Il fragoroso ritorno del drago d’acqua che s’infrange ripetutamente per chilometri nell’entroterra cinese

Recita un distico di Su Shi (1037-1101) celebre poeta della dinastia Song: “La marea del diciotto dell’ottavo mese: / uno spettacolo senza eguali sotto il cielo.” Invocazione priva di contesto per quel tipo di fenomeno che in quel mondo antico veniva collegato alla collera divina, l’intercessione degli spiriti sovrani, il volere degli antenati ed altri eventi sovrannaturali dall’origine o modalità di svolgimento aperta all’interpretazione dei filosofi coévi. Laddove al giorno d’oggi, sarebbe ragionevole pensarlo, eventi simili per quanto straordinari costituiscono la mera risultanza di fenomeni che la scienza ben comprende e totalmente privi di un alone mistico latente. Il che non spiega la ragione per cui ogni anno, per oltre 60 Km lungo le rive dell’ampio fiume orientale della Cina, il Qiantang, migliaia se non decine di migliaia di persone si radunino andando incontro a un rischio personale tutt’altro che trascurabile. Per osservare con i propri occhi, al tempo stesso preparati e increduli, la forma tangibile ed alta fino a 9 metri di quello che può essere soltanto il serpentino, chimerico Yinglong, servitore incaricato di supervisionare le acque per conto dell’Imperatore Giallo all’origine dell’intera civiltà cinese.
钱塘江潮 (Qiántáng jiāng cháo) Marea del fiume Q. è il suo nome formalmente messo per iscritto, adesso come all’epoca in una popolare e diffusa serie di pamphlet creati mediante la stampa a caratteri mobili, a vantaggio dei viaggiatori che volevano conoscere i precisi orari del fenomeno nelle versioni preliminari visibili durante il corso dell’intero anno. E soprattutto quando esattamente prevedere una fermata presso la città di Haining nell’odierna prefettura di Zhejiang, volendo partecipare all’annuale festa dedicata al totalmente incontrollabile, ma facilmente prevedibile evento. Questo perché il palesarsi all’improvviso di circa un miliardo di litri d’acqua, che ostinatamente invertono il flusso della corrente accompagnando la spuma e forse anche i pesci dell’Oceano Pacifico fin dove la navigazione era comunemente placida, ed il ritmo delle traversate quasi sonnolento, costituisce in verità la risultanza di particolari allineamenti cosmici nell’incessante danza di Terra, Luna e Sole, così da dislocare agevolmente tali masse da uno spazio naturale ad un altro. Disegnando arcane geometrie capaci di compenetrarsi a vicenda, la cui forma fu associata tradizionalmente al dorso di un drago d’argento o nero, a seconda della quantità di sedimenti coinvolti anno dopo anno al palesarsi della mirabile circostanza. Non che fossero carenti, al tempo stesso, una nutrita serie di associazioni di natura storica pregressa, che vedevano il suo riproporsi come segno della collera d’insigni predecessori, andanti incontro ad una fine prematura per le pieghe imprevedibili degli eventi…

