Il possesso di un castello all’apice del Basso Medioevo era molto più che un mero investimento immobiliare. Simbolo di status, privilegio di un signore ereditario, metodo effettivo per l’ottenimento del dominio su un preciso territorio, molto spesso come conseguenza di un accesso all’eminente condizione della nobiltà coéva. Nonostante questo sussistevano speciali condizioni, al verificarsi delle quali l’importanza di un singolo individuo poteva raggiungere la massa critica verso l’ottenimento di diritti superiori ai trascorsi dei suoi immediati predecessori. Casi come quello di Heinrich Toppler verso la metà del XIV secolo, borgomastro eletto dal concilio della liberà città imperiale (Reichsstädte) di Rothenburg ob der Tauber, oggi celebre nella cultura popolare per il proprio impiego come sfondo in una delle primissime scene dell’iconico videogioco Secret of Monkey Island. Luogo che in quel particolare periodo storico, stava attraversando uno dei suoi trascorsi di maggior prestigio, con i circa 5.500 abitanti, ed altri 14.000 negli immediati dintorni, sufficienti a renderla una delle 20 città più vaste del Sacro Romano Impero. Ciò anche grazie all’oculata amministrazione di costui, che per il tramite di nobili alleati ormai decaduti fece riacquistare mulini, borghi e villaggi per gestirli come infrastrutture centralizzate, invitando inoltre i facoltosi mercanti ebrei a tornare a vivere al sicuro tra le mura della città. Una storia di successo destinata a riecheggiare nell’intero land, tanto da indurre il duca di Baviera, possibilmente Herzog Stephan III, a nominarlo feldmaresciallo della Lega Sveva col diritto di farsi disegnare ed esporre un wappen o vessillo di famiglia. Per il quale lo stimato sindaco optò di far riferimento a un gioco di parole sul suo cognome Toppler, simile alla parola in medio-alto-tedesco significante “giocare a dadi”. Allorché un paio di topel recanti le cifre più alte di cinque e sei campeggiano al centro, sormontati da un elmo coronato da cui sporgono due braccia, recanti anch’esse un’ulteriore coppia di dadi. Il che gli permise di finalmente di portare e termine ed inaugurare un suo progetto risalente al 1388, consistente nella costruzione di una Festes Haus o dimora fortificata poco fuori il borgo, con l’intento dichiarato di proteggere la valle antistante della Tauber e le preziose risorse agricole contenute al suo interno. Il che, sfruttando la presenza di un laghetto artificiale non più esistente, avrebbe dato luogo ad una delle strutture più interessanti e successivamente imitate delle campagne medievali della Germania. L’elevato, oblungo e stranamente fiabesco Topplerschlösschen (“Piccolo Castello di Toppler”) il cui aspetto generale sembra richiamarsi a quello di una pratica dimora di campagna, doverosamente intonacata, in equilibrio sopra la torretta in bruchstein o pietra grezza di arenaria rossa franconiana, tanto drammaticamente simile all’aspetto di una possente fortezza dell’epoca delle Crociate…
Appartenente alla categoria architettonica delle weiherhaus o case turrite con fossato e, molto spesso, ponte levatoio, la sede patrizia di Toppler presentava a tal proposito almeno un immediata associazione con le cosiddette templerhaus o “dimore templari” di Amorbach (1291) o Erbach (1370) sebbene sia possibile ammirare in essa una realizzazione se possibile più estrema degli stessi concetti cardine alla base della sua costruzione. Ciò facendo riferimento soprattutto al distacco straniante tra il primo piano proiettato verso l’alto e la configurazione tipica di una residenza bavarese nella parte soprastante, con tanto di comignolo ed il proprio estendersi simile ad un fungo, che proietta un solaio aggettante con vistosi supporti in legno di quercia a fare da zona di raccordo mediano. Ciò a costituire una casa dichiaratamente dedicata alla villeggiatura estiva del borgomastro, che tuttavia avrebbe potuto costituire un stazione facilmente difendibile soprattutto grazie alla collocazione presso il centro esatto di un laghetto di 55 metri quadri, oggi non più presente. Di assoluto interesse nel panorama del patrimonio medievale locale, il Topplerschlösschen rappresenta un raro esempio di struttura simile sopravvissuta in uno stato di conservazione pressoché ideale, senza chiari segni di rinnovamento o modifiche sostanziali alle sue condizioni di partenza. E questo nonostante una vicenda storica connessa che, molto poco dopo la sua costruzione, sarebbe andata incontro alla sostanziale quanto irrimediabile rovina del suo committente.
