“Ben detto, ben pensato e ben agito, Kemosabe” avrebbe detto al termine dell’azione con sparatoria Toto, la fedele spalla nativo-americana dell’eroe mascherato nel dramma radiofonico, poi telefilm più popolare degli albori dell’era mediatica contemporanea. L’unico rappresentante ricorrente di una cultura almeno parzialmente disallineata, in un repertorio di avventure in cui i cattivi non appartenevano mai a una minoranza né ad un paese straniero definito (tranne rare eccezioni) mentre ogni elemento narrativo costituiva un allusione ai migliori e peggiori aspetti del vecchio West. Ed i valori celebrati dal protagonista includevano l’importanza del rispetto per la natura, delle tradizioni cristiane ed in modo molto esplicito quelli effettivamente riportati nella buona, vecchia Costituzione. Ci fu un tempo, in effetti, in cui il Cavaliere Solitario interpretato in radio da Brace Beemer ed in tv Clayton Moore ERA, per lo meno dal punto di vista delle nuove generazioni, l’America e tutto ciò che essa rappresentava. Un paese forte delle proprie convinzioni con la forza necessaria a imporle ai suoi nemici, così come tanto efficacemente dimostrato ad Hiroshima e Nagasaki. Il che nell’immediato secondo dopoguerra non poteva fare a meno d’includere, in qualche forma, guisa o pratica connotazione, l’energia più o meno bellica della fusione intenzionale dell’atomo alla base della materia. In un’associazione trasversale degna di una side-quest o episodio della serie post-moderna di videogames Fallout, fu del tutto naturale dunque nel 1947 per la marca produttrice di alimenti con particolare specializzazione nella colazione a base di cereali, General Mills, guardare in direzione del suo testimonial elettivo per pubblicizzare il proprio prodotto di maggior rilievo. Ponendo le basi di una promozione senza precedenti che strizzava l’occhio, nel contempo, alla scienza messa in pratica così come tutt’ora avviene in modo tipico all’interno delle aule scolastiche statunitensi. “Bambini, spedite la parte superiore della scatola all’indirizzo riportato in calce, con i 15 centesimi per coprire le spese postali.” Affermava il fumetto pubblicato sui settimanali, “per poter VEDERE gli atomi schiantati in MILLE PEZZI, all’interno dell’ANELLO ATOMICO di KIX.” L’effettivo gadget a cui la pubblicità si riferiva, dotazione premium prodotta in oltre un milione di esemplari e distribuita a un costo equivalente a 2,20 dollari al cambio attuale, altro non era effettivamente che un cerchietto digitale dalla forma straordinariamente poco pratica di una bomba dei cartoni animati. La quale, una volta rimosso il tappo rosso con le alette stabilizzatrici. mostrava un piccolo foro per guardare all’interno. In base alle istruzioni fornite, l’utilizzatore avrebbe dovuto quindi portarlo all’interno di una stanza buia. E dopo il tempo necessario ad abituare lo sguardo, osservare i ritmici, inconfondibili lampi di luce all’interno. Una sorta di giocattolo dunque, ma di un tipo fondato su effettive basi scientifiche mostrando in modo apprezzabile una vera conseguenza della fusione nucleare. Poiché all’interno dell’oggetto in questione era presente, in modo non necessariamente esplicito nei materiali di supporto, una minuscola particella di quello che all’epoca chiamavano Radium F, in realtà nient’altro che l’isotopo radioattivo polonio-210. Lo stesso utilizzato, per essere chiari, in una serie di letali avvelenamenti da parte dei servizi segreti in alcuni assassinii politici di alto profilo…
