Bisogna essere onesti: la sensazione dominante che si concretizza all’esperienza diretta della grande maggioranza dei distretti ad alta densità residenziale è un senso profondissimo di noia ed una certa malinconia situazionale. Dopo tutto è vero che la maggior parte dei palazzi è poco più che un parallelepipedo disposto in modo perpendicolare, l’incombente quanto pratica realizzazione di un pesante orpello in grado di ostruire la linea dell’orizzonte. Utile a suo modo, se si crede agli arbitrari meriti di vivere in un luogo piuttosto che un altro, dominando con lo sguardo la collettività dei meno abbienti nell’umano schieramento delle moltitudini nei luoghi bassi che circondano quel nucleo di assoluta preminenza. Togli d’altra parte il labirintico contesto urbano, cosa resta? Poco più che un monumento per la hubris, l’efficace manifestazione del più tracotante desiderio, ancor prima del semplice bisogno pratico, risolutivo. Chi abbia detto, in quel fatidico frangente, che le ali di un gabbiano si palesano sopra la Costa Blanca del sud-est spagnolo con la forma di una “M” sostenuta da due lunghe e squadratissime candele, forse non pensava di essere preso alla lettera da un architetto come Pérez-Guerras, già creatore della sede geometricamente prevedibile dell’IFEMA di Madrid e il più ambizioso Neguri Gane, grattacielo di 145 metri che riprende il Brutalismo nello skyline di questa città di Benidorm, luogo turistico chiamato in certi àmbiti “la New York del Mediterraneo”. Ma poiché ogni approssimazione di Manhattan è per sua natura candidata alla creazione di una coppia di torri gemelle, fu presto chiaro attorno ai primi anni del 2000 che la sua opera non era ancora conclusa. Quando entro una mezza decade, lo sviluppatore Olga Urbana chiese ed ottenne dalla banca Caixa un prestito di 92 milioni di euro. Ed al sindaco della città, il permesso di costruire la più alta torre residenziale d’Europa. Da cui ebbe inizio, con le migliori aspirazioni, l’apertura di un cantiere le cui sfortune avrebbero in qualche maniera impressionato, e appassionato, molti immaginifici discorsi sulla stampa nazionale e non solo. Sulla via di ciò che avrebbe ricevuto il nome programmatico di Intempo, ecco allora il sopraggiungere della crisi economica globale del 2008; subito seguita dallo scoppio della bolla immobiliare spagnola; e l’anno dopo, il fallimento della (prima) ditta costruttrice; e nel 2013 le dimissioni del progettista; e poi l’asta pubblica, le modifiche in corso d’opera per diverse difficoltà tecniche nel corso degli anni 2010… Quando le lavorazioni furono lasciate intonse per moltissimi mesi. E infine nel 2018, l’acquisto da parte dell’americana SVP Global, fermamente intenzionata a portare a termine la costruzione senza ulteriori contrattempi. Almeno fino all’inizio di quel catartico momento storico, in cui il mondo tratteneva il fiato per l’insorgere della grande pandemia da Covid! Tanto che soltanto il miracolo della fenice, uccello mitico capace di risorgere dai propri resti fumiganti, sembrava poter consentire a quelle ali di spiegarsi come prospettato da principio…
Formalmente nonché miracolosamente inaugurato nell’estate del 2021 nonostante il lockdown, dopo quasi quindici anni dall’inizio dei lavori, il doppio grattacielo costituisce oggi una visione a dir poco singolare per i molti turisti ed i circa 77.000 abitanti in pianta stabile dei suoi confini, pari a circa il 4% della famosa isola sullo Hudson River. La costosa, imponente manifestazione di quanto avanti possa spingersi la visione di un singolo individuo, se adeguatamente coadiuvata da coloro che dispongono delle sostanze pecuniarie necessarie a renderla tangibile per gli abitanti della sua Era. Massiccia costruzione composita da oltre 81.000 tonnellate tra calcestruzzo ed acciaio corrugato, dalla solidità assicurata tramite precisi studi in merito alla valenza strutturale delle pareti di taglio laterali ed il conseguente effetto cantilever, la coppia si erge a ben 202 metri non troppo distante dalla spiaggia offrendo una vista notevole col Mediterraneo da una parte, e i dolci declivi collinari della Spagna a far da sfondo agli altri mostri architettonici degli immediati dintorni. Offrendo, per chiunque segua con lo sguardo l’ergersi delle sue facciate principali in vetro dorato, il fattore soprastante del suo singolare pièce de résistance, l’immenso cono rovesciato soprannominato in corso d’opera “il diamante”. Edificio nell’edificio dell’altezza di 30 metri, sostenuto da possenti strutture metalliche, che ampliandosi mano a mano che raggiunge la sua vetta toglie in modo atipico lo spazio disponibile al resto dei piani adiacenti. Ospitando, chiaramente, gli ambienti di più alto pregio tra i circa 36.000 mq delle torri, inclusi appartamenti dal costo unitario superiore al paio di milioni di euro, oltre alla piscina infinity sul bordo del baratro, vasche jacuzzi sul tetto, sky bar, palestra, spa e sauna. Amenità di un tipo alquanto prevedibile per un luogo destinato idealmente ad accogliere il più alto ed elevato Gotha di aspiranti a possedere appartamenti in un rinomato luogo di vacanza europeo. Ancorché allo stato attuale, pare che oltre il 70% dell’edificio sia ancora in attesa dei suoi compratori, forse a seguito della cattiva reputazione accumulata dal progetto nel corso dei suoi lunghi anni di stasi. Riassumibili, tanto per fare un esempio, nella diceria fatta rimbalzare nel 2013 da un lato all’altro di Internet a seguito di un post della testata Gizmodo, secondo cui l’Intempo sarebbe stato costruito “dimenticandosi” (in modo alquanto improbabile) il piccolo dettaglio strutturale degli ascensori. Naturale impossibilità, possibilmente costruita a partire dalla necessità a quel punto del progetto di coinvolgere una nuova compagnia specializzata, aggiungendo un interpiano strutturale dove collocare i macchinari tecnici a causa delle anomale caratteristiche dei due edifici. Fino a un numero di tre per ciascuno di essi, per di più dotati di una notevole velocità capace di percorrere i 45 piani in un gran totale di 55 secondi appena. Attesa pienamente giustificabile, di fronte all’opportunità di giungere a una tale vetta sopraelevata.
Vagamente straniante e perché no, sottilmente malefica nella sua aggressività pendente, la torre ad “M” suscita dunque sentimenti contrastanti nella popolazione. Chi la chiama una nuova attrazione turistica per un luogo che comunque ne aveva già abbastanza, chi una manifestazione del fenomeno paranormale degli OOPArt, oggetti fuori dal contesto posti in opera da misteriose civiltà aliene. Di sicuro il cono geometricamente sublimato sembra predisposto all’emissione di un pericoloso raggio laser, proprio lì dove il maestoso ulivo, piccola concessione all’implicito naturalismo delle forme, campeggia al centro della pianta ellissoidale della coppia di pensierosi giganti. (Metteteci James Bond legato mani e piedi! Gridano i consueti detrattori delle circostanze)
Ancorché osservati da una prospettiva obliqua, i monoliti mostrino un secondo volto fatto di pareti grigie cementizie totalmente prive di aperture, fatta l’eccezione per piccole finestre dedicate ai bagni. Il manto senza piume del gabbiano, che pazientemente attende il suo momento. Ovvero l’occasione di spiccare il volo, assieme alle comuni aspettative lungamente ereditate dalla sua gente.


