Il patrimonio urbano di Sewell, utopia di scale in bilico sul pendio cileno

Seguendo la tortuosa ferrovia che fuoriesce dai confini dell’Atacama, non c’è uno stacco né particolare divisione per dividere il deserto pianeggiante dall’inizio dei rilievi collinari, dall’asperità crescente, in grado di costituire le radici della cordigliera andina. Ed è proprio qui, con difficoltà tecniche e logistiche progressivamente maggiori, che il visitatore si ritrova indotto a elaborare la complessità inerente del percorso, l’investimento di risorse occorso e conseguentemente, l’elevata determinazione di coloro che, attraverso le decadi del secolo scorso, proseguirono il tragitto fino alla sua più alta, e irraggiungibile destinazione finale. Proprio qui, a quella che costituisce ad oggi un’ora di distanza dalla capitale, e soprattutto quei 2.000 metri d’altitudine nella provincia di Cachapoal, sufficienti a rendere il tragitto un’avventura lunga due o tre generazioni, fino all’introduzione dei sistemi infrastrutturali del mondo corrente. Attraverso l’estendersi di un’epoca iniziata, in modo singolare, con l’accordo a titolo dell’ingegnere minerale statunitense William Braden, capo della Braden Copper, compagnia che proprio in questo sito individuò nel 1905 un giacimento del prezioso rame, metallo in grado di costituire via d’accesso verso la prosperità ancora oggi, fin dall’epoca del Mondo Antico. La dove trasferte quotidiane erano impossibili, e trascorrere l’intero ciclo stagionale assai pericoloso, per il clima, l’approvvigionamento, le valanghe. Fino all’elaborazione, di concerto col governo del presidente Errázuriz, di un accordo molto usato in territorio sudamericano durante quegli anni: la costruzione di un perfetto esempio di quella che viene comunemente definita una company town, il cui nome sarebbe stato Sewell, dal nome del fondatore della compagnia pagante, l’industriale ottocentesco Barton Sewell. Insediamento abitativo strettamente interconnesso alla sua azienda, o in questo caso alla tentacolare miniera di El Teniente, dove i membri della classe dirigente avrebbero potuto convivere a stretto contatto coi loro sottoposti. Controllando strettamente fino all’ultimo dettaglio della filiera. Vivendo in un contesto che avrebbe in qualche modo “elevato” la bistrattata classe dei lavoratori cileni, dotandoli di abitazioni e servizi moderni, tra cui un ospedale, la scuola, negozi con ogni sorta di cibo ed oggetti desiderabili, nonché luoghi d’intrattenimento quali un cinema, la piscina riscaldata e la pista da bowling. Previa accettazione di una serie di semplicissime, benché infrangibili nozioni comportamentali. Prima tra tutte: essere produttivi. È sorprendente quale grado di miseria e sofferenza avrebbe avuto modo di emergere, da questa semplice nozione procedurale…

Costruita senza spazio all’ornamentazione e in base ai rigidi crismi dello stile internazionale, Sewell avrebbe nondimeno assunto fin da subito un aspetto indubbiamente caratteristico. Così dislocata lungo il digradare dell’irto pendio, con le mura variopinte delle residenze collettive e gli edifici di servizio, prevalentemente costruiti mediante materiali leggeri e trasportabili mediante i mezzi ferroviari, quali legname e coperture zincate, inframezzati dall’unico tramite di spostamento immaginabile in tale contesto, una serie quasi escheriana di scalinate interconnesse tra loro. A partire da quella principale di dimensioni maggiori, chiamata Escalara Central, che partendo dalla stazione procedeva stringendosi fino alla tortuosa via d’accesso delle miniere di rame. La prospettiva di un lavoro sicuro, ben retribuito e condizioni di vita apparentemente sopra la media attirarono dunque fin da subito una grande quantità di abitanti, raggiungendo entro il 1918 le 12.000 anime, di cui soltanto il 5% era costituito dai quadri e supervisori provenienti dall’America settentrionale. Una volta completato il turno di lavoro sotterraneo, i minatori avrebbero tuttavia dovuto affrontare la realtà di una rigida divisione gerarchica. Con alloggi collettivi riservati alla classe del proletariato, in cui lo spazio vitale era direttamente commisurato alle necessità più basilari dell’individuo. Laddove le coppie sposate, possibilmente con figli, ricevevano alloggi più spaziosi e comodi, a patto che il marito fosse in grado di rispondere alle aspettative della compagnia. Bere alcol era assolutamente vietato, così come contravvenire al decoro istituzionale. Un particolare corpo di ordine pubblico, la polizia morale, teneva sotto scacco ogni evidente presupposto di promiscuità. Ed era nota per chiedere alle giovani coppie individuate per le strade se fossero marito e moglie, allorché stanchi di ricevere risposte non veritiere, iniziarono ad organizzare il matrimonio di tutti coloro che venivano fermati, in base a una scaletta attentamente distribuita sul calendario.
Ogni compito assolto, ogni turno completato, contribuivano dunque all’elaborazione di un aleatorio punteggio, che avrebbe concesso ai membri del sistema un accesso privilegiato a condizioni di vita migliori, merci di lusso e l’ideale di un radioso futuro sotto la supervisione degli occidentali. Chi tendeva invece a creare problemi veniva relegato a spazi marginali ed infine, allontanato. Ciò avrebbe sostanzialmente impedito, fino alla metà del secolo, la formazione di alcun tipo d’istituzione sindacale o altro ente di controllo dei diritti dei lavoratori, con conseguenze in ultima analisi di natura straordinariamente grave. In genere esemplificate dal terribile disastro del 1945 di el humo, “il fumo” sprigionato da un incendio sviluppatosi in corrispondenza di un magazzino situato presso uno degli ingressi della miniera. Il che bloccò l’uscita dell’interno turno lavorativo di oltre un migliaio di persone, saturando i tunnel sotterranei di anidride carbonica, che avrebbe provocato il decesso di 355 minatori ed il ferimento di ulteriori 747. Data la mancanza di un cimitero per provvedere a seppellirli lì a Sewell, le loro salme furono quindi caricate su di un treno e trasportate fino a Rancagua. Il lavoro non poteva subire alcuna battuta, d’arresto al di là di quella immediatamente necessaria.

