Ad ogni cavaliere uno scudiero. Per qualsiasi professore, un assistente. Dietro ad un pilota di Formula 1 c’è un meccanico. Prima del pittore, il costruttore di cornici. Per cui allo zenith del trionfo personale, corrisponde sempre il nadir di colui che sotto, prima, di nascosto e dietro ha costruito laboriosamente i presupposti della gloria, con perizia percepita come meno nobile sebbene sia comunque il frutto di una lunga pratica e dovizia sempiterna nella labirintica foresta dei particolari. Eppure mai nessuno tra le moltitudini, e soltanto pochi che non siano “addetti ai lavori” si ricordano di celebrare simili benefattori, se non in casi molto specifici e per circostanze di tipo fortuito nella logica inerente di quei contributi. E non proviamo neanche ad aspettarcelo: giacché nessuno è incline, nel momento stesso in cui si spengono le luci, a ricordare quei nomi. Nello strale Olimpico degli sciatori e praticanti dello snowboard che discendono nel candido pertugio, quel sentiero che costituisce al tempo stesso viale discendente ed un rampa trasversale necessaria a sollevarsi in aria (che siamo propensi a definire in modo anglistico, half-pipe) vige d’altro canto il sollevarsi di una doppia sillaba statunitense che in maniera alquanto atipica, costituisce un nome ed un cognome. Dough Waugh, colui che sul finir degli anni ’80 prese un ambito del tutto settoriale degli sport nascenti giovanili e riuscì a trasformarlo in un’applicazione pratica del proprio ingegno personale. Quindi, nella fonte di guadagno pluri-decennale nonché punto di partenza di un settore nuovo delle strane macchine, create ad-hoc per fare fronte ad obiettivi del tutto chiari. Poiché chiunque può dotarsi di bulldozer, scavatrici ed altri ausili funzionali alla creazione di un buco. È quando si cerca di farne due identici, che le cose iniziano a farsi davvero complicate.
Per fare un passo indietro non tutti ricordano, a tal proposito, come la sciata nel mezzo-tubo aveva già a quel tempo avuto i propri anni formativi, o mitologia generativa, nell’intraprendenza di un duo di atleti controcorrente, Bob Klein e Mark Anolik. I quali stanchi di combattere con i proprietari di resort per il proprio diritto ad usare una singola tavola, piuttosto che la coppia di oblunghi attrezzi e gli scarponi regolamentari, scoprirono nel 1979 uno scenario ideale a fare pratica nel terreno di proprietà della Tahoe-Truckee Sanitation Company presso la città di Tahoe. Conca letterale candida all’interno di un avvallamento collinare, ove la fuoriuscita temporanea dal livello superiore delle due pareti laterali poteva dar luogo a presupposti estatici d’acrobazie, se risalita con l’idonea traiettoria obliqua al traguardo. Contingenza fortunata al pari dei vasti acquedotti del canale idrico individuati dallo skateboarder Tom Stewart & colleghi poco fuori San Diego, che già negli anni ’70 avevano fornito presupposti simili agli amanti delle tavole dotate di ruote. Da lì alla costruzione d’infrastrutture in entrambi i contesti, estivo ed invernale, il passo fu abbastanza rapido. Nonostante le gravose problematiche che tendono ad emergere nella gestione sistematica di un materiale semi-solido e scorrevole come la neve…
Con l’aumento del passaparola tra gli snowboarder e la conseguente popolarità del sito di Tahoe, i gestori di piste sciistiche tanto restii a permettere a quei praticanti di venire a disturbare lo status quo tradizionale cominciarono ad intravedere l’opportunità di un significativo e mai del tutto trascurabile guadagno. Allorché all’arrivo della prima estate del decennio assunsero squadre di scavo con la finalità di preparare nuove conche, tubi diagonali che una volta ricoperti dalla neve permettessero agli uni-sciatori di trovare valide opportunità di pratica ed un conseguente desiderio di pagare per l’ottenimento del privilegio. Ed è qui che entrò in scena il sopra menzionato Mr Waugh, al secolo un agricoltore organico del Colorado con interessi soprattutto nella produzione degli umili cereali. Settore in cui risulta necessario nel panorama industriale odierno, per poter essere competitivi, l’impiego di un attrezzo in grado di raccogliere il prodotto granulare per poi trasferirlo nel cassone di un apposito autocarro, mediante il tipo di apparato che prende il nome di trasportatore a coclea o grain auger. Sostanzialmente una vite infinita all’interno di un alloggiamento, che operando a partire dalla posizione orizzontale prosegue poi diagonalmente verso l’alto, al fine di espellere in tal senso il valido prodotto della terra così battuta. Da cui l’implicita domanda: “E se tentassimo di fare esattamente la stessa cosa, con le curve della U nevosa in questione?” Nacque in quel fatidico momento d’illuminazione, ben presto seguìto dal brevetto necessario, l’attrezzo elettrico per il gatto delle nevi con il nome stranamente evocativo di Pipe Dragon, il cui “baffo” laterale altro non è che il principio funzionale uno di questi apparati del mondo agricolo, attentamente modellato al fine di perfezionare, ripulire e mantenere operative i due lati dell’arco invertito, diventato ormai sinonimo di un intero settore sportivo. Con grandi vantaggi non soltanto logistici, bensì soprattutto qualitativi. Giacché soltanto grazie alla sua opera tecnologica, era d’un tratto possibile aspettarsi che due half-pipe costruiti ai lati opposti della Terra avessero la stessa angolazione e forma, così da permettere agli utenti d’impiegarli in relativa sicurezza fin da subito, senza il precedentemente necessario periodo di acclimatamento. Caso volle, a dire il vero, che sarebbe stato proprio questo passo quello necessario oltre dieci anni dopo ad ottenere la storica inclusione dello snowboard nei giochi Olimpici di Nagano del 1998, gettando lo spettacolare guanto di sfida che viene ancora oggi raccolto, al culmine di ciascuna edizione.
Il che non significa che il progetto originale di Dough Waugh purtroppo deceduto a soli 55 anni nell’anno 2000 fosse immune alle imitazioni, né impossibile da migliorare. Allorché nel panorama odierno, attraverso i lunghi anni di un settore in crescita e la progressiva affermazione di sistemi collaudati, lo standard vede l’utilizzo di una serie di macchine prodotti da diverse aziende, tra cui il Pipe Monster della ZAUGG svizzera ed il Global Cutter a guida laser della Develop neozelandese. Entrambi egualmente utili allo scopo, sebbene il secondo ricordi, per impostazione del funzionamento, più una macchina per il sollevamento in ambito minerario analogamente ai primi esemplari prodotti da Waugh, che disponevano di pale rotative in aggiunta alla coclea sopra descritta.
Strade alternative verso un obiettivo comune, la cui risultanza è tanto notevole quanto imprescindibile al tipo di spettacolo che a tal punto affascina le moltitudini ed accresce l’interesse collettivo nei confronti di quella che, per tanto tempo, era stata considerata unicamente una fad o moda passeggera destinata a sciogliersi come la neve di primavera. E chi può dire quale sarebbe stato il futuro dello snowboard, senza l’invenzione destinata a nobilitarne i presupposti ed appore sostanziali intenti di ripetizione operante in grado di oltrepassare le generazioni?


