Strategicamente posizionata sulla costa settentrionale del lungo e stretto Golfo di Finlandia, la capitale nonché più popolosa città di quel paese ha sempre avuto una complessità territoriale inerente dovuta alla natura stessa delle coste nord-europee, con le loro insenature o preminenze disegnate dalle risultanze d’intercorse glaciazioni, nonché i sommovimenti territoriali che tendenzialmente ne derivano attraverso l’estensione degli eoni trascorsi. Combinare dunque tale presa di coscienza con la tendenza dei recenti secoli all’aggregazione abitativa, intesa come costruzione dei contesti urbani dalla densità elevata dei nostri giorni, ha creato dunque una costante giustapposizione tra esigenze di spazio latenti e l’effettiva disponibilità di questi. Necessitando non soltanto l’estensione periferica verso l’accidentato e non sempre malleabile entroterra; bensì anche, o soprattutto, la piccola costellazione d’isole antistanti, che un tempo avevano costituito unicamente la rimessa per i pescatori del popolo dei Sami, chiamati fin dal Medioevo con l’esoetnonimo di Lapponi. Che usavano liberalmente, fin dai tempi avìti, la terra emersa di 16,5 Km quadrati nota come Laajasalo, trasformata ai tempi dell’egemonia svedese in sito di pregevoli miniere di zinco, argento ed ametista. Ciò almeno finché nel XIX secolo, con il riempimento del canale che la separava dalla terraferma, non divenne parte della soluzione abitativa stessa, cominciando ad ospitare un certo numero di ville e lussuose dimore. Da qui l’inarrestabile tendenza a farne, già verso l’inizio dell’epoca contemporanea, un quartiere da circa 20.000 abitanti. Forse troppi, per la via d’accesso a quattro corsie di Laajasalontie, ampliamento del sentiero risalente all’epoca del conflitto di Crimea. O almeno tale aspetto è desumibile, dal dispendioso e complicato progetto dei cosiddetti Kruunusillat (“Ponti della Corona”) incorporati nel budget delle infrastrutture pubbliche a partire dal 2016: tre viadotti di attraversamento, rispettivamente di 299, 422 e 1.228 metri, pensati al fine di accorciare le distanze tra il centro cittadino ed il nuovo quartiere di Kruunuvuorenranta. Strutture avveniristiche da molti punti di vista, così come ci è stato dato ad intendere prima e durante l’inaugurazione della scorsa settimana, per il notevole Kruunuvuori, ponte più lungo ed alto della nazione. Interessante soluzione strallata con un singolo pilone di 135 metri, da cui si estendono i cavi di sospensione con la caratteristica disposizione romboidale, da cui il soprannome popolare di “diamante”. Occasione di festa e aggregazione pubblica, anche alla presenza del sindaco Daniel Sazonov, benché una domanda fosse destinata a profilarsi in modo significativo: come mai mancavano del tutto sopra quella striscia di cemento e acciaio della larghezza di 19 metri, in qualsiasi forma o quantità apprezzabile, le automobili?
Pedonale è stato definito a dire il vero, in chiari termini, il Kruunuvuori. Aspetto quest’ultimo di chiaro interesse, trattandosi nei fatti ed allo stato attuale, il singolo esempio d’infrastruttura simile più esteso del mondo. Il che non toglie d’altro canto il fatto che, entro i prossimi due anni, la parte più larga del sentiero debba essere impiegata per la Kruunusillat-raitiotie, la nuova corsa di tramvie destinata a realizzare quell’idea di rapido e semplice collegamento tra i lati contrapposti dell’agglomerato urbano, con conseguente aumento dell’efficienza logistica ed operativa, nonché riduzione dei disagi collegati all’ormai diffuso fenomeno del pendolarismo professionale. Soltanto pedoni, biciclette e trasporto pubblico: questo il crisma di partenza dell’originale concorso di appalto, vinto nel 2012 dallo studio architettonico specializzato Knight di Londra in collaborazione con la WSP Engineering, filiale di Helsinki del grande gruppo internazionale con partecipazioni a innumerevoli progetti pubblici e privati su larga scala. Per l’ottenimento di una congiuntura di talenti capaci di massimizzare non soltanto il know-how tecnico, ma anche le qualità estetiche di questo atipico attraversamento civile. Interessante, a tal proposito, la disposizione stessa del ponte, non costruito in linea retta bensì dislocato nella forma di una curva, che nelle parole dello stesso supervisore capo Tom Osborne permetterebbe di “percepire la distanza” verso il raggiungimento della meta antistante. Così come l’utilizzo di parapetti dal design compatto ma capace di lasciar passare la luce, in modo tale da favorire l’osservazione del tratto di mare antistante sia dal ponte stesso, che a partire dalle coste che si estendono parallelamente ad esso. Particolare attenzione è stata dedicata inoltre alla durevolezza dei singoli componenti, particolarmente quelli di difficile sostituzione come il pilone principale e gli altri supporti, per uno standard qualitativo più unico che raro, essendo stato delineato come parametro del Kruunuvuori una sua capacità presunta di restare in uso per i prossimi 200 anni. Un altro record, in linea di principio, totalmente privo di evidenti esempi nella storia recente d’Europa ed oltre. Senza dimenticare, a tal fine, l’attenzione necessaria agli elementi, con caratteristiche di resistenza la vento superiori alla media nonché l’inclusione di cavi di sostegno dalla forma particolare, avvolti in una guaina di plastica protettiva, con la collaudata finalità d’impedire al ghiaccio di restarvi attaccato. Problematica, quest’ultima, di significativa importanza per il clima relativamente rigido della capitale di Finlandia.
A completare il catalogo di peculiari caratteristiche, l’illuminazione del ponte con circa 1.200 luci al LED sul corrimano, sensibili al movimento e dunque capaci di ridurre i consumi al passaggio dell’ultimo utilizzatore, nonché 10 grandi proiettori ad ambo i lati del pilone dotati di colorazione modificabile a piacere, permettendo di alterare l’aspetto del massiccio orpello in base al periodo dell’anno ed il palesarsi di determinate ricorrenze del calendario. Concessione imprescindibile, quest’ultima, nell’epoca di Instagram e gli altri social network, nonché l’oggettiva predisposizione del Kruunuvuori a trasformarsi in vera e propria attrazione turistica.
Un significativo valore aggiunto per ciò che è utile ed assolve in modo pratico al suo scopo di partenza. Senza però dimenticare, in funzione di ciò, come l’occhio voglia sempre la sua parte. E ciò necessiti l’integrazione, attentamente calibrata, tra le opere dell’uomo e quelle paesaggistiche della pre-esistente Natura. Verso un’impostazione concettuale che preservi quest’ultima. Per quanto sia possibile farlo di fronte all’impazienza dei giorni odierni… Incorporando il fattore dei veicoli nella viabilità cittadina. Piuttosto che continuare, dolorosamente, a subirlo.


