L’aereo non era esattamente polveroso: alacre e attento, il personale del museo sapeva cosa fare per assicurarsi il contrario. Regolarmente lucidato, mantenuto in condizioni estetiche ideali, questo falco della guerra ricordava in modo pregno gli anni del suo contributo al senso universale della Storia. Combattendo sotto l’egida di una bandiera. Sopra il capo delle moltitudini. Sputando fuoco all’indirizzo dei nemici del progresso della democrazia… Il che implica la stasi e la conservazione di un modello, piuttosto che l’effettiva introspezione a beneficio di coloro che vorrebbero capire nel profondo il senso degli eventi. Del resto, di Curtiss P-40, Warhawk o Kittyhawk che dir si voglia, ne furono costruiti più di 13.000. Non è dunque in alcun sorprendente, il fatto che qualunque spazio espositivo fosse intenzionato a esporne uno, nel mondo, sia negli ultimi 80 stato in grado di ottenere soddisfazione. Alcuni sono addirittura in grado di volare. Esatto! Di aerei come questo ce ne sono molti. O per meglio dire, ce ne sono stati… Fino al corso degli ultimi mesi e settimane. Visto il concretizzarsi di un progetto dalla lunga genesi, che all’inizio della settimana ha colto in contropiede l’utenza di Internet, mostrando un video che potrebbe provenire da un archivio storico non foss’altro che per la chiarezza ed alta definizione. In cui si vede un esemplare già famoso fare ciò per cui, davvero, esso era stato costruito. Cos’era dopo tutto un caccia della seconda guerra mondiale, se non la piattaforma per un gruppo d’armi sputafuoco? Ovvero in questo caso, sei mitragliatrici Browning M2 da 12,7 mm montate lungo il fronte delle sue ali. Dal funzionamento spesso dimostrato al cinema e nei videogiochi, quanto avulse all’esperienza pressoché diretta delle ultime quattro o cinque generazioni. Esclusi i presenti, s’intende.
Ecco allora sollevarsi, nella solida sequenza documentaristica, la coda dell’aereo in fase di decollo. Ed esso compiere il suo giro di preparazione, mentre trova il più perfetto allineamento con la serie di bersagli cartonati, disposti ad arte dai membri della fondazione americana Soaring by the Sea. Per rievocare, con la più assoluta e inconfondibile naturalezza, l’esperienza di coloro che vedevano arrivare il tuono e il fulmine dell’iracondia inusitata. Allorché il giovane pilota, senza porsi le domande di chi aveva il tempo e la ragione dalla propria parte, premeva il tasto del grilletto, scatenando il fuoco dell’inferno sulla testa dei suoi nemici. Una macchina teatrale, questa, scientificamente elaborata, con velivolo dotato di ampie telecamere che vola in formazione, droni ed elicotteri a testimoniare l’accaduto. Non che all’altro capo dell’oceano digitale, niente di tutto questo sembri in alcun modo meno che Reale…
Ho definito l’aereo famoso e ciò mi offre l’opportunità di approfondire, brevemente, la sua storia. Ciò che avete visto decollare e compiere l’impresa è in effetti un P-40N-1, numero di serie 42-104730 che nel 1943 venne costruito a Buffalo, nello stato di New York, quindi consegnato per farne buon uso alle forze aeree Australiane. Venendo riqualificato a tutti gli effetti come un “Kittyhawk”, ovvero versione revisionata fatta oggetto degli estensivi programmi di lend-lease (prestito operativo) effettuati nel corso del conflitto dai paesi dei diversi fronti alleati. Evento a seguito del quale, assegnato al 75° squadrone, venne posto di stanza presso la baia di Milne in Papua Nuova Guinea. Dove partecipò a decine di missioni con molti piloti diversi, effettuando combattimenti aerei e attacchi al suolo in almeno sette casi differenti. Fino al guasto e l’atterraggio di fortuna che alla fine del 1944 pose fine alla sua carriera bellica presso il campo aereo di Tadji, nella sua isola d’adozione. Ma non la propria storia: dopo esservi rimasto per 30 anni fino al 1974, quando venne per la prima volta recuperato e restaurato da Charles Darby e trasportato in Nuova Zelanda. Dandolo in custodia ad un deposito di Auckland, fino all’acquisto da parte della Pacific Aircraft Ltd nella metà degli anni ’90, che lo mise nuovamente in condizione di volo con il nome di battaglia Currawong (la gazza nera australiana, Strepera graculina) ricostruito sulla base d’inferenze storiche ragionevolmente ben informate. Il che ci porta alla frequente partecipazione a diversi airshow d’Oceania, e al successivo acquisto, nel più recente 2024, da parte della fondazione dello stato americano dell’Oregon, Soaring by the Sea. Ulteriormente perfezionato ed impiegato largamente in varie circostanze, tra cui dimostrazioni pratiche ed esperienze di volo dedicate ai veterani, come quella memorabile del centenario Richard Heyman mostrata qui sopra, l’aereo sarebbe quindi andato incontro al più recente, e interessante capitolo della sua articolata vicenda. Quando a settembre dell’anno scorso, in onore di un anniversario connesso alle imprese del colonnello Pappy Boyington, venne ridipinto con la celebre livrea “a bocca di squalo” del gruppo di volontari dei tre squadroni delle Tigri Volanti. Gli aviatori resi celebri dal film “I falchi di Rangoon” del 1942 con John Wayne e John Carroll, che racconta di come i loro contemporanei fossero stati inviati a combattere a difesa della Cina Nazionalista contro le forze apparentemente inarrestabili dell’Impero Giapponese. Dimostrando il maniera in cui i P-40, aerei sottovalutati fino a quel momento, potessero competere coi molto superiori Mitsubishi A6M “Zero” a patto d’ingaggiare gli avversari in gruppo, da una quota superiore e disimpegnarsi rapidamente per fare ritorno alla base. Una sorta di tattica di guerriglia aerea, coadiuvata da una significativa potenza di fuoco, che nei fatti sarebbe stata utilizzata con successo dai piloti statunitensi anche sugli altri fronti nel corso degli anni del conflitto a venire.
Ecco allora ritornare il senso di quell’implacabile e selvaggia cavalcata, così efficacemente riportato all’epoca presente dall’iniziativa della Fondazione, soprattutto grazie al contributo dell’armiere Eric McCluskey, proprietario della McCluskey Arms Company, che utilizzando materiali tecnici e testimonianze dell’epoca ha saputo ricostruire pedissequamente nel corso dell’ultimo anno il funzionamento e le potenzialità delle Browning M2 in dotazione all’aereo. Esperienze di attualizzazione non del tutto nuove ai membri della Soaring, assurti per la prima volta alle cronache con la loro acquisizione di un magnifico idrovolante PBY-5A Catalina del ’43 nel 2018, facendo seguito all’acquisto con un epico volo dalla Francia all’Oregon passando per Islanda, Groenlandia, Canada e Michigan. Riservando anche in quel caso spazi per la partecipazione pratica e l’esperienza diretta di coloro che in quei tragici anni del conflitto tra le nazioni, seppero individuare in tali macchine potenti un tiepido barlume di speranza, nonché l’inizio del percorso tecnologico che stiamo percorrendo ancora oggi. Ragion per cui vedere in volo un falco della guerra vecchio di 80 anni, ed in modo particolare, vederlo fare fuoco all’indirizzo di un bersaglio, è una situazione transitoria che permette di comprendere le proporzioni delle decadi trascorse e tutto quello che è venuto dopo. Un’opportunità più unica che rara. E tanto maggiormente utile, se coadiuvata dall’aiuto della nostra inesauribile immaginazione.


