Camminando lievemente ad Orebro, in Svezia è possibile trovarsi entro i confini di una piazza circondata da betulle dove il traffico è interdetto alle automobili nella sua parte centrale. Laddove tale spazio, un tempo usato come luogo di parcheggio, è oggi dominato da una forma di 3,5 metri in grado di evocare il tipo di emozione che deriva dalla presa di coscienza di una circostanza irreale. Nero essere monumentale, composito, bizzarro e suggestivo, l’anatide dell’artista finlandese di origini estoni Villu Jaanisoo riesce a capovolgere le implicite connotazioni di una distopia. Strati e strati di pneumatici compongono il suo corpo, simboli ormai inerti dell’inquinamento che da tempo domina questo pianeta. Oggetti che permangono in eterno nell’ambiente, oppure se bruciati, sublimano se stessi nel veleno che corrobora e avvicina l’ora dell’apocalisse finale. Eppure allegra e in qualche modo irreverente, la statua allude nelle sue forme ed aspetto al tipico giocattolo della vasca da bagno, uccello in gomma galleggiante che comunica con le regioni della nostra infanzia. In una convergenza suggestiva di allegoria e utilitarismo, inteso come arte del riciclo di ciò che non è utile ed invero, forse non lo è stato mai. Amato fin da subito dal grande pubblico europeo, un po’ come la torre Eiffel di Parigi, l’anatroccolo chiamato in modo molto semplice “Rubber Duck” fu realizzato e trasportato in tour per tutta la Scandinavia nel corso dell’anno 2003. Ma al concludersi di tale evento, cedendo alle richieste dei suoi fan svedesi, l’autore decise di crearne un secondo. Da piazzare in pianta stabile tra questa convergenza di sentieri urbani.
Un vezzo del tipo frequentemente perseguito e soddisfatto dal suo autore, famoso per le installazioni monumentali ed il particolare rapporto che risulta in grado di instaurare con materiali atipici trasformati nell’equivalenza ben visibile di atomi sottoposti ad un processo di aggregazione. O strati modulari, soltanto in apparenza disordinati, che compongono armoniose e inconfondibili figure. Ciò a partire, per quanto sia possibile ricostruire un repertorio sulla base delle informazioni reperibili online, dai suoi contributi risalenti agli anni ’90 per il parco scultoreo di Pirkkala, concepiti primariamente in metallo come il personaggio antropomorfo in ghisa del celebre Homo Birkkalensis. Per poi disegnare una famosa traiettoria, che l’avrebbe accompagnato gradualmente attraverso alcune delle manifestazioni più durevoli della materia. Di cui gli pneumatici chiaramente possono costituire, dal punto di vista prettamente quantitativo, uno dei periodi maggiormente iconici e duraturi…
Un chiaro ed evidente amante degli animali, l’artista che attualmente lavora come insegnante dell’Accademia delle Arti di Tallinn (Eesti Kunstiakadeemia) l’attualmente cinquantasettenne Villu Jaanisoo avrebbe quindi collegato il proprio nome attraverso una diversificata carriera ad un particolare stile d’installazioni pubbliche ornamentali, in cui le curve sovrapposte delle gomme vengono adattate a costituire proporzioni istantaneamente riconoscibili, prevalentemente prelevate dal mondo multiforme della natura. Così dopo la riuscita proposta delle sue poltrone frutto dello stesso approccio creativo (Couch e Chair, 2001) successivamente esposte anche durante la settimana della moda di Parigi, la sua attenzione si sarebbe spostata verso un connubio insolito tra filosofia orientale ed esseri sovradimensionati, dalle proporzioni simili a primati intenti alla sublime pratica della meditazione. Passando per un Buddha felice (Hotei, 2006) vagamente riconducibile all’omino della Michelin e fino alla sua trasfigurazione del 2010 presso Viikki, Helsinki, dotata di evidenti tratti scimmieschi affini a quelli