Leggiadro è il vortice, mutevole il percorso del museo di Hainan, emblema della scienza immerso nella giungla cinese

In alto sullo sfondo di una skyline costituita in larga parte dagli spigoli del cosiddetto stile internazionale, tanto funzionale quanto anonimo e per sua implicita caratteristica privo di variazioni concepite sulla base del contesto latente, uno degli architetti più celebrati della Cina si è trovato a costruire l’opera che più di ogni altra sembra incorporare i crismi progettuali del suo modo di trasformare gli edifici in una narrazione. Ma Yansong e l’integrazione tra opera dell’uomo e natura: difficile immaginare una più evidente comunione di un artista con la sua poetica, più volte trasformata in una vera e propria dichiarazione d’intenti nei testi teorici, nelle interviste e tramite l’inconfutabile principio della via dei fatti. Così nasce chiaramente l’Hainan Kejìguǎn (海南科技馆 – Museo della Scienza di Hainan) inaugurato lo scorso aprile sulla base di quella che potremmo definire un’imprescindibile domanda: quanto può riuscire ad assomigliare una struttura da 45.528 metri quadri, sviluppata su cinque livelli più uno interrato, ad una nube? O per meglio definirla, l’addensamento di minuscole goccioline e cristalli di ghiaccio al centro di un evento ciclonico, del tipo che talvolta tende ad abbattersi su queste coste, minacciando danneggiamenti all’unico e prezioso spazioporto cinese. Qui sull’isola dal clima tropicale, la cui costa occidentale ospita la città da 1,8 milioni di abitanti di Haikou, evidentemente famosa per l’età media piuttosto bassa dei suoi abitanti. Difficile spiegare altrimenti le “oltre 30 scuole ed asili” che sorgono nel raggio di tre chilometri dalla nuova proposta museale, concepita al fine di educare ancor prima di costituire l’ennesimo punto di riferimento per il turismo. “Nell’epoca dell’I.A. che possiede tutte le risposte, dovremo imparare a porre le giuste domande” ha affermato a tal proposito la figura del creativo posto al centro, di questa ingegnosa ragnatela fatta di soluzioni ingegneristiche, innovazione tecnologica e metafore all’interno delle quali indurre un senso di stupore e meraviglia che anticipi una sorta d’illuminazione finale. Approcci come la soluzione di supporto costituita da tre nuclei di cemento portanti, senza nessun tipo di pilastri ad interrompere il vasto spazio vuoto dell’atrio ed i saloni del museo, giungendo ad accentuare ulteriormente l’impressione di trovarsi in una nave spaziale sospesa sopra l’area di un paesaggio attentamente costruito ad hoc. Con la piazza ribassata a forma di cratere, lo specchio d’acqua riflettente ed una foresta artificiale che già rappresenta parte viva dell’esposizione, essendo costituita dai liù kē shù (六棵树 – sei arbusti): cocco, albero della gomma, noce di betel, legno da agar, camelia da olio, palissandro di Hainan ed una rassegna di circostanze botaniche tipicamente definite i “dieci fenomeni delle piante”. Un modo originale di dare l’inizio all’esposizione ancor prima di aver varcato il portale dello svettante vortice pietrificato…

