Il mondo sulla pergamena di Hereford, atlante del sapere nella cattedrale del Medioevo

Difficile immaginare un’esperienza spirituale più profonda nel XIV secolo che trovarsi avvolti da plurimi segni della gloria del Divino, varcata la soglia delle più magnifiche e svettanti tra le sue dimore terrene. Edifici costruiti tramite l’applicazione di quelle nozioni elaborate, lungo secoli di accurata organizzazione comunitaria, proiettate tanto in senso orizzontale sul percorso delle tre navate, quanto poste ad elevarsi verso il cielo che sovrasta lo scenario del quotidiano. Allorché oltrepassando contrapposte geometrie, dietro gli archi ed absidi che si susseguono, il fedele era chiamato a rapportarsi con addizionali manifestazioni del potere comunicativo dell’arte: figure scolpite, episodi della bibbia in forma d’affresco o altro tipo di pittura monumentale. Ed in certi, rari casi, l’esplicitazione tramite l’intento dei creativi di concetti da un più significativo livello d’astrazione. Fino al caso limite dell’opera commissionata, durante il regno di Edoardo I d’Inghilterra, a una figura nota unicamente come Richard di Haldingham e Lafford. Disegnatore, pittore, probabilmente un archivista. Nonché qualcosa di simile a un cartografo, in base ai crismi di una cognizione che non era stata ancora elaborata nei termini contemporanei. Bensì quelli, inclusi nell’unica creazione recante la sua firma, dello stesso Ottaviano Augusto, Imperatore Romano situato nell’angolo inferiore sinistro mentre ordina la precisa misurazione dell’intero mondo conosciuto. Che prosegue dunque a dipanarsi sulla superficie di una pelle di vitello, della dimensione di 158×133 cm, la cui parte superiore triangolare reca l’immagine di Cristo del Giudizio, con la Vergine e gli angeli ad accompagnarlo. Due punti estremi, concettuali e nozionistici, entro i quali l’autore si è impegnato a porre in essere una sua precisa interpretazione dell’intero arco geografico dell’esistenza. Espresso nella forma tipica di una mappae orbis terrae (gergalmente detta T-O) in cui l’oceano circolare che circonda i tre continenti di Europa, Africa ed Asia è a sua volta suddiviso dalle due linee intersecantisi del Mar Mediterraneo. Benché connotata da una puntuale quanto esaustiva collezione di scenari più o meno pertinenti alla sua disanima visuale. Nella maggior parte dei casi identificati mediante didascalie in latino o francese normanno, le due lingue dedicate alla comprensione dei chierici che avrebbero dovuto utilizzare il manufatto. Non tanto a scopo di consultazione personale, quanto in circostanze che potremmo immaginare come una sorta di lezione o sermone, a vantaggio di coloro che avrebbero mostrato al termine della messa un sincero desiderio di espandere la portata della propria consapevolezza cognitivo. Fino a che punto, dunque, le nozioni contenute nella Bibbia e fonti ad essa più recenti come Plinio, Solino, Orosio, Isidoro di Siviglia… Potevano essere accostate all’interno di una singola composizione, supportando l’elaborazione di un discorso presumibilmente coeso? È soltanto tramite uno studio approfondito delle immagini, come i capitoli di un appassionante romanzo, che i fedeli venivano indotti a percepire l’effettiva confluenza delle ipotesi di una visione tanto dettagliata, quanto funzionale alla propagazione di determinate idee…

