Impossibile J1832, il metronomo stellare che riorienta le nozioni possedute dalla conoscenza umana sull’Infinito

Un mercoledì di lavoro come molti altri presso il radiotelescopio ASKAP, grande antenna situata nel Midwest dello stato dell’Australia Occidentale. Se non che al concludersi del turno, una chiamata giunse all’improvviso dal centro di controllo Chandra a Cambridge, Massachusetts. Qualcosa d’imprevisto era stato scoperto in una zona del cielo corrispondente alla costellazione dello Scudo, a una distanza dalla Terra quantificabile approssimativamente sui 15.000 anni luce. “È una fonte a impulsi di radiazioni a raggi-X” Annunciò l’ufficiale di collegamento. “Con un tempo di lampeggiamento… Insolito. Ma è la posizione che vorremmo fosse analizzata con il vostro riscontro. Potreste controllare la sigla di riferimento J1832−0911?” L’eccitazione attraverso le ore successive, presso la moderna installazione completata nel 2019 in una delle zone più disabitate dell’entroterra semi-desertico del continente, crebbe in modo lento ma costante. Mentre l’ipotesi in origine soltanto vagamente accennata si concretizzava in una nuova formidabile scoperta: che una sorgente cosmica potesse accendersi senza nessuna soluzione di continuità coerente. In un’area lungamente sottoposta alle rilevazioni precedenti dell’interferometro australiano nel periodo tra il 2013 e 2023. Finché in quel fatidico 14 febbraio del 2024, mentre il radiotelescopio puntava in una regione totalmente diversa del cosmo, il telescopio orbitale della Nasa portato nello spazio il 23 luglio del 1999 non scovò in maniera totalmente casuale l’oggetto di un cruccio palese: l’evidente sovrapposizione, cominciata all’improvviso, tra un turnover di tipo spettrale e quello nuovo di una radiazione elettromagnetica ad alta energia. In altri termini la prova incontrovertibile dell’accensione di un “semaforo” su scala cosmica, la cui natura andava ora sottoposta ad un’approfondita disanima e collocazione presso il novero delle speculazioni prive di solidi punti d’appoggio sul piano scientificamente condiviso. E dopo tutto, perché non cominciare subito con i comunicati stampa? La divulgazione generalista, è cosa nota, tende ad apprezzare un succulento ed ufologico mistero. Specie quando accompagnato da immagini spettacolari di sezioni inusitate del cielo notturno, verità innegabili del tutto compatibili col volo della nostra fantasia. E quel cerchio rosso situato sulla foto in posizione decentrata, corrispondente al nuovo ingresso dei cataloghi delle magnetar, un tipo di stelle a neutroni dalla dimensioni relativamente ridotte ma una massa eccezionalmente elevata. In altri termini il residuo, compresso a causa del potere gravitazionale, della quantità di elementi rimanenti dopo l’esplosione occorsa di una supernova. Il che, naturalmente, non spiegava in alcun modo l’evidente sincronizzazione delle due emissioni energetiche sin qui menzionate. Né il modo o la ragione per cui tale lampeggiamento insolito avesse avuto inizio proprio adesso, lungo le imperiture pagine del cosmo infinito…

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