In verità composto, nella sua facciata esterna, da un insieme di 843 pannelli parametrici in polimero rinforzato con fibra (FRP) dalla colorazione iridescente, che cambia in base all’orario del giorno dall’argenteo all’azzurro ed il verde, l’insolito edificio trova ulteriore elemento caratterizzante nei giunti interconnessi per il deflusso dell’acqua piovana, copiosa evenienza per buona parte dell’anno alla latitudine di Hainan. Importante possibilità concessa al popolo dei numerosi visitatori, nel frattempo, è quella di poter sperimentare la propria visita in due opposte direzioni: dal basso o dall’alto, presumibilmente utilizzando nel secondo caso un sollevamento preventivo offerto gentilmente dagli ascensori centrali dell’edificio. Così da poter sperimentare le quattro sale espositive principali nell’ordine ideale del percorso concettuale desiderato: 好奇天地 (Hàoqí Tiāndì, “Il mondo della curiosità”), 热土探寻 (Rètǔ Tànxún, “Esplorando la terra calda”), 深海探秘 (Shēnhǎi Tànmì, “I misteri degli abissi marini”) e infine 深空探梦 (Shēnkōng Tànmèng, “Il sogno dello spazio profondo”) scegliendo in questo modo di partire dall’esplorazione cosmica per tornare verso la preistoria della natura del continente asiatico, o viceversa. Un punto fermo chiaramente sentito dall’architetto Ma Yansong, già famoso sull’isola per la sua opera risalente al 2021 del Cloudscape, la biblioteca/sala da lettura che incarna una diversa interpretazione dello stesso concetto di nube, questa volta labirintica e adagiata in posizione adiacente alle azzurre acque dello stretto di Qiongzhou, in modo tale da costituire un asse ideale di architettura innovativa tra le coste ed il nuovo centro cittadino di Haikou. Offrendo interpretazioni altrettanto valide, per quanto contrastanti nelle dimensioni, della sua idea ricorrente di una città shān shuǐ (山水 – “Montagne ed acqua”) ovvero che incorpori lo stile iconico della pittura tradizionale cinese, dedicata a rappresentare i paesaggi mediante l’uso d’inchiostro e poche pennellate grazie all’equilibrio delle proporzioni e dei tratti. Un qualcosa di perseguito, dietro le quinte, già dal formativo apprendistato presso lo studio di Zaha Hadid all’inizio degli anni 2000, prima di tornare a mezza decade di distanza a Pechino dove avrebbe fondato il proprio studio MAD, con sedi oggi anche a Los Angeles e Roma. Così da non lasciare mai l’impronta internazionale destinata a caratterizzare la sua opera, all’interno della quale ritroviamo anticipato la visione di Hainan nel Museo dell’Arte Narrativa di George Lucas nella maggiore città degli Stati Uniti Occidentali, altro edificio divulgativo che pare incorporare nella propria estetica una sorta di narrazione futuribile o fantascientifica, in quel caso dedicata al concetto di un’astronave appoggiata sul paesaggio lunare. Visioni alternative, come dicevamo, capaci d’integrare tradizione e progresso, l’arte antica con la cultura delle immagini digitalizzate o digitalizzabili dei nostri giorni. Proprio perché questo, più di ogni altra cosa, è quello che ci serve nel periodo storico che stiamo vivendo.

Impressionante anche nei contenuti oltre che come struttura, il museo dell’isola-spazioporto vanta dunque un planetario di grandi dimensioni e ben due sale da proiezione con schermi a LED completamente trasparenti al suono, soluzione in grado di costituire una assoluto primato mondiale. Completa l’esperienza memorabile delle sale con esposizioni interattive dedicate a scienza, tecnologia e natura una terrazza panoramica sul piano superiore con vista a 360 gradi sul mare e la città, pensata per offrire ai visitatori l’opportunità di contestualizzare l’efficace collocazione urbanistica del ciclonico impianto museale. Realizzazione pratica, e visibilmente efficace nell’intento di partenza, di quanto possa venire realizzato con i 768 milioni di yuan stanziati dal Comitato Provinciale del Partito ed il Governo di Hainan per la creazione di qualcosa in grado di diventare una delle più avanzate e complete strutture di divulgazione scientifica dell’intera Repubblica Popolare. Un importante investimento sulla cultura delle generazioni a venire. Che ci riporta anche in modo estetico all’inaugurazione del Guggenheim newyorchese di Frank Lloyd Wright nel 1943.
Prima che la corsa verso gli imprescindibili princìpi dell’apprendimento a distanza facessero passare in secondo piano l’importanza di simili strutture istituzionalizzate, assieme ai loro insostituibili contenuti. Ma l’opportunità di toccare con mano e girare attorno ad un modello dal diametro di 7 metri della Luna dei nostri cieli notturni, come può avvenire nella terza sala dello Hainan, potrà mai, davvero, perdere il suo fascino immune al passaggio dal tempo?

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