Gli scranni semoventi del dio meccanico nel dedalo kafkiano dei pagamenti di stato

Nella spinta ininterrotta prolungata per catalogare e incapsulare il mondo, ridurlo nelle proporzioni finché l’ultima incertezza fosse intrappolata nella carta, la società del mondo contemporaneo si trovò d’un tratto sotto l’incombente ombra del vero terrore. Giacché ciò che gli uomini avevano saputo creare, nutrire e far crescere come un’abnorme piovra posta di traverso sulla strada del progresso, era ormai essa stessa troppo grande, indifferente e stolida perché un singolo individuo potesse tentare di oltrepassarlo. Né aggirarlo, attraverso l’unitaria progressione dei momenti, ovvero farne note a margine nei propri diari quotidiani. Come il dorso della Terra ed i massicci che sovrastano le caduche costruzioni artificiali. Demonio dai molteplici tentacoli, il cui nome avrebbe potuto essere Legione, se non avessero scelto per lui un più rassicurante termine: Burocrazia. Divoratore e produttore al tempo stesso della documentazione, che fino all’ultima metà di un secolo era un sinonimo di carta in quantità industriale. Elenchi e interminabili registri, schede, biografie, ciascuna sovrapposta sulla base di un sistema che soltanto in pochi avevano capacità di districare. Tranne il principio della logica re-interpretata sulla base di un pensiero nuovo. Per cui in un tempo assai particolare, all’interno di un luogo specifico, venne applicata la teoria informatica della ricerca su larga scala. Molto prima che i computer fossero portati negli uffici, con il proprio corredo di dischi magnetici facenti la funzione del perfetto archivio digitalizzato.
Osservate, allora, la grande sala illuminata con la luce naturale nella Česká Správa Sociálního Zabezpečení, l’Amministrazione della Previdenza Sociale ceca in quel di Praga, qui nell’estensione costruita in base ai crismi funzionalisti dall’architetto Frantisek Albert Libra nel 1936. Dove dall’anno successivo il più vasto e monolitico scaffale verticale al mondo, chiamato kartotéka, si estende per 8 metri di altezza, 9 di lunghezza e 52 di lunghezza. Fiancheggiato dalle parti interconnesse di una macchina simile ad un carro-ponte multiplo. Ciascun arco della quale ospita, come se fosse la cosa più normale del mondo, un’intera scrivania di legno con tanto di sedia annessa ed una pratica rastrelliera per i timbri. Che altrimenti tenderebbero a cadere, ogni qual volta l’essere spropositato si animava per portare a termine la sua mansione esistenziale. Riuscite, a tal proposito, ad immaginarla? Così perfettamente realizzata, nella danza ritmica degli impiegati di ciascuna capsula, intenti a pilotare tramite l’impiego del contrappeso a sbalzo posto a estendersi lungo lo spazio dei corridoi laterali. Addetti a cui bastava la pressione di un pulsante, perché lo schedario scelto si estendesse in modo autonomo, permettendogli di estrarne il contenuto necessario…

Strumento al servizio di un particolare modo di far funzionare e trarre benefici dal secolo dell’industria, l’Istituto della Previdenza in verità costituiva una preziosa risorsa della Cecoslovacchia della Prima Repubblica, ereditata in via diretta dal precedente Impero Austro-Ungarico, che prevedeva una serie di benefici della previdenza sociale per i residenti boemi, tra cui assicurazione contro le malattie, infortuni, pensioni per gli operati ed indennità in caso di disoccupazione. Tutti obiettivi particolarmente utili e altrettanto complicati all’inizio del secolo scorso, proprio in forza della quantità di dati e resoconti che tendevano costantemente a derivarne. Era questa l’epoca di Franz Kafka e dei suoi romanzi Il Processo e Il Castello, in cui persone assolutamente normali venivano fagocitate e annichilite dalle cataste delle proprie storie estratte dalla polvere di archivi inusitati.
Si narra, tal proposito, che già all’inizio della seconda decade del Novecento la sola stanza della kartotéka del ČSSZ necessitasse di circa 200 impiegati per funzionare a dovere, ciascuno dei quali sottoposto ad un lungo e approfondito addestramento. Ciò almeno fino al coinvolgimento diretto delle officine di Otakar Podhajský a Praga-Hostivař, nella persona di Ferdinand Ludwig, che collaborando direttamente con gli architetti responsabili del nuovo edificio František Albert Libra e Jiří Kan progettò specificamente le imponenti guide in metallo ed il sistema motorizzato per far muovere le scrivanie in tre dimensioni. Foto risalenti, presumibilmente, alla parte finale degli anni Venti mostrano a tal proposito un primo spazio dalle dimensioni relativamente ridotte, in cui due pareti di un archivio verticale erano state poste l’una di fronte all’altra, creando l’analogia di un perfetto “teatro burocratico” anticipando certe scene distopiche del film Brazil del 1985, nonché della popolare parodia realizzata nel 2000 all’interno dell’episodio del cartoon Futurama, in cui Hermes viene promosso ad un ruolo amministrativo di grado ulteriore. Fatto sta che nel mondo reale, raggiunta l’inaugurazione e scattate le foto celebri su Internet datate al 1937, soltanto 20 persone ormai bastavano ad estrarre ed elaborare i dati dell’archivio, con conseguente aumento esponenziale dell’efficienza lavorativa. Ciò grazie all’ausilio di un sistema elettrico numerico, del tutto simile ai primi centralini del telefono con selezionatore automatizzato di modello Strowger, che consentivano alle scrivanie di elevarsi e raggiungere automaticamente di volta in volta lo schedario selezionato dal sovrintendente di turno. Vigendo, in tal senso, la trasformazione di ciascun operatore in una sorta di passeggero passivo sulla base dei princìpi del taylorismo, l’etica industriale coéva che voleva gli impiegati di basso livello privati del bisogno o la ragione di pensare. Eseguendo unicamente e senza mai distrarsi ne stancarsi la “mansione per cui vengono pagati”.

L’uomo (o per meglio dire in quest’epoca in bilico tra le due guerre, la donna sotto l’egida del termine ad ombrello di “segretaria”) come parte di una Macchina. E quest’ultima plasmata nella sapiente forma di un veicolo creato per incrementare il perfezionamento dell’organizzazione sistematica di ogni cosa. Il sistema automatizzato del ČSSZ precorre in tal senso non soltanto la possibilità di organizzare i dati in modo non consequenziale, basato su un indice all’interno di un cervello artificiale ed onnisciente. Ma assieme ad essa, la trasformazione di un individuo con tutto il proprio corollario di aspirazioni e necessità in ingranaggio del sistema immanente, nello stesso modo che oggi si perpetua nelle fabbriche ed i magazzini dell’odierno commercio globalizzato. Dove paradossalmente, ancora si fatica a garantire quei diritti che apparivano fondamentali già nell’ancestrale territorio di Boemia. Stavolta per ragioni intrinseche alla cognizione stessa della società post-moderna, piuttosto che meri tecnicismi di natura logistica. Perché proprio questo ha costituito l’obiettivo, a ben vedere, dell’ultimo secolo di ottimizzazione ed efficientamento.

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