Eroi e vittime nel labirinto sotterraneo: la catartica ossessione americana per la Mammoth Cave

Cantami, o Diva, dell’orso peloso. Il fugace inseguimento che le genti dei pionieri addusse, in tempi antecedenti, alla terra dell’Orco. E lì le loro salme abbandonò, in cerca di fortuna. Tra l’alte stalagmiti e l’inquietante oscurità del Mondo. Chi fosse quel plantigrado ferito, la narrazione non ricorda. Ed anche in merito al suo cacciatore, sussiste vagamente il dubbio. Giacché il protagonista popolare del racconto, tale John Decatur “Johnny Dick” Houchin, in quel remoto 1797 non poteva ancora usare con perizia nessun tipo di fucile. Avendo 10 anni appena. E fu in effetti assai probabilmente suo fratello Francis, nel Kentucky dei primi anni dell’Indipendenza, a ritrovarsi d’improvviso presso l’orlo di un pendio, presso l’argine scosceso del Green River, dove in mezzo agli alberi e le tracce insanguinate si profilava un’imponente oscurità. Quella di un’apertura, lo spazio di un portale, null’altro che l’ingresso di un profondo dedalo di gallerie. Se la pelle di quell’animale venne dunque prelevata e poi venduta, non ne abbiamo resoconti. Così come del comportamento che l’originale scopritore tenne in quel frangente, destinato a dare origine ad anelli duraturi nelle alterne situazioni della storia statunitense. Laddove le cose iniziano a farsi più chiare, con l’arrivo del 1797 e l’avvenuta concessione da parte delle autorità di un atto di proprietà e sfruttamento del terreno circostante, a vantaggio dell’imprenditore Valentine Simon. Che se ne liberò a sua volta, con notevole profitto, tramite una vendita a nome di Charles Wilkins e un investitore di Philadelphia di nome Hyman Gratz. Ciò che questi avevano notato in quell’ambiente sotterraneo, con prescienza quasi sovrannaturale, fu l’opportunità destinata a palesarsi di lì a una decade. Quando con lo scoppio della guerra del 1812, ed il conseguente embargo del presidente Jefferson in merito ai commerci internazionali, la macchina bellica statunitense si sarebbe ritrovata priva del nitrato di potassio o salnitro, sostanza necessaria per la creazione dell’allora fondamentale polvere nera. Lo stesso elemento presente in quantità notevole, sulle pareti umide del dedalo formato dall’azione carsica presso l’incontro tra un sostrato di arenaria e pietra calcarea, che di lì a poco avrebbe cominciato ad essere chiamato popolarmente come la Mammoth Cave. Con riferimento non tanto all’estinto pachiderma, quanto all’estendersi apparentemente senza fine di tali vaste gallerie, che in effetti sulla base della mappatura odierna superano abbondantemente i 680 Km di estensione totale. Un mondo straordinario di contorti tunnel, magnifiche sculture organiche e vasti ambienti simili a dimenticate cattedrali… Elementi parimenti responsabili di ciò che avrebbe posto le basi per la successiva fase di questa vicenda. Quando col concludersi delle ostilità, ed il crollo conseguente del prezzo del salnitro, i fratelli Gratz misero nuovamente in vendita l’atto di proprietà, per acquisirlo si fece avanti il facoltoso Franklin Gorin, appassionato di speleologia con un progetto in molti sensi rivoluzionario: trasformare il sottosuolo in un’attrazione turistica. Il valico stupefacente, per chiunque avesse voglia di varcarlo, verso un’esperienza memorabile e del tutto spropositata…

