L’enigma esistenziale del pozzo che ha iniziato ad incresparsi senza una ragione apparente

Antichi luoghi di culto sono stati consacrati per ragioni meno inspiegabili di questa: un uomo soddisfatto, proprietario di una fattoria, contempla con soddisfazione l’opera recentemente completata di un nuovo pozzo per l’approvvigionamento idrico. Adesso, finalmente, l’irrigazione risulterà meno dispendiosa senza il coinvolgimento dell’acquedotto municipale, oppure potrà fare affidamento su una fonte pratica previa opportuna filtratura per dare da bere al suo bestiame. Quando all’improvviso ed in maniera totalmente inaspettata, il pelo della superficie mostra una palese increspatura. Dapprima quasi invisibile, quindi più evidente, infine totalmente ed innegabilmente significativa. Oggetti e piccoli detriti sobbalzano su e giù, mentre una certa quantità di acqua inizia a fuoriuscire dai bordi. Il fenomeno si ripete più e più volte, nel corso dei giorni e le nottate successive. Non ci vuole molto perché gli abitanti del villaggio vicino, richiamati dalla percezione di un qualcosa d’inusitato, si radunino a bordo strada, per assistere allo spettacolo del tutto privo di precedenti. Nessun altro specchio idrico vicino, naturale o artificiale, mostra lo stesso anomalo comportamento.
Non è l’incipit di una narrazione fantascientifica questo, bensì l’effettiva notizia proveniente da Virparda, nel taluka di Morbi del Gujarat occidentale. Avente per protagonista l’agricoltore locale Pranjivan Sadariya, trovatosi all’improvviso al centro di una notizia di portata più che nazionale. Risulta raro d’altro canto che nei tempi odierni, dove tutto è sempre chiaro ed evidente, possa verificarsi una serie d’eventi dalla genesi difficile da attribuire, nonostante l’entusiastica partecipazione di teorici più o meno esperti tra i distretti del vasto oceano internettiano. Per quanto sia stato possibile raggiungere, quanto meno, un consenso sul piano della terminologia, che ha visto il singolare frangente rientrare a pieno titolo nella categoria delle sesse o seiche, onde stazionarie alla base di un movimento periodico all’interno di una massa d’acqua chiusa. Termine in realtà mutuato dal campo scientifico della limnologia, essendo stato inizialmente utilizzato nel XIX secolo in Svizzera per le occasionali fluttuazioni del lago di Ginevra, dovute a discontinuità della pressione atmosferica in corrispondenza delle contrapposte sponde. Il che non toglie che masse più piccole possano sperimentare situazioni simili, sebbene come in ogni concatenazione di cause ed effetti, la chiarezza di una tale occorrenza risulti inversamente proporzionale alla sua rarità e vastità del contesto di riferimento. E ben poche onde anomale tendono comunemente a generarsi in una vasca di ricarica dell’ampiezza di una ventina di metri circa e profondità dichiarata di 5,5, a meno che…

Tra le molte contradditorie ipotesi che si sono affollate dal recente 2 agosto, prima data di occorrenza del surreale sciabordìo, una delle più entusiastiche è stata dunque l’eventualità che speciali caratteristiche o geometrie del pozzo avessero contribuito, in qualche maniera, a farlo agire come una sorta di sismografo su scala ingigantita. Casistica in verità non priva di precedenti, nella maniera dimostrata presso il Devil’s Hole della Valle della Morte in Nevada, formazione geologica ad imbuto afferente alla profonda falda idrica del luogo più caldo della terra, nonché teatro dell’endemismo di uno dei pesci più rari al mondo, il Cyprinodon diabolis. Il cui ciclo vitale risulta influenzato periodicamente da moti ondosi che spazzano tutta l’acqua e la materia organica dalla piattaforma parzialmente illuminata, verso l’oscuro abisso di 500 metri sottostanti. Evidenza lungamente inspiegabile per i primi esploratori, finché non fu notata una corrispondenza con forti terremoti anche a distanze impressionanti: disastri come quello della magnitudo 8,8 del 2025 nella Kamchatka (4.000 miglia di distanza) o l’episodio del livello 7,9 del golfo dell’Alaska del 2018 (2.000 miglia di distanza) tanto per citarne un paio, capaci di causare innalzamento ed abbassamento dell’acqua di un’altezza di anche un pollice. Effetto dovuto, come sarebbe stato successivamente dimostrato, proprio al sommovimento risonante del vasto bacino sotterraneo dell’acqua di falda, collegato da un reticolo di gallerie invisibili all’interfaccia superficiale del Devil’s Hole. Il che, tornando al recente episodio del Gujarat, risulta parzialmente applicabile, ma non del tutto. In primo luogo per l’assenza di episodi tellurici direttamente collegabili nel corso degli ultimi giorni. Ma anche per l’assenza della profondità e sopra menzionata forma del coinvolto pertugio, perciò non predisposto alla fenomeno di sessa in maniera paragonabile alla sua ipotizzata controparte statunitense. A meno che, ed è qui che entra in campo la figura del geologo locale Jagdish Vadher, l’origine del movimento “inspiegabile” possa derivare si dalla sua connessione all’acqua di faglia, possibilmente per un reticolo di canali di tipo carsico implicati nel sistema sottostante dei Trappi del Deccan, però a causa di una ricarica copiosa di tale massa idrica sotterranea, conseguente dalla recente stagione monsonica particolarmente intensa. Il che sarebbe comunque compatibile con la mancanza di movimenti simili nei pozzi vicini, proprio per l’imperscrutabilità ed imprevedibilità di tali sistemi di collegamento tra le viscere del mondo e i luoghi soprastanti illuminati dalla luce delle stelle. Accantonando d’altra parte ogni proposta semi-seria di causalità appartenenti al regno sovrannaturale, incluso il paragone inevitabile con la leggenda horror dello spirito maligno della serie cinematografica “The Ring”, un semplice abitante del vicino agglomerato di Virparda ha di suo conto suggerito una potenziale, plausibile spiegazione alternativa.

Personaggio citato in diversi articoli sui quotidiani locali, sebbene senza nome o qualifiche particolari, costui ha dunque suscitato la questione di un’eventualità molto più semplice e diretta di quelle fin qui citate. Sembra infatti che, in maniera facilmente confermata su Internet, molti dei pozzi scavati normalmente nell’area del Gujarat vengano collegati in modo autonomo ai sistemi di scolo delle tubazioni di drenaggio stradale adiacenti, con lo scopo di facilitarne la ricarica successivamente ai periodi di siccità. Il che potrebbe collegare la recente tracimazione all’occorrenza di bolle d’aria all’interno di tale afflusso, in maniera non dissimile dall’indesiderabile fenomeno noto nel campo dell’estrazione di petrolio con il termine di gas-lift o well burping, capace per l’appunto di creare discontinuità nell’emersione del sospirato quanto redditizio combustibile alla base della società dei trasporti odierni. Risorsa dunque non meno vitale, a suo modo, dell’acqua nelle calde estati indiane, risultando inerentemente soggetto al verificarsi dello stesso tipo di anomalie. Il che rientra nello schema logico che vede il mondo conformarsi alla progressione di un singolo destino; leggi pratiche e del tutto imprescindibili alla base del nostro universo. Per quanto opache, molte volte, nella loro percezione tramite il sistema logico dei nostri istintivi ragionamenti. Giacché l’intuito, è cosa nota, può riuscire a trarci in inganno. Ed è proprio in questo modo, spesse volte, che nascono i migliori miti e le più durature leggende.

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