È dunque un Heinrich Toppler all’apice del suo potere e della sua influenza quello che, attorno al 1400, di troverà a gestire una complessa situazione politica con i suoi immediati, e considerevolmente più potenti vicini. Nulla avrebbe fatto più piacere, a tal proposito, al burgravio di Norimberga Johann III degli Hohenzollern o al vescovo-principe di Würzburg Johann I. von Egloffstein, che annettere la facoltosa Rothenburg coi suoi mulini, le botteghe ed i territori fertili lungo il corso dell’eponimo Tauber, affluente di sinistra del Meno. Allorché all’inizio del secolo, commettendo un madornale errore diplomatico, il feldmaresciallo decise di lanciare i dadi metaforici del proprio stemma, andando in cerca di supporto finanziario e militare da parte del re deposto di Lussemburgo, Venceslao IV di Boemia. Al che nel 1407, segnalando l’offesa subita presso la sede imperiale, il fratello del burgravio Friedrich VI si recò alla guida di un esercito di 8.000 mercenari e miliziani dinnanzi alle porte di Rothenburg, con la ferma intenzione di assediarla ed affamarne la popolazione, se necessario. Ancora una volta dimostrandosi figura capace e previdente, Toppler aveva nonostante questo preparato il borgo a resistere, tramite l’accumulo d’ingenti viveri e la demolizione del vecchio castello imperiale fuori le mura, potenzialmente utile a costituire l’acquartieramento delle truppe nemiche. Prese in contropiede, le armate dovettero dunque scendere a più miti consigli ed a causa dell’ingente debito contratto dai loro datori di lavoro, questi ultimi decisero a quel punto di cercare un accordo. Non c’è notizia dell’impiego del piccolo Topplerschlösschen all’interno dello scacchiere di quel breve conflitto. Pur essendo riuscito ad ottenere il vantaggioso stallo sul campo di battaglia, tuttavia, il sindaco che tanto aveva fatto per i propri cittadini era tutt’altro che al sicuro. Come condizione per la cosiddetta pace di Mergentheim, il tribunale regio di Ruprecht determinò che Toppler dovesse essere punito severamente, allorché i suoi precedenti alleati ed ora accesi oppositori, sorprendendolo durante una seduta del consiglio, lo fecero arrestare e rinchiudere nei sotterranei della guarnigione. Seguono due mesi incerti nelle cronache, fino ad una morte presumibilmente sopraggiunta mediante decapitazione, sebbene alcuni ritengano che il trascorso detentore di una simile posizione di prestigio sia stato, molto più semplicemente, lasciato morire di fame e di sete.
Oggi visitabile come attrazione turistica minore, dietro prenotazione o semplicemente (così pare) andando a suonare il campanello all’attuale famiglia custode dell’antica residenza, il piccolo castello verticale parla in modo indiretto delle fortune e la caduta di un’interessante figura. Pittoresco a suo modo, quasi surreale, esso possiede il fascino che colpisce parimenti gli odierni frequentatori di Internet, così come i membri di una casta nobiliare ancora influente verso l’inizio del secolo scorso. Vedi l’esempio, in versione sovradimensionata, del quasi altrettanto celebre Herzogsstuhl di Saale-Holzland in Turingia, a Kleineutersdorf. Costruito per volere del duca Ernst II di Sachsen-Altenburg nel 1915, esplicitamente sul modello dell’edificio di Rothenburg, ma stavolta con il fine di essere un casino da caccia e luogo per incontri clandestine con le sue molte segrete amanti. Ragion per cui venne richiesta agli architetti l’inclusione di un passaggio nascosto, via di fuga in camera da letto dalla possibile furia della sua oltraggiata consorte. Un tipo di artificio costruttivo che, tanti secoli prima, avrebbe fatto comodo anche a Toppler, se soltanto avesse avuto la previdenza di costruirne e utilizzarne uno per tempo. Sebbene allo strumento spesso metafisico del senno di poi, ciò è tristemente noto, non sia concesso di salvare la vita di chicchessia.


