Il trucco del riflesso che precorre la materia: precursori di ologrammi nella vecchia epoca vittoriana

Come nella moda un po’ sinistra di scattare foto in cui le teste appaiono decapitate, o dagherrotipi formali dei recentemente defunti, è nota la pregressa sussistenza di un particolare fascino, provato dalle genti londinesi per le connotazioni filosofiche dell’altro mondo. Visioni letterarie da quel tipo di romanzi, drammi teatrali e singolari trattazioni prevalentemente compilati a partire tra l’inizio e la metà del XIX secolo, per poi sfociare in un esteso repertorio che continua, ancora oggi, ad avere i suoi nutriti estimatori. Allorché lo studio tecnico dei modi per creare simili visioni trovò il modo di sfociare nella sua versione per così dire animata. Forse il primo effetto speciale, per così dire fantasmagorico, ad aver fornito fondamenti validi allo studio di particolari stati d’animo ed emozioni oltre il semplice vissuto degli umani. E per tutto ciò che avviene successivamente a tale “fase”.
Era la sera di Natale del 1862 quando schiere di entusiastici visitatori del teatro di Regent Street, qui attirati dalla tradizione cittadina che vedeva tale circostanza come l’occasione di sperimentare il senso edificante di racconti o pratiche novelle moralizzatrici, si recavano alla prima de Il patto col fantasma di Charles Dickens, storia di un uomo di scienza che trattando col suo doppelgänger di una dimensione parallela, guadagna temporaneamente il dono di dimenticare e far dimenticare il passato. Ma pur avendo letto sulle locandine di un qualche tipo di espediente utilizzato nella rappresentazione, nulla avrebbe mai potuto prepararli a quanto stavano per sperimentare. Allorché durante il culmine del primo atto, il secondo aspetto del protagonista apparve in guisa traslucida d’un tratto al centro della scena! Visibile soltanto in parte, fluttuante come leggendaria apparizione di una cupa ed infestata dimora. Fu questo l’inizio di un nuovo ed altrettanto popolare filone. Con dozzine di spettacoli fondati sulla nuova metodologia perfettamente in grado di dar forma a ciò che prima d’allora, soltanto i sensitivi avevano narrato a beneficio di coloro che (ancora) appartengono alla schiera dei viventi.
Come tanto spesso avviene nello spazio delle innovazioni tecnologiche, due furono le menti interconnesse alla creazione di una simile ed inusitata meraviglia: il Tecnico ed il Commerciale. Destinato a soverchiare il suo compagno nella percezione pubblica e l’attribuzione meritocratica delle ricompense. Tanto che ancor oggi siamo soliti chiamare tale approccio “Fantasma di P.” nonostante sia del tutto certo che non fu effettivamente lui a crearlo. Bensì l’inventore Henry Dircks, avversario teorico dell’impossibile macchina del moto perpetuo, nonché propositore a molti dei teatri e istituzioni drammaturgiche della città di una rivoluzionaria trasformazione strutturale e architettonica, tale da permettere la rappresentazione di figure non-più-esistenti. Dietro un investimento considerevole che fallì nell’attirare l’attenzione dei seguaci, almeno finché non giunse voce della sua proposta al collega ed abile promotore John Henry Pepper, destinato da molti validi punti di vista, a soffiargli via l’idea…

