Lo spirito della foresta che sorge dal passaggio della sega elettrica sui tavoli scolpiti di Scott Dow

Alle prese con un pranzo in una casa di prestigio, si può essere talvolta sottoposti a soggezione per l’impressionante assenza di un tema comune nello schema dell’arredamento, ed il prezioso novero di oggetti appesi alle pareti. Dipinti, oggetti d’arte, collezioni sovrapposte dietro e sopra le comuni suppellettili che incombono da ogni angolo delle gremite stanze. Così come i soprammobili dalle svariate forme, l’uno accanto all’altro, suscitano nell’immaginazione immagini di un tempo avulso e luoghi geograficamente lontani. Allorché soltanto il tavolo dove si svolge il pratico momento conviviale, nel rassicurante palesarsi della prassi gastronomica già nota, può sembrare il punto dove concentrare il proprio senso di pacifica esistenza, la quieta, sistematica latenza dei momenti elettivi. Almeno che volgendo gli occhi parzialmente stanchi, pericolo nella palude pre-esistente! Da esso non emerga il predatore di paludi senza nome. L’oscuro e ruvido tra i coccodrilli, amato ma nemico, alligatore. Non esattamente un centrotavola. E nemmeno una scultura fatta con il ghiaccio, del tipo che figura certe volte nei galà di fine anno dei paesi dalla latitudine che supera il 66° dei paralleli terrestri. Bensì un figlio di quegli stessi Stati Uniti del remoto meridione, caldi, umidi e coperti di paludi, dove la natura l’ha creato in forza dell’evoluzione. Affinché l’artista della temperata ed intermedia Pennsylvania, Scott Dow, potesse riprodurlo grazie al tocco rapido della sua mano. E il cacofonico strumento, che altri tipi di figure impiegano per far cadere i tronchi di catalpa che si affollano remoti. Là in fondo tra le ombre, dove fronde altere sorgono a filtrare la distante luce che si estende quotidianamente a mezzogiorno.
È un’opera davvero singolare, questa, del tipo capace di assurgere alle glorie incontrastate dei video virali su Internet, grazie all’iniziativa social della figlia del suo creatore, amministratrice improvvisata di una pagina Instagram tra le migliaia di avvincenti alternative. Del tutto capace di emergere, d’altronde, fino ai 500.000 follower contati al momento, poiché ben pochi sanno impiegare legno e sega elettrica con perizia e abilità paragonabili a costui, per non parlare della stima ed attenzione dimostrata nei confronti di alcune tra le meraviglie viventi che costituiscono il variegato ecosistema nordamericano. E non solo. Di cui questo rettile degli acquitrini, portato a emergere direttamente dalla trama longilinea di quel tronco levigato, non è che il primo è più famoso dei capitoli, all’interno di un percorso decennale che può definirsi al tempo stesso un punto di partenza ed un approdo. Giacché nulla, delle vie tentate in precedenza, può effettivamente dirsi parimenti meritevole di ritrovarsi al centro di una produzione tanto eccezionale…

Un’ottima intervista dell’autore compare sul canale YouTube di un’altra artista della motosega, la giovane Chainsaw Jenna. Occasione in cui Dow collabora con lei nella creazione di un interessante tavolo con tartarughe.