La storia di Sewell è dunque la storia del mondo stesso, ed in modo particolare quella del Novecento nei paesi che furono trovati in posizione di svantaggio all’incipiente adeguamento verso le aspettative del capitalismo contemporaneo. Trascinati in vari modi nelle logiche di uno stile di vita lontano dalle proprie tradizioni, superficialmente “migliore” per comodità, sicurezza ed accesso alle cure mediche. Previa accettazione di norme crudamente imposte e fino all’insorgenza di situazioni di crisi. Quando tutte le gerarchie sarebbero state ristabilite, ogni barriera eretta nuovamente, tramite l’impiego di mattoni solidi formati dal preconcetto della storia pregressa. Soltanto successivamente all’aumento esponenziale della popolazione, fino ai 16.000 abitanti degli anni ’50 e ’60, l’iconico nido montano andò incontro all’inversione dei rapporti ereditati di tolleranza. Fino alla coesa formazione nel 1973 di un gruppo di circa 8.000-9.000 operai e 4.500 tra impiegati e quadri, stanchi della retribuzione troppo bassa rispetto alle normative nazionali da parte della Bradwell, al punto da cessare l’opera estrattiva per quello che sarebbe giunto a un gran totale di 74 giorni. Il cosiddetto sciopero del 41%, nonostante i tentativi di mediare da parte del marxista Allende, sfociò dunque in una perdita di 60 milioni di dollari culminando in una marcia su Santiago con breve occupazione del Congresso. Nella storiografia del periodo, tale ribellione è vista assieme a quella delle altre miniere di Cachapoal come il potenziale inizio di una rinnovata parità civile cilena, che sarebbe stata bloccata sul nascere dal colpo di stato e dall’inizio della dittatura di Pinochet. Con la recente nazionalizzazione del rame e l’acquisizione di Sewell da parte della compagnia statale Codelco, già intercorsa durante il governo del presidente assassinato, il mantenimento dell’insediamento di El Teniente fu quindi giudicato non più economicamente vantaggioso, portando al progressivo spopolamento e migrazione incoraggiata verso la vicina città di Rancagua, potendo fare affidamento sulla ferrovia moderna per trasferire regolarmente gli operai necessari all’inizio di ciascun turno lavorativo.
Oggi considerata un reperto significativo del Novecento, Sewell è stata, alquanto imprevedibilmente, inserita nei patrimoni dell’UNESCO nell’anno 2006. Tour turistici vengono regolarmente organizzati, con possibilità di accedere a diversi edifici in base al loro stato di conservazione attentamente codificato. Offrendo uno sguardo eccezionalmente preciso a quel capitolo del progresso e della globalizzazione, che ancora oggi si conosce poco fuori dai paesi che dovettero pagarne le conseguenze più inveterate. E che sotto mentite spoglie, occultato dalla scaltra esportazione dei suoi metodi sul piano tecnologico ed operativo, prosegue immutato.

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