Il bruco che s’insinua dentro il formicaio impiegando il proprio indistruttibile carro armato

Piccolo residuo cadaverico a forma di 8, grumo inutile di resti abbandonati ai margini della fortezza sotterranea. Qui, nella foresta dell’Asia Orientale, dove gruppi appartenenti alle sotto-famiglie Formicinae o Myrmicinae condividono le stesse millenarie aspirazioni: vivere, moltiplicarsi, espandere i confini delle proprie brulicanti nazioni. Una singola preda alla volta. Saturando una discarica alla volta. Finché non venne il giorno in cui, per l’occorrenza di un allineamento sventurato, quegli stessi rifiuti possano improvvisamente prendere vita. E deambulando lentamente, facciano ritorno al nesso interno di quel mondo impenetrabile e guardingo. Oltre i margini del suo perimetro, dove i soldati formano picchetti mai dormienti. In mezzo allo strato di operaie, stranamente indifferenti al palesarsi di una tale anomalia strisciante. Così la larva della specie Ippa conspersa riesce ad aggirare la programmazione dei suoi antichi avversari. Per ghermirli e intrappolarli, uno alla volta, dove manchino speranze di trovare vie di fuga o qualsivoglia scampolo di luce, né salvezza. Il che rappresenta, di per se, già una questione insolita nel suo complesso. Giacché un bruco in mezzo alle formiche è giunto normalmente all’ultimo capitolo della propria esistenza. Creatura giovane, incapace di fuggire, ricca di sostanze nutrienti accumulate nell’attesa di raggiungere la propria metamorfosi confidenziale. Perché non trasformare, a questo punto, la sua debolezza in forza? Perché non portare l’ancestrale guerra dietro l’uscio degli esapodi torturatori? E farne il pasto di un terribile plenilunio di sangue… In base all’oggettivo senso del bisogno indissolubile e inavvicinabile dell’arachide mannara. Sinonimo d’impenetrabile corazza, non priva di un certo fascino inerente, derivante dalla propria implicita funzione. Infiltrarsi ed essere del tutto priva di sostanza. Da ogni punto di vista, trasparente all’occhio scrutatore della preda multiforme, il cui nome prototipico è Legione. Così alle prese con colui o colei che in modo molto feromonico, ignora i segni che comunemente instradano la relazione tra gli insetti eusociali e le loro prede. Allorché l’unione collettiva degli sforzi può costituire una forza, ma irrigidisce anche i parametri istintivi di reazione ai rischi di un fatale giorno. Permettendo a chi può averne la capacità, di trarne incomparabile soddisfazione, verso l’ora della sazietà agognata…

Specie nota alla scienza fin dal 1931, grazie all’opera dell’entomologo Shōnen Matsumura, la creatura nota localmente come Madara maruha hirozukoga (マダラマルハヒロズコガ o “Falena maculata piccola dalla testa larga”) fu considerata inizialmente monotipica, finché revisioni successive non riuscirono a catalogarla all’interno del genere Ippa nella famiglia Tineidae, anche dette falene dei funghi per la loro inclinazione a nutrirsi come bruchi di tali forme di vita vegetative, giungendo talvolta a spingersi fino ai confini di un formicaio, nel ricco sostrato dei rifiuti che le sue abitanti producono ed accumulano sotto le foglie della foresta. Principio operativo rispetto al quale il comportamento di questa creatura compie oggettivamente il passo ulteriore, rientrando nella rara categoria dei lepidotteri non soltanto carnivori, ma addirittura predatori, tramite l’impiego di un sistema diabolicamente efficiente. Quando la larva in questione, ancor prima di formare il proprio bozzolo, risulta capace di formarsi un letterale scudo tramite l’impiego della seta prodotta dalle proprie ghiandole mandibolari, che diventa progressivamente solido mediante aggiunta di pezzetti di legno marcio, detriti ed altri minuscoli materiali. Quello che in gergo viene chiamato “l’astuccio” del bruco, tipico di molte specie cognate con finalità di protezione o mimetismo situazionale. In questo caso, tuttavia, fornito della propensione specialistica a infiltrarsi là dove nessuno avrebbe osato di farlo, causa l’utilizzo di quella stessa materia prima che costituisce, in modo sostanziale, le barriere protettive del formicaio. Nonché dotato di una forma impervia ai morsi delle sue abitanti, poiché piatta, larga e curvilinea, ricordando il tipico profilo di un’arachide o come si usa dire dalle sue parti, lo tsuzumi (鼓) il tradizionale tamburo a forma di clessidra dei giapponesi. Impossibile da capovolgere, penetrare o danneggiare in alcun modo significativo, specialmente quando chiunque tenti di farlo si ritrova alla portata del pilota nascosto all’interno, capace di sporgersi e agguantare, riportando l’attaccante nel suo indistruttibile dominio. Troppo stretto per combattere, divincolarsi e reagire, il che permette alla natura di fare il suo corso.
Visione tragica e magnifica al tempo stesso, giacché Ippa conspersa rappresenta, nel vasto novero dei bruchi noti all’uomo, l’unico capace di catturare ed uccidere una formica operaia adulta. Nell’apertura e mantenimento pluri-secolare di una nicchia solamente sua di appartenenza, avendo vinto ormai da incalcolabili generazioni la guerra agli armamenti che prende il nome di lotteria evolutiva.

Compiuto dunque il processo necessario di procura e conseguente crescita, coadiuvato da generose quantità del cibo accumulato dalle proprie stesse vittime, il parassita carnivoro si allontana finalmente dal formicaio, salendo in alto sopra la vegetazione per formare il bozzolo della trasformazione ancestrale. Momento in seguito al quale, trascorsi 8-20 giorni a seconda della temperatura del sito di appartenenza, la falena adulta emergerà per compiere il proprio destino genetico di accoppiamento. Una piccola creatura volatrice affine alle nostre tignole, non più grande di 0,7-3,6 cm ma dalla livrea mimetica più variegata ed interessante, coperta di macchie discontinue tra il marrone scuro ed il nero. Verso il punto culminante di un ciclo vitale della durata approssimativa di un anno, la cui estensione raramente dura più di 3-4 settimane. Laddove, comparativamente, il tempo trascorso dalla successiva generazione di bruchi nella dimora delle proprie ospiti involontarie sarà pari ai successivi 9-10 mesi. Una vera e propria eternità, nello specifico contesto di riferimento.
Insaziabile, operoso, a suo modo caratterizzato da un tipo di scaltrezza ereditaria, il bruco dell’arachide strisciante ci ricorda come i rapporti di forza possano venire connotati da specifiche ragioni di contesto. E non sempre coloro che possiedono il pronostico migliore, possano riuscire a primeggiare nel quotidiano. Quando un giorno dopo l’altro, un anno di seguito al precedente, le questioni si ripetono andando incontro a un perfezionamento inveterato. Finché scorgere in anticipo il pericolo che avanza diviene impossibile. Ed ancor più irrealizzabile, l’opportunità di chiudergli innanzi l’uscio di casa.

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