Grandi vuoti nel paesaggio che compaiono a intervalli statisticamente prevedibili, risalenti all’epoca del Paleozoico, nella vasta zona del karst carbonatico del Sud della Cina. Dove gli antichi ammassi di calcari e doleriti, sottoposti ad erosione per l’effetto di sostanze chimiche ed il clima subtropicale, si sono disciolti attraverso un periodo d’innumerevoli generazioni. Lungo, nonostante questo, sempre meno dei secoli intercorsi, da che la giungla circostante ha continuato a crescere ed avvicinarsi, propagando i propri rami oltre il confine del burrone antistante. Dal che il seguito è scontato quanto imprescindibile, nevvero? Perché mai, viste le circostanze, frutti e semi non sarebbero dovuti scendere fin dentro l’abisso sottostante? Affinché un suolo scarno, ricco di quel potenziale, diventasse del colore dei sostrati vegetali. Dove la luce giunge in quantità ridotta, eppure sufficiente. E il ciclo della vita può riuscire ad adattarsi, e continuare con solerte indifferenza. Qualità innegabilmente utile, quest’ultima, nel regno sussistente della modernità recentemente occorsa; laddove il mutamento climatico, ma anche l’espansione degli spazi antropogenici, ha ormai portato certe piante a riduzione complessiva della propria diffusione un tempo preminente. Arbusti come la Magnolia aromatica, ricercata per il legno pregiato, la floricultura, la medicina tradizionale. Pressoché ovunque, tranne giù nei cosiddetti tiankeng (天坑 – pozzi celesti) tra le cui nebbie la sapienza popolare collocava spiriti vendicativi ed animistiche presenze a guardia della natura. Forse una semplice metafora, a riferimento delle difficoltà inerenti dal discendere una ruvida parete verticale, per decine o centinaia di metri, con l’unico appiglio di una lunga corda e ancor più significativa forza di volontà.
Veniamo dunque ai giorni nostri e alla provincia per lo più rurale del Guangxi, lungo il confine vietnamita. Dove un articolo scientifico di Xian-Liang Zhu e colleghi ha messo in evidenza tramite la pubblicazione, sul principio di agosto, un problema inevitabile di tale circostanza, soltanto in linea di principio affine al sogno dell’intonso paradiso primordiale, spesso utilizzato come termine di paragone al fine di studiare un’epoca dell’oro lungamente dimenticata. Nel figurare di uno schema delle circostanze in cui determinati tronchi restano indefessi ma non necessariamente conformi. E perdono, a causa di fattori inevitabili, la maggior parte della propria innata predisposizione alla sopravvivenza…
Lo studio pubblicato con il patrocinio dell’Istituto di Botanica del Guangxi, a Guilin, prende dunque spunto dagli estensivi campioni e le osservazioni compiute in merito alla sopracitata magnolia parte di un clade tra i più antichi esempi di angiosperme al mondo, diretta risultanza di un susseguirsi dei multipli milioni di anni intercorsi. Albero capace di raggiungere, in condizioni ideali, l’altezza di oltre un trentina di metri fino alla produzione frutti simili a pigne composti da follicoli sovrapposti, capaci di aprirsi e distaccarsi singolarmente. Anche in luoghi profondi come il tiankeng di Leye, dove i 112 esemplari esaminati e raccolti dal Dr. Zhu mostravano caratteristiche individuali di perfetta salute e capacità, almeno in linea di principio, di proseguire senza problematiche la propria discendenza. Un punto cardine, quest’ultimo, della riscoperta e complessa tutela dei fossi carsici o doline maggiormente rinomati, diventati nelle ultime decadi una meta turistica forse fuori dai sentieri principali, ma cionondimeno frequentati con assiduità bastante ad arrecare alcuni evitabili danneggiamenti. Il che costituisce, come dimostrato dall’analisi genomica di tali alberi, soltanto una parte degli ostacoli frapposti tra simili tronchi ed il loro domani. Visto come un contesto circondato da tali pareti rocciose, tanto spontaneo e innaturale al tempo stesso, abbia portato in tempi pregressi alla selezione di fenotipi decisamente anormali e diventati gravosi nel tempo. Ivi incluso un adattamento all’ombra che ha causato il deperimento e l’immediata morte degli esemplari di M. aromatica trasportati nelle serre di superficie. Ma non prima di riuscire a rilevare, tramite l’analisi in laboratorio del loro DNA, una diversità ridotta ed un carico di mutazioni deleterie superiori alla media, in larga parte motivate dal ridotto pool genetico accessibile a ciascuna macchia di alberi nel verde oceano sottostante. Per l’assenza di appropriate popolazioni d’insetti impollinatori, normalmente coleotteri, nonché l’assenza di vento e i fronti di pressione necessari alla diffusione eolica del materiale genetico inerente. Tanto che, anche nelle condizioni climatiche migliori della superficie dei nostri giorni, l’effettiva sopravvivenza a lungo termine di queste particolari varianti appare difficile da prevedere, soprattutto in forza della rigida interdipendenza acquisita. Un concetto espresso nell’articolo con l’espressione di “trappola genetica” o “vicolo cieco evolutivo”. Offrendo spunti di riflessione non propriamente consolatori, nei confronti di tutti coloro che credevano ottimisticamente alla possibilità di utilizzare un giorno le doline del sud della Cina come vere e proprie capsule temporali del pianeta Terra.
Per una considerazione sempre al centro del discorso in merito alla conservazione delle specie: l’animale o pianta, quando raggiunge un certo grado d’isolamento dai suoi simili, è in larga parte già condannato. Poiché la vita non può prosperare senza un adeguata persistenza del suo principale punto di forza: l’adattamento e ricombinazione genetiche, seguìte dal sopraggiungere della gravosa senescenza. Affinché le svettanti generazioni lascino il posto ai nuovi teneri virgulti. Per cui un territorio ideale, proprio nel suo essere una nicchia elettiva e irraggiungibile, può essere un bene per un singolo, ma il male per la sua linea di sangue. Come una scialuppa di salvataggio nel mare in tempesta. Che può condurre alla salvezza in condizioni ideali, purché non ci si trovi intrappolati per un tempo eccessivamente lungo. Nel sussistere di un falso senso di soddisfazione e compiacenza. Che conduce, fin troppo spesso, verso l’annegamento.
Per approfondire: link all’articolo “Karst tiankengs preserve but constrain evolutionary potential in the endangered tree Magnolia aromatica” Xian-Liang Zhu et al.