del gorilla, purtroppo andato bruciato in seguito per l’atto vandalico di un criminale. Senza tuttavia interrompere la serie, che si sarebbe arricchita nello stesso anno (2018) di ulteriori due composizioni, l’Elefante di Jyväskylä e Paradise Island a Lempäälä, uno spartitraffico ornato di bizzarre palme con i tronchi fatti di pneumatici accatastati. Senza dimenticare, in parallelo, la produzione degli imponenti ritratti principalmente concentrati tra il 2010 e il 2013, aventi per soggetti famosi personaggi della filosofia e letteratura europea, costituiti di tasselli lignei sovrapposti ed attaccati l’uno all’altro mediante umili chiodi. Per l’ottenimento di un effetto complessivo al tempo stesso stilizzato e riconoscibile, mentre ci si trovava circondati dallo sguardo di Shakespeare, Goethe e Dante Alighieri all’interno di una delle sue mostre presso la galleria d’arte moderna di Kalhama, ad Helsinki. Strada successivamente esplorata in una prima collaborazione aziendale con la Durat, produttrice finlandese di piani per cucina in plastica riciclata, i cui materiali variopinti sarebbero stati collocati agevolmente da Jaanisoo in un fedele ritratto dell’uccello kuukkeli o ghiandaia siberiana (Perisoreus infaustus) nota per le sue capacità apotropaiche e di accompagnatore per i defunti all’interno del folklore finlandese. Aprendo un discorso simbolico connesso al regno dei pennuti poi ripreso nel suo Gabbiano dall’espressione attenta per il Museo dell’Arte Moderna HAM (Helsinki – 2018) e di nuovo nella doppia statua Struzzo ed Uovo (Lahti – 2023) dove convergono due tecniche già usate in precedenza: gomme d’automobili per la creatura pennuto, e metallo lavorato con figure geometriche per ciò che ella avrebbe precedentemente deposto. Perseguendo dichiaratamente un discorso di tipo ambientale ed ecologista, in base a cui lo splendore implicito degli esseri che arricchiscono la nostra vita non potrà un domani sussistere, se non riserviamo spazi ragionevoli dall’utilizzo scriteriato come spazi di manovra veicolare o piattaforme di sviluppo tecnologico ed industriale.
Artista ben rappresentato online, dal suo profilo Instagram ed una pagina web gestita in collaborazione con la moglie Berit Talpsett Janisoo, anch’ella artista visuale produttrice di statue fantastiche e ritratti basati su strisce sovrapposte di materiali, il creativo estone rappresenta dunque l’antologico esempio di un rappresentante di criteri metaforici supremamente affini ad un contesto specifico ed accuratamente definito. Il che parrebbe aver relegato la sua percezione generalista, al di fuori di un ambiente specialistico e geograficamente adiacente, alla parte indefinibile di multiformi immagini reperite online, spesso scevre di contesto o un valore simbolico al di là dell’entusiasmo tipico del mondo post-moderno per oggetti strani o diversi. Laddove il filo conduttore dei suoi lavori, qualora ci si approcci ad essu con postura olistica, può agevolmente fornire i presupposti di un rapporto trascendentale col significato implicito delle forme e della materia.
Vedi gli esempi e le proposte appartenenti a contesti artistici di un tipo più formale, come Wave per la Biennale del 2008 costituito da pezzi di altoparlanti disposti nella forma di un’onda acustica. O l’opera Fear fornita in giustapposizione ad essa, con teste di corvo impagliate intente nel produrre un grido collettivo, tristemente impossibile da udire per l’osservatore. Forse affine a quello di un pianeta dove gli pneumatici rischiano di essere più numerosi delle resilienti forme di vita. E nulla può più offrirci il necessario modo per dimenticare il senso incombente senso di autodistruzione… Neppure il misticismo degli antichi poeti e costruttori dell’odierna filosofia.



