Molti sono i pratici vantaggi che derivano dall’utilizzo di una grondaia. Canale impiegato per il drenaggio delle acque meteoriche e non solo, che in un contesto urbano garantisce vengano efficacemente convogliate, in modo tale da non creare situazioni di pericolo o disturbo degli utilizzatori del relativo edificio. Ma non si può applicare tale sistematico principio a un’intera montagna, giusto? La stessa domanda che si sono ritrovati a porsi, sul finire del 2022, gli ingegneri e le squadre specializzate addette a costruire la svettante “Sutura del Guizhou”, soprannome pertinente al viadotto di collegamento più notevole mai costruito in questa provincia cinese, nota come il luogo dove, si usa dire, non esiste un singolo metro quadrato di pianura. Ma picchi elevati e le profonde valli interposte, come quella carsica formata nei millenni, dove scorre il tortuoso fiume Beipanjiang. Tanto alta e così straordinariamente vertiginosa, che in base alla logica delle proporzioni comparative, avrebbe potuto facilmente contenere l’Empire State Building dalle fondamenta e sopra di esso l’intera Mole Antonelliana, fino ai rispettivi pinnacoli, parafulmini inclusi. Un’altra sfida quindi in grado di condurre all’effettiva costruzione di un ennesimo, testualmente il più notevole esemplare per questo museo a cielo aperto dei ponti più alti al mondo. Il terzo a stabilire tale record assoluto per questo singolo corso d’acqua, grazie ai 625 metri da terra dello Huājiāng xiágǔ dàqiáo (花江峡谷大桥). alias il Ponte del Canyon Huajiang. Famoso da principio e per le sue notevoli caratteristiche, ma destinato a diventare ancor più celebre su Internet negli anni successivi allo sviluppo del suo cantiere. Quando fu scoperta l’impressionante quantità di acqua incorporata nella pietra stessa delle montagne tagliate per la costruzione delle rampe e le strutture di sostegno dei cavi alle due rispettive estremità. Letterali secoli di un sostrato di faglia, dovuto all’accumulo di pioggia nella pietra calcarea nel sottosuolo. Molti erano, a questo punto, i modi accessibili onde tentare di risolvere la situazione. Ma poiché siamo in Cina, dove la percezione pubblica è importante, fu deciso di adottare il più spettacolare. Descriverlo a parole non è semplice. Avete presente gli infiniti ettolitri che vengono costantemente proiettati per formare la cortina imprescindibile delle cascate del Niagara? Immaginate adesso un qualche cosa di simile. Ma tradotto in un sottile velo scintillante, messo in opera dalle mani operose dell’uomo…
Che la cortina d’acqua del ponte di Huajiang avesse un potenziale di visibilità notevole fu presto percepito grazie alla crescente pletora di articoli, filmati social e superficiali trattazioni inclini a moltiplicarsi su Internet, dopo la prima messa in opera di quel sistema di smaltimento. Il quale superando in toto l’esigenza di costruire condotte di scarico, bacini di accumulo o altre infrastrutture accessorie, optava in modo assai pratico per la liberazione diretta dei flussi attraverso la più imprescindibile delle forze terrestri: quella della nostra stessa gravità planetaria. Così magnifico ed al tempo stesso spettacolare, la scena che tendeva a risultarne: il ponte con la propria leggerezza intrinseca, sospeso sopra il vasto baratro. E l’oceano stesso che pareva scaturirne come l’apertura di una cataratta cosmica, intrappolando e scorporando nelle ore diurne i settuplici colori della luce solare. Un risultato già abbastanza notevole, se non fosse stato per la prospettiva ingegneristica operativa. Giacché il ponte in questione, come altre strutture simili costruite in tutta la Cina, risulta essere la conseguenza dell’investimento di fondi accumulati a livello regionale, piuttosto che una spesa incorporata nel budget annuale della nazione. Il che tende a richiedere, per opere di tali proporzioni, un qualche tipo di valore aggiunto, in genere connesso all’attrattiva turistica del proprio ambiente di appartenenza. Da cui l’idea, immediatamente al centro del progetto, di dotare il ponte delle consuete amenità tanto apprezzate nella maggior parte delle province montuose in territorio cinese: una passerella pedonale sotto la carreggiata con il fondo trasparente. Una piattaforma per il bungee jumping. L’ascensore panoramico di rito. Ed un caffè/bar/ristorante veramente fuori dal comune, essendo stato piazzato sull’estremo apice della torre del pilone sud, all’altezza di 800 metri sul livello del mare. Ma cosa ancor più importante e pertinente al tema della nostra trattazione, lo Shuǐ mù guāngyǐng xiù (水幕光影秀) o Spettacolo di Luci e Cascata d’Acqua regolarmente incluso tra le attività serali o notturne della valle, un frangente in cui le acque carsiche della valle vengono rilasciate all’uso di concerto di un ricco apparato di proiettori e luci laser. Così da ottenere lo spettacolare effetto effimero di un schermo quasi-cinematografico dalle proporzioni gigantesche, ove compaiono figure geometriche, scritte, immagini folkloristiche ed immediatamente riconoscibili da parte della popolazione. Un spettacolo privo di paragoni la cui ammirazione, paradossalmente, può avvenire solamente da luoghi distanti all’interno della valle, tra cui il villaggio etnico di Bouyei, o il campeggio di Wangyunling. Anche se non è escludibile, nel piano regolatore dei prossimi anni, la costruzione di ulteriori passerelle finalizzate all’accoglienza di un più alto numero di spettatori provenienti da ogni parte del paese e del mondo.
Questioni addizionali e in via specifica del tutto marginali, rispetto ai molteplici traguardi conseguiti all’inaugurazione ufficiale del settembre del 2025 da una simile mega-struttura quasi totalmente priva di precedenti, celebrata dalla comunicazione governativa come un punto di rinascita fondamentale per la regione priva di collegamenti dell’intera area rurale del Guizhou, costellata di piccoli e remoti insediamenti dove l’approvvigionamento di merci e servizi è sempre stato logisticamente limitato. Così come vissuto in prima persona dallo stesso project manager Wu Chaoming, nato egli stesso in uno di questi villaggi, che in molte interviste ha narrato le difficoltà vissute per le lunghe ore richieste da un semplice tragitto verso la capitale Guiyang, impresa che oggi richiede pochi minuti grazie all’utilizzo del ponte. Costruito a tempo record, con aderenza a standard di sicurezza internazionali ed una spesa complessiva comparabile all’acquisto di un singolo aereo F-22: circa 200-334 milioni di dollari al flyaway.
Seguìti da ulteriori costi operativi molto superiori alla manutenzione di una struttura come il ponte cinese. Difficile non chiedersi, a questo punto, quanto sia stato limitato il progresso delle infrastrutture collettive dallo stuolo di conflitti che tutt’ora ci governano, riuscendo a condizionare le vicendevoli aspettative dei popoli del mondo. Ancorché paia eccezionalmente difficile, allo stato dei fatti attuali, pensare di riuscire a lasciarseli alle spalle, come il mero peso che consegue dagli scrosci della pioggia battente.



