L’inizio dell’epoca contemporanea segna un cambiamento fondamentale nel tragitto della storia umana poiché per la prima volta, la di fuori di pochi casi isolati e semi-mitologici, diventava possibile per l’opera di un singolo ingegnere dare un contributo significativo alla risoluzione di un conflitto su larga scala. Non più accurate considerazioni strategiche o l’impiego di stratagemmi, dunque, iniziavano a risolvere il problema di una battaglia, bensì le prestazioni tecniche di sistemi d’armi più evoluti o efficaci di quelli disponibili alla controparte. Come quando il costruttore John L. Porter, consulente delle forze della Marina Confederata, successivamente alla conquista del cantiere di Gosport a Portsmouth, Virginia nel 1861, rispose alla chiamata del segretario Stephen Mallory, confermando che si, sarebbe stato possibile sostituire il ponte rovinato della fregata vapore USS Merrimack con una corazza di metallo in grado di estendersi fino alla linea di galleggiamento. Con aperture distanziate su ambo i fianchi, costellate di un totale di 12 potenti bocche da fuoco. Verso la creazione di una micidiale piattaforma bellica, ribattezzata CSS Virginia in grado di resistere ad un contrattacco concentrato, per violare qualsivoglia blocco posto in essere dalle formidabili navi dell’Unione. Ben poco avrebbe contato, a quel punto, l’inferiorità numerica, cosa che ben presto apparve chiaro al Comando di Stato Maggiore dei nordisti, così da agevolare il via libera ad un progetto concettualmente simile, ma che nessuno avrebbe mai potuto definire speculare. Da ciò prese i natali, sotto la guida del rinomato progettista di locomotive, John Ericsson, una delle macchine da guerra maggiormente insolite del XIX secolo, la bizzarra ma efficace USS Monitor, il cui successo percepito in una singola, importante battaglia avrebbe avuto effetti duraturi sul prosieguo del conflitto decisivo alla definizione di che cosa fossero, effettivamente, gli Stati Uniti del Nuovo Mondo. Ecco dunque il primo esempio di vascello da guerra semi-sommergibile, dotato di torretta con due soli cannoni a canna liscia Dahlgren da 11 pollici rotanti a 360 gradi, grazie all’uso dello stesso vapore situato nelle sue sale caldaia. Le cui spesse rivettature, visibili al nemico soltanto in corrispondenza di tale sovrastruttura, si sarebbero dimostrate capaci di contrastare la potenza niente affatto trascurabile della Virginia, in un confronto inconcludente di diverse ore, che tuttavia servì allo scopo dimostrando la vulnerabilità di quest’ultima ed avrebbe successivamente catturato l’immaginazione di mezzo mondo.
Naufragata quindi molto dopo l’ingaggio ricercato ad Hampton Roads, causa l’incapacità di fronteggiare una burrasca incontrata a largo della Carolina del Nord nel 31 dicembre del 1862, la nave che aveva generato la concezione di un’intera nuova classe di corazzate scomparve improvvisamente dalle pagine della storia. Finché oltre un secolo dopo, un team interdisciplinare di scienziati della Duke University non riuscì a scovare il suo relitto a 73 metri di profondità, aprendo la via alla costituzione del primo santuario marino creato per una risorsa culturale piuttosto che naturale. E numerosi rilevamenti, cui fece seguito il recupero di alcuni componenti della nave. Ma mai, prima di adesso, l’ottenimento di uno schema tridimensionale sullo stato delle cose in essere, più dettagliato di quello recentemente prodotto dall’archeologo Tane Casserley grazie all’impiego di una radicale nuova tecnologia…
