L’oscuro mondo sotto Nottingham, città di fuorilegge, re detronizzati e gallerie segrete

Sussiste la comune prospettiva, nello studio dei fenomeni urbanistici, per cui la naturale tendenza di ogni centro abitato è quella di espandere se stesso, rispondendo all’espansione demografica che tende a caratterizzare un qualsivoglia tipo di agglomerato. Obiettivo perseguito in ogni direzione a partire da quelle cardinali, ma anche, e qualche volta soprattutto il sopra e il sotto. Laddove costruire torri o alti grattacieli può richiedere le competenze architettoniche dei tempi odierni, lo scavo in contrapposizione trova il proprio presupposto necessario nella sussistenza di specifiche condizioni paesaggistiche, ovvero la composizione geologica di un luogo, piuttosto che un altro. Quando Guglielmo I il Conquistatore, nel corso delle sue campagne dell’XI secolo destinate a fargli guadagnare la corona d’Inghilterra, scorse lo sperone di roccia sopra cui avrebbe costruito il forte di legno principale del Nottinghamshire, difficilmente avrebbe potuto immaginare i molti vantaggi, e le particolari problematiche, che sarebbero venute in seguito dalla particolare composizione di tale collina. Così come del nascente borgo a valle, destinato a crescere addossato alle alte mura di quel bailey, l’iniziale cortile fortificato e piazza d’armi della guarnigione normanna. Sostenuto, fin dalle radici delle proprie fondamenta, dal sostrato di arenaria triassica che la scienza odierna definisce Formazione del Gruppo Sherwood, materiale al tempo stesso friabile, benché dotato di una resistenza di massa sufficiente a sostenere il peso di archi e volte costruite dall’uomo. Il più efficace dei vigenti presupposti, per poterne ricavare spazi destinati alle più disparate e funzionali delle mansioni, così come avvenuto in precedenza per quel sito che in epoca bretone si era guadagnato l’appellativo di Tigguo Cobauc, ovvero “luogo di abitazioni rupestri”. Fu dunque nel 1194 che il castello, rimpiazzato da una più solida struttura in pietra durante il regno di Enrico II Plantageneto, divenne teatro dell’assedio condotto da Riccardo I al ritorno dalla Terza Crociata. Ma non prima del leggendario duello tra il fuorilegge della foresta, Robin Hood e il suo nemico giurato eternamente senza un nome, lo sceriffo eponimo della contea in questione. In un corollario di racconti in cui le gallerie segrete, alternativamente, servirono da vie di fuga o cupi labirinti per l’occasionale prigionia dei suoi allegri compagni, inevitabilmente liberati nel corso di avventurose quanto appassionanti peripezie. A seguito delle quali, in una fase esponenziale di espansione destinata a continuare lungo i secoli, diventò un usanza tipica degli abitanti quella di scavare con particolare enfasi verso le viscere del territorio sottostante, per poterne ricavare solai e ulteriori spazi abitativi, tanto che nel 1620 Robert Cobert, vescovo di Oxford famosamente scrisse a proposito di: “Uomini scaltri come talpe, che non abitavano all’interno di case ma buche nel terreno. Tanto che mentre persone gli camminavano sopra la testa, coperti da giardini e strade come delle cappe, dovevano guardare il fumo del camino per sapere se la pentola bolliva al piano di sotto.” Non c’è dunque molto da meravigliarsi se, attraverso il corso dei secoli, il dedalo segreto cominciò a guadagnare i presupposti d’interconnessione vicendevole tra le sue propaggini un tempo distinte…