Ora il punto è che il suddetto metodo, per quanto notevole nei risultati che può produrre, si basava su un espediente particolarmente semplice. Basato, in parole povere, sulla capacità di un vetro di riflettere la luce in direzioni tangenti, riuscendo a veicolarla da una stanza nascosta direttamente verso le pupille degli spettatori. Così che l’idea ed il merito primario del Dr. Pepper (omonimia del tutto casuale) si basava sul proporre agli impresari l’implementazione di una semplice saletta sottostante, posta tra il palcoscenico e la zona dell’orchestra. Dove una riproduzione esatta della scena in atto, attori inclusi, sarebbe stata immersa nell’oscurità latente. Finché nel momento già previsto nel copione, l’accensione di una luce attentamente calibrata avrebbe rivelato l’impossibile: personaggi semi-trasparenti, che interagivano con controparti in carne ed ossa. Dialogavano e persino combattevano con loro, prima di tornare come niente fosse alle invisibili regioni dell’oblio. Questo perché all’insaputa degli spettatori, la superficie trasparente ad un’angolazione di circa 45 gradi rispetto al piano orizzontale della scena serviva a rifletterne le immagini. Creando un mistico doppione, nei confronti del quale era del tutto impossibile restare indifferenti.
La rappresentazione dickensiana fu molto prevedibilmente un successo, al punto da guadagnarsi nel corso del 1863 anche la visita eccelsa del Principe del Galles, il futuro Re Edoardo VII d’Inghilterra con la sua promessa sposa, Alessandra di Danimarca. Ciò avrebbe sdoganato la tecnica del Fantasma da mero intrattenimento popolare ad attrazione degna di arricchire e connotare i pomeriggi di ogni singola classe sociale esistente. Entro la fine di quell’anno, dozzine di compagnie in tutta Londra avevano messo in piedi spettacoli sul tema del sovrannaturale basati sull’impiego di sistemi simili, basati sul ricco repertorio di storie appartenenti al genere che più di tutti sembrava in grado di affascinare la gente di allora. Uno dei drammi preferiti era ovviamente il Canto di Natale di Dickens, ma furono scritti e rappresentati anche dei soggetti originali, come la vignetta del famoso musicista Paganini che veniva tormentato per tutta la notte da un suonatore di violino sovrannaturale. Altrettanto popolare risultò essere l’impiego di tecniche simili tra i prestigiatori e gli illusionisti. Entro il mese di settembre, lo stesso Pepper visitò Parigi, dove l’inventore Pierre Séguin aveva usato con successo dalla parte significativa di una decade un suo approccio personale benché di minor successo all’illusione, chiamato il polioscopio, basato essenzialmente sullo stesso principio di funzionamento. Proprio l’esistenza di tale precursore avrebbe, in seguito, impedito alla coppia Pepper/Dircks di fare causa ai loro molti imitatori. Ciò mentre la loro stessa collaborazione andava incontro a significativi incidenti di percorso. L’originale creatore del metodo era infatti nel frattempo giunto a ritenere, non senza basi pratiche di sussistenza, che il collega avesse fatto tutto il possibile per associare l’espediente scenico al suo nome soltanto. Soprattutto nelle comunicazioni rivolte al grande pubblico, dove il Fantasma aveva ricevuto i maggiori onori a vantaggi della memoria storica, rispetto agli ambiti puramente accademici per cui risultava poco più che una semplice curiosità transitoria. Per questo, nonostante l’esistenza di un brevetto condiviso, Dircks ritenne in seguito opportuno pubblicare un libro di 106 pagine, in cui “svelava” per filo e per segno il funzionamento tecnico dell’illusione. Difficile immaginare come questo potesse aver aiutato a rinsaldare i rapporti tra i due.

Questa versione contemporanea dell’illusione prevede l’uso di minerali come la selenite o ulexite, capaci di operare come fibre ottiche naturali, che amplificano ed isolano l’immagine di partenza, donando allo spettro un’ulteriore qualità evanescente.

Ancora oggi efficiente senza l’uso di tecnologie avanzate o complicati espedienti, il fantasma di Pepper compare in molti campi dello spettacolo e dell’intrattenimento. A partire dalle case dei fantasmi dei Luna Park, dove il suo impiego trova terreno estremamente fertile: particolarmente rinomata, ad esempio, la sua presenza all’interno delle Haunted Manors dei parchi Disney sparsi in giro per il mondo. Tutt’altro che raro, nel frattempo, anche l’utilizzo nel mondo del cinema, a partire dalla storica pellicola del 1940 Beyond Tomorrow (Al di là del domani) ma anche in una scena di James Bond, Agente 007 – Una cascata di diamanti (1971) e persino in Mamma ho perso l’aereo (1991) quando ad uno degli intrusi domestici sembra prendere fuoco la testa. Impieghi simili compaiono anche sui palcoscenici musicali, vedi i concerti della band Gorillaz all’avvicinarsi dell’anno duemila, finalizzati a far comparire i componenti a cartoni animati di fronte al pubblico gremito, nonché al fine di “resuscitare” nomi straordinariamente celebri, come Dr. Dre, Michael Jackson e Ronnie James Dio. Lo stesso attuale premier dell’India, Narendra Modi, eseguì famosamente un suo discorso quando era ancora governatore del Gujarat, comparendo in vari luoghi nella forma di spirito traslucido ed evanescente.
Visioni di un mondo possibile che in senso istintivo siamo ormai del tutto abituati a considerare. Ma come in ogni campo, niente può coinvolgere in maniera più efficace che la sperimentazione diretta tramite l’approccio sensoriale della vista, di cui è notoriamente impossibile dubitare. A torto… O ragione. Ancor più nella nostra epoca ormai connotata dagli implacabili algoritmi dell’intelligenza artificiale. Laddove l’applicazione dell’ingegno pratico, di proprio conto, può ancora dominare l’occulto regno del fantastico ed ogni spazio adiacente. Sia questo un mondo illuminato. O immerso nella più profonda e impercettibile oscurità della materia.

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