Solenne caramella semovente, dai gesti delle chele che raccolgono il tesoro del suo stesso ambiente

Lontano dal nucleo pulsante della barriera corallina dell’Indo-Pacifico, dove le propaggini di quella città sommersa iniziano ad estendersi in maniera orizzontale, lasciando indietro le alte torri e gli edifici perpendicolari ricoperti dalle incrostazioni sovrapposte, i labridi e i serranidi si spingono talvolta, con le pinne agili che voltano la linea laterale all’indirizzo di possibili, distanti e impercettibili movimenti. È questo il luogo, d’altra parte, dove le forme di vita diventano più rarefatte ed un diverso tipo di creature vaga nel sostrato, in molti modi meno esperte nell’individuare la presenza del pericolo, o almeno questo è ciò che immaginano i pesci portatori della loro implicita quanto inesorabile condanna. Allorché Gomphosus various, riconoscibile per il muso lungo e sottile, che usa come una pinzetta per ghermire granchi e echinodermi, percepisce un movimento tra un groviglio di Dendronephthya, octocoralli dalle ramificazioni interconnesse in un caotico ammasso andante dal rosso al verde, dal rosa al viola. Come alberi o come le siepi, fuoriuscite in qualche modo dalle fiabe delle circostanze, simili distretti offrono talvolta l’occasione, coadiuvata da un particolare metodo d’osservazione, di afferrare l’occasionale boccone imprevisto che migliora l’effettiva qualità della giornata. Temporaneamente assorto, il pesce scruta in mezzo alle propaggini di quel bizzarro mondo. Laddove a sua insaputa la creatura potenziale ha già capito l’esistenza del pericolo e sostando, nelle proprie peregrinazioni di foraggiamento, si è auto-imposta la mansione cardine del proprio vivere incostante: “Diventa il paesaggio, diventa il paesaggio.” Piccolo, coi suoi 2 cm appena di larghezza, il timido crostaceo è ora immobile nella corrente. Il proprio dorso aculeato, irregolarmente ricoperto da plurime chiazze e accenni di detriti, è ora una parte inscindibile della propria esperta personalità vivente. Egli non può muoversi perché non ha gli strumenti per fuggire. Ma possiede il singolo segreto, frutto dell’evoluzione di molti millenni, per passare totalmente inosservato. Preda e predatore sono adesso a neanche mezzo metro di distanza. Il secondo alza e abbassa in modo ritmico la testa, tentando di sfruttare la prospettiva. Eppur nulla emerge con contorni definiti, niente attiva i suoi neuroni per confluire nell’esecuzione del guizzo finale. Nessun assedio, d’altra parte, può durare in eterno: concentrato all’improvviso sul pericolo di stare lì, in attesa, il labride si volta e vaga in cerca di un bersaglio alternativo. Chiaramente, dev’essersi trattato di un errore. Gli errori càpitano, persino sotto il mare. Benché sia meno probabile, nel caso del granchio decoratore Hoplophrys oatesii anche detto candy crab, la cui massa corporea è costituita, nella maggior parte dei moment,i da una parte significativa di quello che con massima concentrazione cerca in ogni modo di diventare…Una caramella?

Molte sono le ragioni, dopo tutto, per invidiare i coralli molli o Dendronephthya nel loro ambiente di appartenenza. Colonie di microrganismi del tutto incapaci, contrariamente ai loro consimili più rigidi, di formare spessi scheletri calcarei con finalità difensive. Rispetto a cui, attraverso le pregresse generazioni, hanno preferito elaborare un altro tipo di strategia difensiva, principalmente di tipo chimico, basata sulla secrezione di metaboliti dal gusto sgradevole ed effetti nocivi sull’organismo di un’ampia gamma di potenziali divoratori. Il che rende i pesci sopra menzionati, come innumerevoli altri, del tutto indifferenti alla loro presenza, essendo abituati a considerarla nulla più che uno sfondo, sul quale si stagliano quel tipo di esseri bentonici configurati per nutrirsi di piccoli invertebrati, microrganismi e detriti di vario tipo all’interno di una simile foresta degli abissi marini. Nociva per molti, ma non per lui, che sembrerebbe aver stabilito una sorta di vantaggioso rapporto di commensalismo: il nostro amichevole Hoplophrys oatesii, membro di un genere monotopico della famiglia degli Epialtidi, noti per la loro capacità di raccogliere pezzetti del fondale, vivi o morti, per farne il più perfetto abbigliamento di una festa che parrebbe non avere mai fine. Poiché l’eleganza in quel contesto è un sinonimo di sopravvivenza, così come esistono, nel complesso intrico sistematico della società di terra, occasioni in cui si preferisce passare inosservati. Impresa nella quale il piccolo granchio, grazie ad una lunga pratica di presupposti ereditati, è maestro. Meno versatile, in tal senso, di altri esponenti del suo ramo dell’albero della vita, noti per la capacità di adattarsi ad una ragionevole varietà di ambienti possibili, colui che scientificamente prende il nome dalle parole greche ὅπλον (scudo) e φρύς (sopracciglio) rappresenta l’esempio di un assoluto specialista di quel tipo di coralli e zone di riferimento. Con una forma corporea che ancor prima di ottenere le risorse mimetiche cercate in modo pressoché costante, può fare affidamento sui plurimi colori del suo carapace, aguzzo e bitorzoluto proprio come la distesa che costituisce la sua preferita dimora. Fortemente dipendente, in tal senso, da un particolare tipo di ecosistema e le condizioni ecologiche ad esso connesse, il granchio caramella vanta una distribuzione discontinua con areali a chiazze tra i distretti del suo vasto areale di riferimento. Il che porta la popolazione di determinati luoghi, tra le Filippine e l’Indonesia, tra la Cina, la Corea e il Giappone, verso uno stato di sopravvivenza minacciata per il declino pressoché costante di quell’habitat sottoposto a sfruttamento non sempre sostenibile da parte di comunità costiere industrializzate.

Poco studiato dalla scienza olistica della carcinologia, perché dopo tutto è simile dal punto di vista biologico e filogenetico a molte altre creature degli abissi di cui fa parte, il coinquilino prediletto degli octocoralli riscuote di suo conto un comprensibile successo tra i collezionisti di forme di vita marina, che spesso lo includono come una gemma all’interno dei propri acquari domestici o condivisi. Eventualità certamente tutt’altro che preferibile per il singolo esemplare, a meno che sia nato in cattività, sebbene sia utile se non altro a far conoscere il carisma inerente di questa specie dall’aspetto insolito, giungendo a favorire l’istituzione di programmi di conservazione futuri. Non c’è caramella, in tal senso, che possa esistere senza lo zucchero. Anche quando l’ingrediente in questione viene sostituito da un’intera comunità di minuscoli polipi velenosi. Ed è già da molto che siamo a quel punto della nostra storia, in cui ulteriori errori potrebbero costarci l’esistenza di ogni tipo e varietà del plurimo consorzio corallino. Con un effetto a cascata nell’eliminazione a cascata di forme di vita marina che, probabilmente, non abbiamo visto dall’inizio del vigente Antropocene. La più drammatica delle Ere terrestri. Che potrebbe essere l’ultima per loro e molti altri, tendendo rovinosamente all’infinito.

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