Ciò che immediatamente stupisce da una lente contemporanea di analisi della mappa di Hereford è quanto sia difficile individuare in essa le forme familiari della geografia a noi nota. Con la principale massa acquatica del mare che si estende in una forma grossomodo triangolare, sovrastato dall’immagine centrale della città di Gerusalemme, presentata in tal senso come centro sia del mondo che della Cristianità, paragonabile per dimensione soltanto agli spazi riservati a Roma e Parigi. Ulteriori appigli situazionali paiono direttamente prelevati dalla mitologia ed il mondo antico, con la presenza del Faro di Alessandria, il Labirinto di Creta ed il Vello d’oro, ma anche la Torre di Babele e l’arca di Noè sull’Ararat. Laddove il secondo bacino idrico per dimensioni è quello situato in alto di color rosso ocra, chiaramente suddiviso in due parti speculari per l’intercorso passaggio del Patriarca Mosé. Il fatto stesso che il Mar Rosso sia in tal modo situato permette dunque di comprendere una caratteristica fondamentale tutt’altro che rara in epoca coéva, che vedeva il nord posizionato a sinistra, con la sommità lasciata all’Oriente e l’Asia dove si trovavano, in base alla visione del Mondo Antico, gli irraggiungibili confini del Paradiso Terrestre. In contrapposizione diametralmente opposta al quale, il misterioso Richard posiziona invece le Colonne d’Ercole presso lo stretto di Gibilterra, mostrato come limite estremo dell’ignoto che non avrebbe mai potuto, nel suo pensiero, venire oltrepassato. Con la collocazione dell’Inghilterra duecentesca natìa in basso a sinistra, la stessa città di Hereford evidentemente disegnata da una mano diversa, il che ha fatto pensare ai filologi in passato che la mappa fosse stata spostata qui in epoca successiva alla sua creazione. Ed i margini del mondo ragionevolmente civilizzato, soprattutto nei due continenti ad essa remota, popolati da creature fantastiche, ivi incluse il monocero (parente prossimo dell’unicorno) la manticora, la fenice, la salamandra, affiancate da animali reali ma poco familiari all’epoca, vedi coccodrilli ed elefanti, più volte abbigliati per combattere evidenziando la loro possibile addomesticazione. Di ancor maggiore interesse, in luoghi come le profondità dell’Africa ed il delta del Gange, le tribù umanoidi mutuate dai bestiari dei cronisti e viaggiatori dell’epoca, tra cui spiccano i Blemmyes, figure senza testa con il volto situato nel torso, gli Sciapodi, individui con una singola gamba ed un piede sovradimensionato e i cinocefali dalla testa di cane. In giustapposizione a questo, precisamente rappresentato dall’autore, figura il tragitto dell’Esodo vissuto dal popolo ebraico, con diversi episodi scelti attentamente per mostrare questa parte dei Sacri Testi in una luce non propriamente positiva. Il che rappresenta, nello specifico, la principale connessione della mappa alla vicenda storica del santo Thomas de Cantilupe, che sul finire del XIII secolo fu uno dei più accesi sostenitori delle politiche antisemite implementate per finalità politiche dal sovrano Edoardo I d’Inghilterra. Così il popolo degli Israeliti, esplicitamente identificati con il termine contemporaneo di Ebrei, vengono mostrati mentre venerano il vitello d’oro ed altre figure demoniache, sfruttando croci ed altri anacronismi presi in prestito dalla cristianità con scopo dispregiativo. Mentre Mosè disceso dal Sinai, riprendendo una diffusa iconografia medievale non sempre o necessariamente peggiorativa, ha il capo sormontato da un paio di evidenti corna bovine.

Lungamente mantenuta in condizioni integre e più volte restaurata, nonostante le perforazioni ad oggi osservabili in diversi punti cruciali, la mappa resta dunque una delle testimonianze di maggior valore sulla visione del mondo appartenuta alla sua epoca. Rappresentando, potenzialmente, una copia di quella precedente dell’Abbazia di Ebstorf in Bassa Sassonia, andata distrutta ad Hannover nel 1943 durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale. Così mostrando la natura non sempre risolutiva dei trasferimenti istituzionali effettuati a scopo di proteggere gli antichi manufatti, effettivamente toccati in sorte anche alla mappa di Hereford durante lo stesso arco temporale. In un episodio che nel 1988 corse il rischio di ripetersi e stavolta in modo irreversibile, per il progetto dichiarato da parte del capitolo della cattedrale di venderla, assieme a parte dell’adiacente ed altrettanto rara biblioteca incatenata, causa l’imminente esaurimento di fondi. Prima di ricevere copiose donazioni da enti benefici e filantropi di tutto il paese. Mossa strategica sul piano delle relazioni pubbliche che potremmo definire, in termini di risultati, un vero e proprio colpo di genio.
In grado di proseguire la lunga tradizione ecclesiastica dell’uso di nozioni culturali, allo scopo di promuovere una particolare visione del mondo, fisicamente visitabile soltanto se armati dalla giusta quantità di preconcetti non confutabili. Qualunque fosse l’effettiva forma del vigente perimetro. E la portata misurabile dei suoi misteri.

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