Ancora una volta l’importanza dell’ingegno umano e tutto ciò che tende, al palesarsi di determinate circostanze, a favorire il superamento di limiti posti in essere dai metodi che abbiamo ereditato dai nostri predecessori. Dinnanzi ai quali parrebbe essersi guadagnato un posto di assoluta preminenza, nella rilevante serie di circostanze, il colosso della Difesa Northrop Grumman tramite la concessione di un potente ausilio, il nuovo sistema di rilevamento µSAS o dal “Micro Diaframma ad Apertura Sintetica”, la cui caratteristica di base è l’utilizzo di un tipo di sensore al tempo stesso leggero e versatile, capace di ottenere immagini 3D ad alta risoluzione del fondale marino. O come fatto in questo caso, di un oggetto abbandonato in esso, come il risultato del naufragio secolare dell’innovativo battello, costato la vita a 12 dei 49 membri dell’equipaggio. Con il risultato di una serie d’immagini e video in cui è perfettamente possibile individuare quanto resta intatto dei 54 metri dello scafo metallico, con un pezzo di ciminiera, l’alloggiamento circolare della torretta e la piccola struttura dedicata alla postazione di pilotaggio, che nei fatti impediva ai cannoni di sparare direttamente davanti. Ciò assolvendo pienamente al compito di dimostrare le capacità future nell’impiego bellico di quel sistema di rilevamento, sebbene offrendo nel contempo l’opportunità di un insperata scoperta. La nave nel suo complesso, infatti, risulta essere in condizioni molto più integre di quanto si sarebbe stati indotti ragionevolmente ad immaginare. Un’opportunità notevole di coadiuvare con scorci tangibili l’unica fonte dal punto di vista storiografico successiva al varo del battello, le cosiddette Cronache della Monitor, una serie di 80 lettere mandate dal marinaio George S. Geer a sua moglie. Ed è una presa di coscienza significativa, quella in merito alla possenza chiaramente dimostrata da un simile implemento in un ingaggio tra le onde di quel secolo, in cui le cannonate si erano fino a quel punto dimostrate in grado di scacciare via gli oppositori o trasformarli rovinosamente in habitat perfetti per la vita dei fondali marini. Importante notare, a tal proposito, come né la Montor né la Virginia furono effettivamente mai sconfitte in battaglia, neppure quando si scontarono bombardandosi in modo reciproco nel sopracitato frangente. Semplicemente, all’epoca, non esistevano armi in grado di violare facilmente le proprie difese, sebbene la nave confederata avesse riportato significativi danneggiamenti alla parte lignea dello scafo in quel di Hampton Roads, che la costrinsero a una frettolosa ritirata. Ma sarebbero state, ancora una volta, le circostanze a condannare la sopravvivenza della corazzata, quando rimasta senza una base dopo la cattura da parte dell’Unione di Norfolk, si dimostrò semplicemente troppo pensante per riuscire a risalire il James River. Il che costrinse l’equipaggio a farla saltare in aria, così da evitare la cattura nemica il 10 maggio del 1862. Anticipando in questo modo il naufragio setti mesi dopo della sua rivale, che in molti sensi chiuse il capitolo di transizione tra due epoche. Aprendo la strada ad un nuovo tipo di conflitti navali.
Basti a tal proposito osservare con i propri occhi l’alloggiamento della torretta della Monitor per il resto disgregata dalla ruggine ormai molti anni a questa parte, custodito oggi presso il Mariners’ Museum and park di Newport (Virginia) per rendersi conto della rivoluzione operativa che un simile approccio al confronto tra bocche da fuoco avrebbe portato nella seconda metà del XIX secolo. Quella stessa coppa sovradimensionata la cui giunzione principale, un anello di ottone del diametro di 6,1 metri, avrebbe costituito fin da subito un punto debole causa la tendenza a far passare quantità copiose d’acqua, nonostante le garanzie sulla tenuta dell’inventore John Ericsson. Tanto da costituire un fattore contributivo di una misurabile entità al successivo, inevitabile naufragio.
Chiaramente, nessun progresso tecnologico può essere raggiunto senza un qualche tipo di effettiva predisposizione al sacrificio. Certe volte tale spirito di abnegazione si palesa sotto forma di una perdita di vite umane. Che tendenzialmente vengono subordinate ai piani e le esigenze di una guerra in corso. Come tende ad insegnarci, ahimè, la storia.