Prima di lasciare del tutto l’Era Medievale, tuttavia, sarà opportuno citare almeno un altro fatto rilevante. Quello collegato alla celebre storia del cosiddetto Buco di Mortimer, un tunnel ricavato proprio nella nuda roccia del sopracitato castello. Costruito in origine per ragioni incerte, ma famosamente utilizzato nel 1330 in occasione del colpo di stato del futuro Re Edoardo III, il quale percorrendolo assieme ai propri complici, poté sorprendere e sconfiggere le guardie dell’amante di sua madre ed usurpatore de facto della corona, Roger Mortimer, Primo Conte di March. Per poi trascinarlo fino alla Torre di Londra, dove sarebbe stato messo a morte un mese dopo, mentre Isabella di Francia veniva costretta ad un anticipato pensionamento presso Castle Rising, nel Norfolk. E tutto grazie a quel pertugio quasi verticale oggi situato, a quanto si narra, in corrispondenza di uno dei pochi pub di caverna del Regno Unito, il Ye Olde Trip to Jerusalm, che ufficialmente lo identifica con una parete ormai lungamente murata della sua enoteca. Esemplificando una saliente connessione, del sottosuolo cittadino con la produzione e tutela climatiche delle bevande alcoliche, in grado di costituire un punto fermo nell’espansione progressiva dei suddetti scantinati, molto spesso collegati all’industria fiorente dei birrai locali. Così come, almeno in un altro celebre caso, a quella parimenti rinomata dei conciatori di questa zona dalla produzione agricola piuttosto limitata, con l’attestazione a Nottingham dell’unico esempio in Gran Bretagna di una fabbrica di pelli dotata di vasche di ammollo sotto il livello del terreno, probabile contromisura per il nefasto odore sprigionato storicamente dalla decomposizione e trattamento di tale preziosa materia prima. Un luogo, quest’ultimo, integrato nell’ipogeo di Broadmarsh/Drury Hill non troppo lontano dal centro cittadino, oggi noto con il nome turistico di “City of Caves” essendo stato reso più attraente dalla ricostruzione degli arredi interni e l’utilizzo di diversi ausili divulgativi di tipo multimediale. Contrariamente al caso dell’altrettanto vasto, ma meno visitabile sotterraneo facente parte della vecchia miniera di sabbia di Rouse presso Peel Street, in seguito trasformata in spazio abitabile per venire soprannominata a partire dal XIX secolo con il nome accattivante di Robin Hood Mammoth Cave. Entrambe strutture destinate in epoca contemporanea ad essere impiegate, come molti altri luoghi sotterranei di Nottingham, con la funzione di rifugi antiaerei contro i raid tedeschi della seconda guerra mondiale, il che avrebbe portato alla progressiva creazione di tunnel di collegamento interconnessi, alimentando il mito che la città sorgesse sopra un unico, immenso dedalo di gallerie, come nel caso della catacombe di Parigi. Un mito da molti punti di vista irrealistico, data la presenza di sostrati geologici meno friabili interposti tra i diversi quartieri, che avrebbero agito come una barriera insuperabile senza poter beneficiare dei metodi di scavo offerti dalla tecnologia moderna.

Il che non toglie il fatto che le gallerie di Nottingham bastino a renderla un caso unico nel territorio della Gran Bretagna e non solo, ragione di approfonditi studi e sondaggi da parte degli storici del mondo contemporaneo. Chiamati a raccolta, in modo particolare, a partire dalla seconda metà dello scorso secolo, quando il progressivo aumento delle strutture costruite sotto il livello del suolo, vista l’edificazione di centri commerciali, sottopassaggi e linee di collegamento metropolitane, avrebbe gradualmente visto emergere le letterali centinaia di spazi archeologici non ancora scoperti. Fino all’istituzione a partire dagli anni 2010 dell’iniziativa universitaria nota come Nottingham Caves Survey, mirata alla costituzione di un database e approfondite mappe tridimensionali delle grotte più importanti, destinata a veder crescere la propria lista di anno in anno, fino al traguardo recentemente raggiunto della millesima caverna cittadina. Cifra ben più che meramente simbolica, risultando nei fatti indicativa di una propensione estremamente caratteristica per la discendenza pluri-secolare dei cosiddetti uomini talpa. Che lo stesso, onorevole Robin Hood avrebbe osservato con un certo sospetto, quando inclini a utilizzare i propri spazi a partire dal XVI secolo per operazioni clandestine come il gioco d’azzardo e la lotta tra galli. Esistono, naturalmente, diversi tipi di fuorilegge. Tutti egualmente inclini a ricercare, con i metodi dettati dalle condizioni del territorio, l’oscura tenebra di un nascondiglio. Ed è cosa nota che la foresta di Sherwood, con la crescita esponenziale dei confini cittadini, dopo il Medioevo non sarebbe mai più stata la stessa!

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