L’utopica visione dell’ottagono, per vivere sotto la cupola più stravagante della Victorian age

Se è vero che le forme o circostanze strutturali atipiche tendono a generare diffidenza nel senso comune, non è difficile comprendere le molte leggende sorte tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo nella verdeggiante contea di Westchester, non poi così lontano dalla Grande Mela, relativamente alla presunta infestazione sovrannaturale di quello che è ormai da oltre 160 anni un imprescindibile, appuntito e rosato elemento del paesaggio rurale. La tipica casa signorile di quei tempi, il che nello specifico tende a prevedere una forma alta e stretta, imponenti torrette, colonnati e ringhiere in ferro battuto, così come previsto a corollario delle migliori narrazioni con intento pauroso. Eppure ciò che incorpora la lungamente celebre ed altrettanto imponente Armour-Stiner House, così chiamata in onore del suo originale costruttore e di colui che, vent’anni dopo, ne avrebbe modificato profondamente aspetto e caratteristiche, presenta due fondamentali tratti distintivi, il primo dei quali è la forma non esattamente rettangolare né affine a quella di un cerchio, bensì grosso modo a metà tra questi due estremi. Essendo di per se conforme al perimetro simmetrico di un ottagono, sebbene il tetto tenda a mascherare tale caratteristica. Ciò per la presenza sopra il culmine delle sue mura verticali dall’altezza di 22 metri ed una diagonale piana di 18, di un’imponente cupola capace di aggiungerne ulteriori 7, giungendo a ricordare il profilo di un antica chiesa o luogo di culto. Essendo effettivamente stata dichiarata l’ormai atavica dimora, il cui architetto resta ad oggi sconosciuto, come direttamente ispirata alla struttura del Tempietto del Bramante a Roma, nel cortile del convento di San Pietro del Gianicolo, a sua volta riproposizione rinascimentale della struttura del tholos, un tipo di edificio classico, tipicamente tondeggiante e circondato da un portico di colonne. Le quali rientrano e contribuiscono, nel moderno caso, ad un profilo decorativo straordinariamente ornato con le sue finestre a bovindo dagli abbaini triangolari i motivi a pan di zucchero e i puntali metallici attorno al perimetro e sopra l’alto nido del corvo centrale, corrispondente essenzialmente al quinto piano dell’edificio. Tanto da essere stata lungamente paragonata ad una sorta di scultura gastronomica, come un pan dolce o torta decorata (nonché pandoro, se vogliamo usare la prospettiva italiana) sebbene essa abbia costituito in passato, assieme ad un altro migliaio di esempio coèvi, la risultanza tangibile di una particolare scuola del pensiero architettonico statunitense. Nata, in modo alquanto raro, dal successo editoriale di un testo pubblicato nel 1848 a beneficio del pubblico generalista…

