Un piede dopo l’altro, le braccia tese in senso verticale, il gruppo di cinque alpinisti al seguito di Aniruddha Patil si allontana progressivamente dalle valli verdeggianti che si estendono ai due lati del crinale della Testa di Cavallo. Lungo quella che non può essere descritta formalmente come una parete, ricordando più un pilastro, simile a quelli sopra cui l’antico imperatore Ashoka era solito far incidere le proprie leggi entro i confini del suo vasto dominio. Non foss’altro che in funzione del saliente modo in cui, avvicinandosi alla vetta del massiccio Vajir o “Visir”, la forma dell’oggetto assume una vistosa allargatura che comporta l’utilizzo di tecniche complesse. Solo i chiodi possono permettere di andare oltre; precluso ai praticanti del semplice corpo libero, è l’opportunità di giungere alla piatta sommità del copricapo finale. Da cui lo sguardo spazia in ogni direzione verso limiti distanti, escluso quello del massiccio più vicino. Quale miglior luogo per l’unboxing catartico del premio argenteo che YouTube regala ad alcuni dei suoi più popolari produttori di contenuti? Qua dove il peso stesso della storia, sembra dare un senso a gesti di un tutt’altro dominio, compiuti quasi cinque secoli prima dei giorni digitalizzati…
Combattere una guerra difensiva in grado di durare intere generazioni può plasmare il senso di una civiltà quando si vive ogni momento nella sensazione di essere sospesi in mezzo al corso degli eventi, potentemente vulnerabili alle curve imprescindibili di quello che costituisce il susseguirsi degli effetti e delle circostanze. Al punto che lo stesso aspetto di quel territorio, che sovrasta o agisce come terra di confine di un simile regno, può costituire la fondamentale ispirazione per un paradigma della classe dirigente, che la porti non soltanto ad elevarsi dal punto di vista metaforico dalle necessità dei propri sudditi o sottoposti. Bensì spostarsi anche in senso fisico, nell’esigenza di salire lungo il corso della gravità situazionale. Fin lassù, dove lo sguardo del nemico può lanciare il senso di un’anelito costante. Ma nulla più di quello. Celebre, in tal senso, il caso di Raigad, la fortificata capitale di montagna del sovrano dei Maratha Shivaji I, che ivi trasferì la propria corte per allontanare i rischi del conflitto intermittente coi tenaci sultanati dei Mughal. In un maestoso palazzo dai forti bastioni situati ad un’altezza sopra il mare di 820 metri, essendo collocato presso l’apice della catena montuosa di Sahyadri entro lo stato indiano del Maharahstra. Mentre non altrettanto noto è il modo in cui una parte del suo dominio sopraelevato fosse già stato effettivamente conquistato dalla controparte della guerra combattuta contro gli alleati del temibile Aurangzeb di Bijapur. Incluso un altro tipo di fortezza, forze meno vasta e ricca ma di certo non più accessibile, dove fosse la montagna stessa a offrire impervie veci delle fortificazioni costruite dall’uomo. Un luogo irraggiungibile situato all’altitudine persino più notevole di 858 metri. Il cui nome, in quel momento, era Mahuligarh o Forte di Mahuli…
Il passaggio di consegne avvenne dunque nel 1661, a seguito di un assedio la cui narrazione resta semi-leggendaria nella storia di un periodo turbolento della storia locale. Sebbene ciò non fosse destinato a costituire l’ultimo colpo di scena, visto come successivamente il forte fosse stato restituito agli islamici per il trattato della pace temporanea di Purandar, per poi venire nuovamente invaso dalle truppe del formidabile stratega Moropant Trimbak Pingle nel 1670, successivamente alle sue celebri campagne per la conquista del vicino Surat. Mahuli possiede, in tal senso, una posizione strategica in corrispondenza di un incrocio di strade di assoluta preminenza amministrativa, potendo sorvegliare Junnar e Ahmednagar attraverso Kinhawli-Murbad, oltre al passo montano che portava a Naneghat. Ma soprattutto aveva il vantaggio di una situazione topografica prossima all’inaccessibilità, con le proprie barriere a strapiombo scolpite nella roccia ignea, assieme ai faraglioni e muraglie aggettanti capaci di fornire postazioni per avvistare e respingere l’eventuale avanzata di un’esercito ostile. Tanto che lo stesso Shivaj I era solito spostarsi periodicamente proprio qui a Mahuli, per meglio supervisionare il movimento dei suoi eserciti da una prospettiva più vantaggiosa. All’interno di strutture di cui oggi resta poco o nulla, causa l’ampio uso del solo legname come materiale di costruzione, sebbene la presenza di svariate statue a tema induista permetta di desumere la costruzione pregressa di non uno, bensì ben quattro templi, dedicati a Shiva e Maruti. Il che ha saputo fare di questo sito, oggi reso maggiormente accessibile grazie all’installazione di una moderna scala di ferro rinforzata, una meta di pellegrinaggi elettivi che uniscono l’approfondimento storico alle sfide del trekking e l’escursione di montagna. Un privilegio che soltanto raramente riesce estendersi al sopracitato pilastro di Vajir, costituente nei fatti un punto d’interesse visitabile soltanto da coloro che possiedono una significativa esperienza pregressa. Con i suoi circa 90-100 metri concettualmente non dissimili dalle più ardue torri di roccia dei contesti alpini. Tanto da essere stato descritto come una sorta di corso accelerato, una circostanza ideale dove dimostrare le proprie tecniche prima di avventurarsi verso mete ancor più tecniche in paesi all’altro lato dell’Eurasia, e non solo.
Riconosciuto come bene storico dai primi anni del Novecento, il forte di Mahuli è stato tutelato legalmente senza azioni di restauro specifiche mirate a conservare un patrimonio architettonico del resto già scomparso da tempo. Il che potrebbe anche derivare dall’oggettiva difficoltà di organizzare interventi entro i suoi confini inaccessibili, sebbene si discuta ormai da tempo per quanto concerne i criteri necessari a definire un patrimonio dell’umanità tramite, l’ipotetico inserimento dei forti del Maharashtra nelle liste dei siti dell’UNESCO. Il che potrebbe oggettivamente contribuire a dare ossigeno a eventuali iniziative di promozione e recupero, a vantaggio di un tipo di turismo avventuroso capace di vantare ben pochi eguali, nell’India e nel mondo. Per non parlare delle squadre in grado di raggiungere la vetta più ardua dei dintorni. Così da rendere immortale la memoria di quei giorni formidabili. In cui la montagna stessa combatteva dalla parte di coloro che ne avevano fatto il più prezioso degli alleati. Sull’incedere così violento e battagliero, talvolta imprevedibile, del corso stesso della Storia.