Non che la stessa General Mills fosse del tutto all’oscuro delle caratteristiche non propriamente inoffensive dell’oggetto, tanto da sentirsi in dovere di affermare esplicitamente l’assenza di alcun pericolo “a patto di non ingerire l’anello ed il suo contenuto”. Questo perché il polonio in effetti, come sua caratteristica, emette particelle alfa e beta in modo inesorabile ma lento, non potendo in alcun modo penetrare con effetti negativi la dura scorza della pelle umana. La cui protezione d’altro canto decade, nel momento stesso in cui dovesse essere introdotto attraverso la bocca o altri metodi, rimanendo indigeribile all’interno del corpo umano, mentre continua a danneggiare gli organi ed altre parti vulnerabili del nostro organismo. Il che lo rendeva indubbiamente idoneo al metodo di spedizione postale, ancorché un po’ meno ad essere direttamente incluso nelle scatole di un alimento il cui slogan famosamente recitava: “Il cereale che piace ai bambini per quello che ha, ed ai genitori per quello che gli manca.” Salubre, appetibile, sempre pronto da mangiare, il Kix della G.M. nello specifico era un prodotto lanciato sul mercato nel 1937, nel tentativo di guadagnare una fetta del mercato all’epoca quasi completamente sotto il controllo della Quaker. Essendo basato sul metodo di produzione del tutto all’avanguardia del cannone a vapore o puffing gun, consistente nella concentrazione della pressione sui cereali all’interno di una camera di scoppio metallica, che li avrebbe conseguentemente gonfiati in modo dirompente fino all’iconica pallina di grano “sparata” e poi raccolta da un’apposita rete d’impatto all’interno dello stabilimento. Associazione in qualche modo bellica fin da principio dunque, che avrebbe contribuito alla scelta da parte del marchio di collaborazioni promozionali ripetuti con il Ranger Solitario, spesso consistenti in bussole, cinture di sicurezza, piccoli barometri portatili ed altre amenità tematicamente rilevanti. Fino al gadget di maggior successo degli anelli successivi alla fine del conflitto mondiale, subito amati come dimostrazione di un senso d’appartenenza da parte dei giovani di quell’epoca lontana dai molteplici divertimenti dei tempi odierni. Ce n’erano di molti tipi, generalmente ciascuno dotato di una qualche caratteristica tecnologica o effetto affascinante; dalla semplice pistola revolver con pietra focaia, capace di fare scintille a comando, al razzo lunare capace di illuminarsi, senza dimenticare la “macchina fotografica” con foro stenopeico o il mini-cannocchiale portatile. Ma nessuna di queste proposte avrebbe mai avuto il successo dell’anello radioattivo, in realtà versione compatta di un vero esperimento scientifico scoperto per la prima volta, in modo del tutto accidentale, dal fisico e chimico britannico William Crookes nel 1903. Ciò mentre stava maneggiando un piccolo campione di bromuro di bario sopra uno schermo di solfuro di zinco, allorché cadutogli di mano, il granello iniziò a produrre lampi discontinui derivanti dall’impatto delle singole particelle radioattive del primo contro il secondo. Nacque in questo modo lo spintariscopio (dal greco σπινθήρ – scintilla) oggetto tutt’ora utilizzato con finalità educative sebbene in contesti decisamente più formali che un gadget dato in mano alle ingenue, ma entusiastiche generazioni di scienziati futuri.

L’idea di prendere una cosa simile e farne un giocattolo era del resto conforme all’atteggiamento dominante di quell’epoca, in cui il pericolo inerente dell’energia atomica non aveva ancora mostrato al mondo il suo lato peggiore. Fatta eccezione per il suo terribile utilizzo in guerra, venduto ad ogni modo dalla propaganda come passo intermedio verso una migliore conservazione della pace futura.
Come le pallottole scagliate dal Ranger Solitario sarebbero servite nella maggior parte dei casi a disarmare l’avversario, piuttosto che ferirlo o ucciderlo, ricordando ai piccoli la visione compassionevole ed il credo del “vero” cowboy, secondo cui era giusto combattere per il bene collettivo. Ma in qualche modo sarebbe stato necessario, alla fine, venire a patti con il mondo e ripagarlo per quello che ci aveva dato. Peccato gli eccessi della Storia avessero già dimostrato quanto difficile fosse, nella realtà dei fatti, attenersi ai princìpi originali di quel duplice ottimismo, egualmente in torto per quanto concerneva l’atomo, così come le dinamiche vicendevoli dei rapporti tra uomini e nazioni.