L’idea piacque fin da subito alla gente comune del Kentucky e quel che è ancora più importante, offrì loro un nuovo ambito per tentare di sbarcare il lunario. Visto come le zone limitrofe non possedevano, di certo, una particolare fertilità a vantaggio dell’agricoltura ed appariva dunque chiaro che il turismo, quel nuovo ambito d’investimento, avrebbe potuto costituire l’onda successiva nell’incerto mare dell’imprenditoria locale. Lo stesso Gorin, dall’ambizione e l’intraprendenza notevole, fece molto per far conoscere la splendida natura della Mammoth Cave. Principalmente grazie al contributo di uno dei suoi schiavi, regolarmente posseduto in base alle vigenti leggi di un’America in attesa della sua seconda rivoluzione: il quasi leggendario, straordinariamente coraggioso Stephen Bishop. Originario probabilmente della Liberia fu proprio costui ad avventurarsi infatti nel 1838, all’età di soli 17 anni, fino alle regioni sconosciute del “Pozzo Senza Fondo” come lo chiamava il suo padrone, diventando assieme ai suoi colleghi una delle prime guide in grado di permettere l’esperienza comune di quel mondo invisibile ai visitatori provenienti da fuori. Ciò che avvenne l’anno successivo, d’altra parte, non molti se lo sarebbero aspettato: l’acquisto da parte del dottore John Crogan della grotta, assieme a molti schiavi esperti, per costruirvi all’interno un ospedale finalizzato a guarire con la sua aria “pura ed umida” i malati della peste bianca, ovvero la tubercolosi. Progetto destinato ad andare incontro al fallimento quando molti loro morirono, così come lo stesso iniziatore del progetto. Mentre il guadagno proveniente dal turismo continuava, parimenti, ad aumentare. Il che avrebbe suscitato molto presto l’invidia e l’interesse dei proprietari dei terreni limitrofi, anch’essi titolari di svariate vie d’accesso, al permeabile sottosuolo carsico della contea di Edmonton. Iniziò allora quel periodo commemorato, nelle narrazioni coéve e successive, come l’epoca delle Cave Wars (Guerre di Caverna) del Kentucky, un periodo di competizione acerrima, durante cui le ostilità giunsero al punto di costare la vita a più di un singolo individuo. Nella ricerca di efficaci prospettive di guadagno, spesso al di là di ogni principio ragionevole dell’imprenditoria turistica contestuale. Così con il trascorrere di decadi, il lavoro del furriner o percorritore di grotte continuava ad accaparrarsi le nuove generazioni, così come quello della sua controparte di superficie, il capper destinato a suscitare l’interesse dei viaggiatori, su carrozza ed automobile, al fine di portarli fino all’apertura dell’uno o dell’altro dedalo sotterraneo. Frequente era la mendace affermazione, al fine di garantirsi un guadagno regolare, che tutte le caverne fossero in qualche maniera collegate, affinché il guadagno non venisse monopolizzato dalla splendida ed impareggiabile Mammoth Cave. Il che portava, spesso, a competizioni dirette e conflittuali, fino al caso del 1921 dell’operatore Clell Lee, ucciso con tre colpi di pistola dal collega Ferguson in merito ad un carico di posta dirottato altrove. Allorché negli anni immediatamente successivi un altro personaggio, George Morrison, riuscì di proprio conto a spalancare illegalmente una voragine con l’esplosivo da un terreno adiacente, aprendo la sua personale via d’ingresso alla profittevole attrazione spropositata. Più e più volte, altri membri della stessa schiatta fecero il possibile per falsificare i segnali, sopra e sotto il suolo, frapporre ostacoli o chiudersi le vicendevoli vie d’accesso. Tutto all’implacabile e costante ricerca dell’agognata opportunità di fare fortuna. Il che avrebbe portato a nuove regioni dell’eccesso e nel 1925, alla singola morte più drammatica nella storia di questo luogo avìto.

Fu allora infatti che William Floyd Collins, furriner trentasettenne con una valida carriera alle spalle, s’inoltrò nella familiare Sand Cave possibilmente interconnessa col sistema più vasto delle grotte di Flint Ridge. All’intero della quale l’individuazione di una via d’accesso percorribile avrebbe costituito un’opportunità d’investimento niente meno che eccezionale. Era il 30 gennaio di quell’anno quando, nel tentativo di allargare un angusto pertugio, egli rimase sfortunatamente intrappolato dal crollo imprevisto di un macigno, che gli bloccò una gamba alla profondità di 17 metri. Seguì dunque un tragico periodo di ben 14 giorni, durante cui il fratello Homer, diversi vicini ed almeno un reporter si avvicendarono nel portargli cibo ed acqua, mentre si lavorava alacremente nel disperato tentativo di riportarlo alla luce. Il che non avrebbe impedito, infine, la sua morte per ipotermia, in un’episodio destinato commuovere ed appassionare l’intera nazione statunitense. Fu proprio la sua morte, d’altro canto, a sensibilizzare l’opinione pubblica in merito alla pericolosità di un simile stile di vita, contribuendo alla creazione del movimento popolare che nel 1941, attraverso numerosi ed altalenanti passaggi sul piano politico, avrebbe portato alla vendita forzata da parte degli eredi della famiglia Croghan del terreno con l’ingresso principale allo Stato, da cui si sarebbe giunti alla conseguente, tardiva ma opportuna creazione del Parco Nazionale della Mammoth Cave.
Difficile capire quanto, con la sua espansione ancora oggi non del tutto acclarata, il labirinto continuerà imperterrito a mantenere oscuri molti dei suoi più duraturi segreti ed occulti misteri. Sebbene le lapidi che lo circondano, sopra e sotto la linea del suolo, parlino di una lunga e celebrata storia di pregresse esplorazioni. Forse più di qualsiasi altro luogo simile negli Stati Uniti ed altrove. Come si confà, evidentemente, ad un sito che sfuma dietro il mondo dello scibile, penetrando a pieno titolo nell’intangibile regione delle tradizioni ancestrali e le incommensurabili profondità della leggenda.

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