Scott Dow nel suo laboratorio, che visto da fuori può effettivamente dirsi più che altro simile a una segheria, vive professionalmente circondato dalle cose che più di ogni altra sembrano capace di rappresentarlo ed egli ama, dal profondo stesso della propria opera creativa cominciata verso l’inizio degli anni duemila. “Se vuoi fare i soldi in questo campo” pare gli avessero riferito: “Devi specializzarti sugli orsi” Così come un tempo prevedeva il canone del tutto americano, creato negli anni ’50 da figure del calibro di Ray Murphy e Ken Kaiser, della scultura lignea con lame dentate, approccio al tempo stesso pratico e mostruosamente rapido per dare forma alle creature conosciute troppo bene dagli escursionisti che si allontanavano dalle metropoli tentacolari di quel paese. Sebbene qui stiamo parlando, più che altro, dell’inizio del suo canone, in grado di lasciare presto il passo ad opere di un tipo prettamente orizzontale, che potremmo definire meramente “tavoli” benché siano molto più di questo, in cui il corpo del legname si trasforma in acqua limpida ed immota, da cui sorgono la testa, corpo e coda di creature tanto spesso inclini ad attraversarla. Coccodrilli dunque, ma anche lontre, lupi, volpi, castori… In un pezzo particolarmente memorabile, il sauro stesso mentre annaspa tra le fauci dalla testa di un giaguaro immerso, intento nel tipo di caccia resa celebre da innumerevoli documentari. In un interessante sovvertimento dei modelli poi, riprendendo le figure umane del suo periodo statuario ispirato all’arte classica, un cecchino dei marines mimetizzato in quelle torbide profondità, palese omaggio al suo periodo di due anni trascorso come protettore di quei sacrosanti ideali. Prima di tornare in ambito civile, frequentando la scuola d’arte della Edinboro University of Pennsylvania, da cui riprendendo il suo interesse giovanile per il disegno, sarebbe emerso come scultore poliedrico interessato a molti materiali, inclusi ceramica, marmo, bronzo ed altri metalli. Ma sarebbe presto stata la sega elettrica, con il suo senso di potenza, gli angoli netti e l’immediatezza a conquistarlo totalmente, dando origine alla produzione destinato a renderlo famoso. Iniziata la sua produzione soprattutto nel campo economicamente responsabile dei mobili fatti a mano, dopo la crisi economica del 2008 e soprattutto una diagnosi di cancro tre anni dopo, avrebbe poi deciso d’inseguire a tempo pieno la sua ispirazione iniziale: fare del legno, la sua plastilina. Il fluido fantastico dei suoi pensieri indivisi. Preferendo, a tal fine, l’utilizzo degli alberi decidui del genere Catalpa, un tipo di bignonie capaci di crescere fino a 10-15 metri di altezza famose per il loro legno fragrante, resistente a sollecitazioni e l’attacco dei parassiti. Da cui il tripudio senza limiti d’impareggiabili esercizi di stile…

Osserva, per esempio, il suo caccia F-14 dedicato alla serie cinematografica Top Gun, in cui la grana lignea si trasforma da acqua alla superficie evanescente ma non troppo caotica di nubi superne. O ancora i molti soggetti che potremmo definire prettamente gotici, se non ispirati in via diretta all’estetica della musica Heavy Metal, con teschi, anime dannate o morti viventi. Che pur avendo un campo di circolazione certamente più settoriale, rientrano a pieno titolo nel campo dell’arte dai soggetti fantastici, che tanto riesce ad attivare i meccanismi dell’immaginazione umana. Anche notevole, per l’ingegno dimostrato, la seria di polipi tentacolari in cui il piano del tavolo, rigorosamente in plexiglass trasparente, è concepito per venire posto in mezzo ai componenti separabili della scultura, affinché gli utilizzatori possano cenare circondati dalle membra della sottostante creatura. Un modo certamente atipico di percepire e dare forma alla bellezza. Che tuttavia colpisce e sembrerebbe aver trovato molti validi sostenitori, con un business di successo che ha visto Dow annoverare celebrità come il conduttore radiofonico Joe Rogan tra i suoi clienti, oltre a numerosi compratori internazionali.
Vendendo le sue opere ad un prezzo, in fin dei conti, non del tutto irragionevole: che si aggira, come indicato dal suo sito ufficiale, dai 3.500 dollari per le figure più piccole, ai circa 9.000 per i sempre popolari alligatori e fino a 20.000 per il maestoso kraken, culmine della sua perizia generativa. Variazione ampiamente comprensibile dalla varietà di attrezzi e procedure utilizzati per i diversi pezzi, che possono richiedere una quantità variabile di ore di lavoro in base al numero di passaggi necessari a completarli da ogni rilevante aspetto. Sebbene quello maggiormente in grado di definirli e caratterizzati resti sempre il primo, rapido passaggio della sega elettrica. Prototipico pennello, o “coltello meccanico” come sono giunti a definirlo in Finlandia (konepuukko) di un’intera fervida generazione di tagliatori. Che come il proverbiale autore rinascimentale, sentono i tronchi dialogare in via diretta con la propria mente, sempre attenta a comprenderne le aspirazioni maggiormente remote. Nutrendo con la segatura il demone nascosto dell’invenzione. E lo squalo immaginifico che alberga obliquamente, nello spazio interstiziale dei prescienti attimi d’ineguagliato acume.

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