“C’è del marcio in Brandeburgo” avrebbero pensato i suoi abitanti mentre percorrevano la Finsterwalder Straße, nella parte ovest della cittadina pesantemente industrializzata di Lauchhammer. Per l’odore alquanto acre proveniente da un’imponente complesso di edifici, situati sul terreno un tempo appartenuto all’influente CHEMOWERK Bayern. Finché non venne demolito il suo stabilimento come parte delle riparazioni post-belliche degli anni ’40, creando i presupposti per un ulteriore agile rinnovamento del prodotto dell’industria locale. Da quella metallurgica come testimoniata dal toponimo, letteralmente composto dall’espressione dialettale riferita a “bosco” (lauch) ed il termine tedesco per il maglio del fabbro (hammer) alla creazione in essere di quello stesso combustibile effettivamente necessario per plasmare il più impiegato dei metalli in qualche cosa di funzionale. Non petrolio né carbone, bensì un qualcosa che incorpora i pregi di entrambi, trovandosi alla base del successo internazionale della coke. Chiunque avesse d’altra parte in mente un simile processo produttivo, consistente nell’impiego di pirolisi anaerobica per la trasformazione sistematica della lignite in qualche cosa di più puro, e dunque in grado di creare la più calda e utile fiamma futura, di sicuro avrebbe dato il benvenuto a quell’aroma. Considerata la portata distruttiva della principale alternativa! E poi c’è sempre da considerare l’aspetto esteriore; poiché l’origine di tale aria poteva meramente essere inferito dalla sussistenza di un certo assembramento di 24 edifici di mattoni rossi, tutti alti esattamente 22 metri, a loro modo stranamente rilevanti nella storia dell’architettura contemporanea. Definito gergalmente nelle terre oriunde come il “Castel del Monte della Lusazia” nonostante i circa otto secoli che sono a separarlo dalla celebre fortezza dello Stupor mundi, Federico II di Svevia.
L’anno era dunque il 1959, quando per un risvolto dell’imprenditoria di stato della Germania Est venne deciso di dare i natali a questa significativa avventura in campo tecnico, essenzialmente consistente nell’installazione di 96 forni raggruppati in cluster di 24 unità conferiti all’amministrazione della nascente BHT-Koks. Un investimento significativo dal punto di vista economico, oltre a costituire un rischio di portata notevole per l’ambiente, causa la sempre gravosa questione delle acque reflue di risulta, storicamente veicolate in corsi d’acqua condannati a diventare molto presto simili a un cupo torrente infernale. Se non che al palesarsi della pratica questione sussistente, gli ingegneri ed altri addetti del programma di concessioni industriali dello stato socialista vigente fecero in modo di tenere nella degna considerazione il processo di smaltimento. Approvando per la prima volta un tipo di brevetto innovativo, per il cosiddetto progetto Bilkenroth-Rammler. Destinato a cambiare in senso castelliforme, almeno per un secolo a venire, il paesaggio antropogenico della campagna antistante…
E c’è da dire il modo in cui lo stesso sovrano del Sacro Romano Impero, trovandosi al cospetto di una simile turrita bizzarria, avrebbe quanto meno espresso la sua condizione di sorpresa temporanea, vista l’osservanza prototipica di apparenti proporzioni matematiche, non così distanti dal suo iconico castello pugliese. Testimonianza pratica, più che altro, dell’esistenza di una serie di proporzioni logiche, un sezione progressiva filosofica che appaga l’occhio e l’immaginazione. La quale corrisponde, per logica inerente dalla sua stessa esistenza, alle norme totalmente pratiche della composizione in essere di un qualsivoglia processo. Incluso quello interconnesso al singolare olezzo proveniente dalle alte ciminiere delle preminenti Biotürme. La prima questione da comprendere in relazione all’esistenza di queste ultime risulta dunque relativa al modo in cui, nonostante l’inferenza potenzialmente desumibile dalla lavorazione verticale di taluni tipi d’idrocarburi, la loro verticalità non fosse in alcun modo interconnessa alla produzione della coke propriamente detta. Essendo il loro scopo, come anticipato poco sopra, dedicato alla processazione del prodotto collaterale di quest’ultima, ovvero un fluido potentemente inquinante visto il suo alto contenuto dei composti organici noti come fenoli, capaci di moltiplicarsi durante l’ossidazione di particolari tipi di materiali. Tra cui spicca, neanche a dirlo, la lignite. Il che introduce la ragione del termine identificativo sopra indicato, visto il modo in cui l’unica degradazione possibile di questi ultimi, onde prevenire la contaminazione di corsi d’acqua o falde sotterranee, sia passata partire dal XIX secolo dall’utilizzo del sistema del filtro percolatore, un tipo di vasca contenente fanghi attivi, all’interno della quale forme di vita come batteri, protozoi ed ife fungine avrebbero ricevuto il compito di disgregare quei terribili veleni. Impianti per il quale tende ad essere invariabilmente necessario, allora come adesso, un ampio spazio edificabile semplicemente inesistente presso la tranquilla periferia di Lauchhammer. Dal che l’idea del duo Bilkenroth-Rammler, di sviluppare quel processo, piuttosto, in verticale. Prevedendo quindi nella sostanziale essenza della Biotürme per quel fluido esiziale di venire convogliato all’interno di capienti tubazioni, fino alla sommità di ciascuna di queste svettanti strutture. All’interno delle quali, passando attraverso una serie di livelli filtranti suddivisi dall’impiego delle scorie metallurgiche mutuate dallo stesso panorama produttivo locale, i microrganismi contenuti all’interno avrebbero potuto compiere l’impresa palesemente necessaria, prima di procedere allo sversamento dell’acqua in questo modo purificata nell’adiacente Schwarze Elster (Elster Nera) affluente dell’Elba. Eventualità semplicemente inimmaginabile, senza grazi conseguenze a medio termine, fino a pochi decenni prima.
Con un impiego attivo fino al 2002, anno di conclusione delle estensive operazioni di bonifica successive alla chiusura della BHT-Koks sopraggiunta nel 1992, le caratteristiche torri della Finsterwalder Straße rimasero dunque ad imponente testimonianza di un’epoca industriale ormai da lungo tempo soprasseduta. Essendo inizialmente destinate, come il resto dello stabilimento, ad una demolizione entro i primi anni 2010, fino all’opinione espressa dall’ente organizzativo dell’Esposizione Internazionale di Edilizia (IBA) della Bassa Lusazia, incline a caratterizzare l’insolito complesso come uno dei tratti architettonicamente distintivi della sua regione d’appartenenza. Giungendo ad ottenere uno stato di tutela con la partecipazione dei beni culturali, oltre ai fondi necessari per la costruzione di due piattaforme panoramiche in ferro e vetro, raggiungibili mediante le scale interne di una delle torri del complesso, offrendo un’esperienza rara ai visitatori interessati a conoscere la storia del sito. Un portale unico verso l’epoca pregressa dello scorso secolo. Ed alcune delle metodologie meno palesi o conosciute, utili nel preservare l’eredità ambientale della vigente generazione. Capitolo innovativo sotto molteplici punti di vista. Non molto applicabile nella maggior parte delle circostanze odierne. Il che non significa, in ultima analisi, che meriti in alcun modo di svanire tra le nebbie di Avalon, come altre opere considerate “troppo recenti” per ricevere l’opportuno livello di prestigio sul piano istituzionale.


