Tre sono i siti paesaggistici all’interno del Brasile che si vedono attribuito il nome descrittivo di Pedra Forada, con chiaro riferimento al buco che da tempo immemore riesce a fare parte della loro sagoma stagliata contro l’orizzonte. Due di essi, d’altro canto, essendo costituiti in modo tipico dall’erosione millenaria di una roccia sedimentaria, corrispondono in maniera netta alla tipica immagine di tali formazioni. Verticali come una finestra, svettanti alla maniera di un castello, tali forme ci ricordano il potere implicito della natura, in grado di creare ma anche di distruggere strutture ponderose antecedenti all’esistenza delle odierne civilizzazioni. Soltanto il terzo esempio, situato nella regione geografica del Pernambuco, presso il comune di Venturosa, assume il chiaro aspetto di qualcosa di diverso. Che in maniera metaforica possiede alcuni tratti di un arcobaleno, essendo al tempo stesso simile a un segmento di circonferenza. Ovvero il ponte prototipico che unisce sponde inusitate, alla distanza di 270 metri ed un’altezza massima di 40. Elegantemente allineato con le linee guida di quel tipo d’infrastruttura, eccetto che per la presenza di una pletora di cavità nella sua parte concava, come i nidi di una serie d’improbabili creature mangiapietra volanti. Il che ci offre, in modo inaspettato, un indizio pratico sulla ragione della sua orogenesi remota; giacché una tale contingenza, nella forma per il resto rigida e compatta di un affioramento roccioso, ne denuncia il carattere fondamentale di natura ignea, ovvero derivante dal sommovimento degli strati magmatici sepolti del nostro antico pianeta.
Il che non implica per forza la presenza di un vero e proprio vulcano pregresso, essendo in questo caso innanzi ad un’infiltrazione di tipo plutonico, proveniente dal vasto sostrato del Batólito Alagoinha, un corpo granitico dell’ampiezza di circa 220 Km quadrati, capace di spingersi fino ai confini della provincia di Borborema. Formazione di epoca neoproterozoica (538,8 ± 0,6 mya) da cui due magmi basici vennero ad un certo punto esposti causa l’erosione meccanica del pacchetto rupestre soprastante, dopo l’appropinquamento alla superficie per pressione litostatica, trovandosi d’un tratto sottoposti al processo di mingling, ovvero commistione delle proprie vicendevoli sostanze. L’una caratterizzata da un contenuto quarzo quarzo-monzonitico e granitico, l’altro principalmente conforme a dioriti con biotite, orneblenda e plagioclastio. Il che implicava, inevitabilmente, caratteristiche di resistenza all’erosione significativamente diverse…
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Il cuore della taiga nel macigno in bilico sule precarie alture siberiane
I grandi territori e le meravigliose geometrie della natura, gli alti picchi, le profonde valli, i laghi scintillanti che rispecchiano gli azzurri cieli distanti. Cosa può colpire maggiormente la fervida fantasia delle persone? Forse centinaia di migliaia di anni di fenomeni geologici, coadiuvati dal frangente di cause ed effetti quanto meno singolari. Il tipo di evenienze in grado di lasciare in corso d’opera un processo, se così vogliamo definirlo… Gravitazionale. Da innumerevoli generazioni è cosa nota, nel distretto federale di Krasnoyarsk Krai, che talvolta ciò che sembra è esattamente quello che campeggia nella concatenazione delle pietre evidenti. Per il modo in cui un esempio di quest’ultime dal peso significativo di 500 tonnellate, 1.000 metri sopra il vasto teatro del cratere endoreico del lago Радужное (Raduzhnoye – Arcobaleno), appare prossima a staccarsi rovinando rumorosamente fino all’increspata superficie di quell’acqua riflettente. Eppure questo non succede, né parrebbe in grado di verificarsi, fino a che le condizioni in essere non incontrassero una variazione dei propri reciprochi e latenti presupposti. È la Висячий камень (Visyachiy kamen’ – Pietra sospesa) l’imponente macigno di sienogranito dalla remota origine ignea, che periodicamente ricompare online venendo erroneamente attribuita a varie circostanze geografiche tra il Nord America, l’Europa e l’Asia Orientale. Piuttosto che il parco naturale di Ergaki, lo “Yosemite di tutte le Russie” dislocato in corrispondenza ed attorno alla catena dei monti Saiani, ove costituisce suo malgrado una popolare attrazione turistica per chi nell’epoca moderna si è trovato a riconoscerne l’esistenza. Una sfortuna potenziale quest’ultima, se non fosse per la sua inerente stolidità e resistenza agli spostamenti. Giacché persistono all’interno di questo mondo, un certo di tipo di persone che quando sentono parlare di qualcosa di eccezionale o inspiegabile, lo interpretano da subito come una sorta di sfida. Potendo prendere la situazione in mano, con l’intento di restituire il mondo a proporzioni ad un livello consono ai confini delle proprie limitate ambizioni situazionali. E non sto parlando semplicemente dei soliti curiosi ed imprudenti, che in luoghi simili si affollano invariabilmente a spingere o tirare il macigno, nella superficiale speranza di poter riuscire a “cambiare le cose”. Bensì un vero e proprio sforzo di concerto, posto in essere in trascorsi incerti da una squadra di ben 30 persone, armate di argano e martinetti con il puro e sincero intento di rovinare l’ineccepibile costrutto della natura. Soltanto per andare incontro a una maledizione, quando per ogni centimetro che gli sembrava di guadagnare, la Visyachiy oscillava sulle loro teste in modo stranamente minaccioso. Finché non divenne all’improvviso chiaro che tentando di persistere, non solo avrebbero fallito nel proprio obiettivo. Ma ne avrebbero pagato le severe conseguenze finali. Ciò favorì in modo considerevole, potrete facilmente immaginarlo, l’ulteriore crescita di miti e leggende…