Comprendere perciò l’esatto significato delle case ottagonali negli Stati Uniti è un proposito che non può esimersi dalla menzione del suo originale teorico e propositore, l’eclettico polimata ottocentesco Orson Squire Fowler (1809-1887) famoso in precedenza soprattutto per il suo lavoro nel campo della pseudo-scienza frenologica, mirata alla misurazione delle ossa craniche al fine di determinare il carattere o le inclinazioni psichiche delle persone. Almeno finché all’età di 39 anni ottenne la pubblicazione del suo saggio The Octagon House: a Home for All, in cui elencava le molte valide e condivisibili ragioni per cui, dal punto di vista teorico, sarebbe stato opportuno trasferirsi per chiunque fosse in grado di permetterselo all’interno di una dimora dotata di tale interessante, vantaggiosa forma. Ciò in quanto l’ottagono, a suo dire, permetteva di ridurre i costi di costruzione, aumentava lo spazio abitabile, la luce proveniente dall’esterno. Migliorava la disposizione delle stanze in maniera analoga all’utilizzo della pianta circolare, senza renderle tuttavia praticamente impossibili da arredare. Un proposito profondamente sentito dall’autore, al punto che lo stesso anno diede inizio alla costruzione di una propria reggia nella contea di Fishkill, con 60 stanze ed una diagonale di 30 metri, destinata a ricevere l’appellativo stranamente poco incoraggiante di Fowler’s Folly. Come conseguenza trasversale del razionalismo a oltranza che stava prendendo piede verso la metà del XIX secolo, la fad o moda delle case ottagonali iniziò perciò a diffondersi in buona parte degli Stati Uniti, prendendo l’ispirazione dai piani e idee proposte da Fowler, che tendevano ad includere una facciata in genere piuttosto semplice e una diagonale raramente superiore ai 15 metri. Ciò che l’inventore dello stile aveva d’altro canto meramente anticipato, era l’impiego al posto delle assi di legno della tradizionale carpenteria statunitense di un nuovo tipo di pareti, da lui chiamate “di ghiaia” costituenti nei fatti l’anticipo coévo del nascente cemento di Portland, destinato a diventare il materiale maggiormente utilizzato nell’architettura umana su scala globale. La cui solidità permetteva l’ottenimento di forme ben più ambiziose e interessanti, come aveva chiaramente rilevato il facoltoso finanziere Paul J. Armour, che operando nel 1859 diede mandato per la costruzione di quello che sarebbe stato il proprio lascito più iconico a vantaggio del patrimonio generazionale latente. La sua interessante dimora dunque, alta quattro piani ed inizialmente priva di una cupola, già mostrava un approccio monumentale e decorativo grazie al colonnato perimetrale, l’ampio giardino formale ed una scelta di cromatismi niente meno che appariscenti. Il che avrebbe suscitato l’interesse, 13 anni dopo e successivamente alla sua dipartita, dell’importatore di tè Joseph Stiner, destinato a incrementare ulteriormente la particolarità della struttura tramite l’aggiunta degli ulteriori due piani, costituiti dall’ormai iconica cupola coperta di tegole rosse e nere. Possibilmente per l’idea di poter sfruttare, almeno in uno degli ambienti di casa, l’intero spazio della pianta ottagonale, destinata a costituire sotto tale cielo artificiale un’ampia sala da ballo, sormontata a sua volta da una stanza panoramica con vista a 360 gradi sul paesaggio circostante. Strutturalmente complessa e costosa da mantenere, ancor più delle altre case ottagonali dell’epoca, per l’inerente propensione dell’acqua a penetrare tra le giunzioni murarie causando crepe anche gravi nelle pareti, la casa Armour-Stiner avrebbe dunque cambiato proprietari più volte nelle decadi ulteriori. Finché nel 1976, con particolare preoccupazione per la cupola costruita senza gli accorgimenti di stabilizzazione normalmente impiegati per strutture architettoniche di tale entità, non passò tra i beni del National Trust per la Conservazione Storica, che iniziò nella frenetica ricerca di una soluzione. Destinata a palesarsi due anni dopo grazie alla provvidenziale manifestazione di interesse all’acquisto da parte dell’architetto restauratore Joseph Pell Lombardi, latore di un preciso quanto approfondito piano di rimedio, inclusivo dell’installazione di tiranti esterni alla cupola, capaci di agire a guisa del mancante anello di consolidamento strutturale originariamente assente nel progetto dell’edificio.

Riportata ormai da tempo agli originali fasti & colori a seguito di svariati decadi di febbrili interventi riparatori, continuando nondimeno a rientrare a pieno titolo nella categoria delle dimore private, la casa Armour-Stiner costituisce un elemento di pregio occasionalmente visitabile da parte dei turisti come parte della loro esperienza del patrimonio storico e culturale della regione. Essendo anche stata offerta in affitto attorno all’anno 2017, dietro il pagamento della cifra non propriamente accessibile di 40.000 dollari al mese. Ulteriore merito, senz’altro degno di nota, è quello di testimoniare dinnanzi al mondo digitalizzato un particolare periodo storico e la capacità di prospettiva futuribile posseduta dalla società nordamericana in corrispondenza del secolo Vittoriano. Quando particolari aspetti del Modernismo, e persino il Brutalismo architettonico, ebbero modo di palesarsi grazie al pensiero anticonformista di un singolo teorico, capace di offrire prospettive nuove ed inusitate. Mentre continuava a misurare inutilmente i crani, convinto di scovare in essi l’invisibile motore in grado di concepire e motivare i gesti delle persone.

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