strano. Il ferro può essere reintegrato con svariate tipologie di cibi, che includono la carne (in particolare le interiora di maiale, come fegato e reni) pesce ed uova. Fonti vegetali includono invece alcuni tipi di spezie, la soia, le mandorle, il cacao ed ovviamente, gli spinaci. Anche se la funzionalità di quest’ultimi è stata molto esagerata dal cartoon di Braccio di Ferro, visto come la presenza di metallo ossalato al loro interno ne limiti l’assunzione da parte dell’organismo. Un altro aspetto da considerare è che il ferro di origine vegetale è di tipo Fe3+ trivalente, invece che Fe2+ bivalente, e richiede quindi un processo trasformativo prima di essere assunto dalla cellula, agevolato dalla vitramina C. Proprio per questo, quanto più ci si astenga per scelta dal consumo di carne, tanto maggiormente diventerà necessario curare con attenzione il resto della propria dieta. E questo sarebbe tanto più vero, nel caso di doversi trovare a far da secondino a Magneto. Credetemi, le vostre vene ancora integre vi ringrazieranno, alla fine.

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