La più famosa ed antica di queste storie resta probabilmente quella del generale Wu Zixu, vissuto nel VI secolo a.C. durante il turbolento periodo di battaglie tra i guerrafondai sovrani del periodo delle Primavere ed Autunni (770-476 a.C.) Prima che da tale Caos potesse emergere il concetto di uno stato cinese centralizzato, dunque, tale abile condottiero militare vide suo padre e suo fratello giustiziati ingiustamente dal potente sovrano del regno di Chu, allorché giurò vendetta e sfuggito egli stesso alla cattura, decise di mettersi al servizio del Re Helu del regno di Wu. Contribuendo con il suo consiglio alla sofisticata rete di alleanze e numerose battaglie che avrebbero portato alla caduta del suo primo signore, e l’ascesa del secondo, egli si sarebbe perciò trovato in una posizione di preminenza dopo la successione dell’erede al trono, Helü. Accusando quest’ultimo di non prestare sufficiente attenzione all’avidità e la corruzione dei suoi sottoposti, Wu Zixu venne tuttavia accusato di tradimento e gli fu ordinato di suicidarsi. All’esecuzione di tale mandato, il suo corpo venne gettato nel fiume Qiantang. Ancorché si affermi che il suo spirito, non potendo in alcun modo transitare all’altro mondo, avrebbe continuato a manifestarsi nella furia ricorrente di quell’onda di marea, il cui suono roboante simboleggia il grido vendicativo di chi cerca la giustizia postuma di un torto subìto. E marcia periodicamente negli antichi territori, mettendo in guardia i potenti sulle ingiustizie e l’occasionale carenza di fibra morale.
Nonostante l’associazione ad un tale fatto drammatico, l’onda del Qiantang sarebbe stato successivamente uno spettacolo tenuto in alta considerazione dalla stessa corte imperiale ancora all’epoca di Su Shi, cronologicamente corrispondente al nostro Medioevo, tanto che abbiamo notizia di svariati viaggi dell’intera corte dalla seconda capitale Hangzhou lungo il corso del fiume nelle ricorrenze indicate, al fine di ammirare la collera della natura possibilmente indotta dallo spirito degli antenati defunti. Risale a questa stessa epoca, del resto, la tradizione di un’intera categoria di esperti naviganti commemorata dal poeta Pang Lang (m. 1009) il quale parlò estensivamente di coloro che puntualmente affrontavano il ritorno dell’onda per l’intrattenimento degli spettatori, coperti di tatuaggi e tenendo in alto dei vessilli che non venivano mai fatti bagnare. Un gesto interpretato, a posteriori, come simile allo stare in piedi su una tavola da surf, anticipando in qualche modo il moderno sport acquatico. Se non che il disordine causato dai loro facoltosi seguaci, che erano soliti ricompensare i più abili con significativi onori e ricchezze, avrebbero portato nella fase successiva della dinastia dei Song Meridionali al divieto formale di mettere in pratica tale usanza.

Il che non ha precluso in alcun modo, chiaramente, la pratica ritrovata di quel modo di rapportarsi all’onda nell’epoca contemporanea, con i giochi aperti ufficialmente durante un evento internazionale organizzato nel 2013 da Red Bull, cui avrebbe fatto seguito il ritorno annuale di praticanti provenienti da ogni parte del mondo, al fine di sperimentare direttamente l’effetto di quella che ad oggi costituisce la più lunga e significativa onda di marea fluviale al mondo. E c’è da dire che le testimonianze videografiche delle loro imprese, in parte reperibili su Internet, offrano scorci straordinari di un’attività comunemente riservata alle coste oceaniche, qui dotata dello sfondo degli elevati grattacieli dell’odierna Haining o l’iconica pagoda a 13 piani di Liuhe, un tempo usata come faro di segnalazione per i naviganti.
Ricca di storia e significati culturali profondi, l’onda di Qiantang costituisce dunque un filo ininterrotto con il passato. Sebbene la sua esperienza diretta non sia stata priva, anche nella sola storia recente, di gravi quanto prevenibili incidenti. Con una quantità di decessi da parte di persone che si erano avvicinate in modo imprudente, in modo particolare pescatori eccessivamente entusiasti, che supera le 20 persone, giustificando ampiamente l’implementazione nelle ultime decadi di una serie di misure di sicurezza, tra cui un segnale luminoso di pericolo e i supervisori nominati dalle autorità locali, con il compito d’impedire l’avvicinamento dei comuni cercatori d’inquadrature per Instagram o il sempre popolarissimo social Douyin (il nostro TikTok). Esattamente come dovrebbe succedere idealmente nel Grand Canyon ed altri luoghi inevitabilmente precari nello scenario multiforme del turismo globale. Un accorgimento che, purtroppo, non sempre si realizza nell’arduo compito di salvare la vita delle persone.

Lascia un commento