Da zero a cento in mezza rotazione: la sfera di metallo che governa il flusso delle maree

La città nervosa che guardava in alto, in alto verso un cielo fosco e carico di nubi esiziali. Mentre scrosci sovrapposti continuavano ad avvolgere le mura dei palazzi in un’incipiente tenebra dei presupposti ambivalenti. Da una parte simbolo di un mondo naturale che si sfoga, prevenendo in tale modo un ulteriore accumulo di nebuloso potenziale. Ma dall’altro i presupposti di una logica ed ansiogena domanda: ci saremo ancora tutti al sorgere del nuovo sole, dopo lo schiarir della tempesta? Mentre un dito sul pulsante attende, attende il palesarsi di un criterio preciso. Nella stanza di controllo dei sistemi anti-alluvione dell’agglomerato, in grado di attivare una delle più invisibili, ed imprescindibili tra le infrastrutture di gestione della crisi. Finché ad un segnale che non tutti possono vedere, parte quel segnale che raggiunge in modo pressoché istantaneo l’attuatore sotterraneo. Con un moto fluido e collaudato, il planetoide nell’alloggiamento inizia lentamente a girare. Aprendo la condotta principale verso quell’odierna equivalenza di cisterne costruite dai giganti, cattedrale di colonne dove l’acqua viene indotta a defluire. E tutto tramite il passaggio nello spazio di un valvola, non poi così diversa da quella che si trova dentro rubinetti delle abitazioni!
Le dimensioni dopo tutto poco contano, nell’applicazione della logica scalabile dei meccanismi utili all’odierna civilizzazione. Benché pesino tantissimo, per quello che concerne le modalità di costruzione di coloro che ne assemblano i singoli componenti generativi. All’interno di opifici dove la specializzazione è tutto; poiché soltanto macchine di grande possenza e costi operativi impressionanti, possono scolpire i materiali con i margini di tolleranza necessari a un tipo simile di applicazioni. Luoghi come quello al centro di quel breve video, girato dentro il capannone di un’azienda chiaramente situata nella grande Cina, i cui addetti si trovano alle prese con un qualcosa di altrettanto massiccio, per lo meno rispetto alla sottodimensionata equivalenza, di cui soltanto abbiamo relativa familiarità situazionale. Ed è così la scintillante quanto valida approssimazione di una sfera armillare, ciò che viene messo in posizione al centro dello spazio operativo sotto i carroponti situati strategicamente negli avulsi lidi del soffitto in duro materiale plastico e lattiginoso. Prima di essere sostanzialmente iscritta in un anello perforato, nei cui fori contrapposti trovano collocazione perni rotativi dei trunnions/tronchi. Allorché al momento del bisogno incombente, il mega-rubinetto possa spalancarsi in modo rapido e preciso. Evitando la tracimazione dei distretti concepiti per accogliere soltanto l’effetto di un flusso ordinario…

Il concetto della valvola a sfera è di suo conto un metodo lungamente noto agli ingegneri dell’umanità, fin da quando ai tempi degli Antichi Romani si era soliti crearne valide anticipazioni tramite la fabbricazione molto poco salutare della fusione del piombo. Quello stesso tipo di metallo tossico, purtroppo utilizzato nelle grandi città dei quattro angoli imperiali, che riusciva a prendere la forma facilmente, per poi essere voltato manualmente nei condotti tramite l’approccio manuale latente: aperto/chiuso, parallelo/perpendicolare. Ciò che parimenti viene assicurato tramite la rotazione degli odierni rubinetti di sicurezza, domestici o sovradimensionati, di quel tipo che presenta solo un paio di effettive configurazioni; laddove il dosaggio è giudicato irrilevante. Rispetto alla creazione di un sigillo di chiusura il più possibile vicino alla perfezione. Proprio quello che nei fatti viene garantito dal sigillo sferoidale di cui sopra, la cui chiusura può essere effettivamente garantita in due modi: il primo, quello più comune nei tipici esemplari per uso domestico, grazie alla capacità residua di spostarsi in modo libero all’interno della “sfera” esterna, così che la pressione stessa garantisca la creazione di un sigillo con la curvatura del suo nucleo, incorporato con lo scopo esatto di mettersi in mezzo. Ed il secondo come da video procedurale sopra esposto, tramite l’impiego di pareti dell’alloggiamento stesso che dovranno premere, mediante l’uso di sistemi di precarico meccanico o speciali molle architettate in proporzione, data la necessità per simili volumi della valvola di essere libera soltanto in un senso di rotazione possibile, piuttosto che indotta al sostanziale galleggiamento sui diversi assi.
Ben pochi margini d’errore, dunque, risultano possibili per componenti di una tale dimensione imponente. In cui un gocciolamento anche d’entità minima potrebbe trasformarsi, nelle condotte emergenziali o acquedotti di grande flusso, nel preliminare palesarsi di un futuro disastro. Il che rende tanto pregna e significativa la scritta in cinese di ammonimento: 百术不如一迅 “Cento abilità non valgono quanto un’azione rapida” che induce i dipendenti a muoversi soltanto in base a procedure di comprovata efficienza. Di fronte alle pesanti ramificazioni comportate da eventuali sviste, proporzionate all’importanza del lavoro che soltanto qui può essere portato a compimento.

Ci sono a tal proposito varie modalità di produzione della valvola a sfera, che possono influire grandemente sul costo finale del componente. Da quella creata con il pezzo interno in più pezzi imbullonati assieme, due o tre a seconda dei casi, che possono permettere la sostituzione di un’eventuale parte usurata dalle lunghe decadi di utilizzo. Soluzione preferita per gli oleodotti o altri siti di trasferimento di fluidi con bassa tolleranza allo spreco. Passando per il metodo più frequentemente visto in ambito infrastrutturale urbano, molto probabilmente responsabile del primo passaggio non mostrato nel video cinese, consistente nella saldatura dei suddetti componenti l’uno all’altro, così da assicurare l’assenza di perdite per l’orizzonte medio-lungo dell’impiego che ne consegue. Fino all’ipotesi più sofisticata e rara, che qui possiamo vedere per un tipo di valvola pensata per la presa a mare di un super-yacht, che lo youtuber specializzato in lavorazioni CNC sta letteralmente scolpendo a partire da un singolo blocco di metallo. Con un costo realizzativo unitario, orgogliosamente dichiarato nel titolo del video, pari a (circa?) 100.000 dollari, certamente superiore a quello della pur maggiore valvola mostrata in apertura. Perché anche l’occhio vuole la sua parte nel settore del super-lusso, dove estetica e funzionalità vengono spesso visti come lati comprimari della stessa medaglia.
Eppure anche in assenza di simili accorgimenti, non è facile ignorare il fascino inerente di un qualcosa che può assolvere a uno scopo imprescindibile. Quando creato grazie ai calibri precisi dell’industria moderna, assieme a quel comparto che non può facilmente ritrovarsi sopravvalutato. Dalle aspettative frutto di una valida esperienza personale. E l’approfondito studio dei nostri antichi predecessori.

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