Placida presenza presso gli acquitrini sudamericani, ed una vivace pennellata sopra il suolo climaticamente tiepido della Florida e del Texas, dove gli abitanti tendo a scambiarlo per un fenicottero. Ma il Platalea ajaja, con la sua lunghezza di fino a 86 cm e l’apertura alare che può raggiungerne 133, non ha letteralmente il collo abbastanza lungo per poter appartenere a tale discendenza. Qualificandosi piuttosto come rosato rappresentante, dal tipico comportamento e stile di vita, della stessa famiglia pertinente al sacro ibis del Vecchio Mondo. Distinguibile da esso in modo straordinariamente immediato, per la sua caratteristica impossibile da non notare: il possesso di un becco largo, lungo e piatto, come quello di un’anatra dotata di un prolungamento evidente. Strumento utile da cui riceve il nome, alquanto descrittivo, di spatola rosata (in ingl. roseate spoonbill) spesso pronunciato ai suoi frequenti avvistamenti, presso le acque basse e poco mobili dove si trova incline a costruire i propri nidi. In spettacolari colonie capaci di raggiungere anche le svariate dozzine di esemplari, trasformandosi nel soggetto ideale di un dipinto dedicato a celebrare la splendore inconsapevole degli esseri prodotti dalla natura.
Trampoliere in grado di di nutrirsi di un’ampia selezione di animali acquatici, dagli insetti, alle rane, salamandre e molluschi, esso trova il proprio campo specialistico nella cattura e consumazione sistematica di piccoli pesci sfuggenti, comunemente trascurati dagli aironi ed altri uccelli che condividono il suo tipico habitat di appartenenza. Ricercati grazie all’estrema sensibilità tattile di quel becco in grado di chiudersi istantaneamente, così efficiente nel suo scopo emblematico da permettergli di estendere le proprie sessioni di caccia anche al crepuscolo e in prossimità dell’ora del tramonto. Cementando in modo implicito l’idea di un volatile così adattabile nei fatti da non risentire troppo dell’adattamento e instradamento dei bacini idrici in base alle necessità specifiche dell’odierna civiltà industrializzata. Il che non basta d’altro canto a renderlo, come per qualsiasi altra creatura di questo mondo, totalmente immune alle problematiche di occupazione sistematica di tali ambienti. Questione che necessità sempre di particolari approcci di tutela sistematica, nei casi come questo di creature inclini a occasionali e imprevedibili migrazioni, che tendono a portarle agevolmente oltre i confini del tutto arbitrari delle nazioni disegnate dai noialtri umani…
Creatura molto omogenea dal punto di vista tassonomico, con un solo monotipo diffuso tra la parte bassa del Nordamerica, i Caraibi e l’intera parte centro-meridionale di quel continente, la spatola vanta cionondimeno alcune variazioni regionali soprattutto nella colorazione, che può essere più o meno intensa in base alla dieta dell’animale. Essendo quel glorioso fucsia/violetto una diretta risultanza, come nel caso del già citato fenicottero, una diretta conseguenza dei carotenoidi contenuti nei gamberetti e crostacei di cui ama nutrirsi, la cui effettiva disponibilità può variare sensibilmente in base al territorio e la stagione di riferimento. Importante, in tal senso, anche l’età dell’animale che tenderà a vantare un colore più intenso tanto più avanti si trova nel suo percorso di vita, mentre gli occhi diventano di colore rosso fuoco e cadono le piume sulla sommità del capo, rivelando una caratteristica colorazione giallo-verde della pelle sottostante. Fino alla veneranda età massima 25 anni, benché l’anzianità media in natura raramente superi i 15 causa l’insorgenza di malattie o privazione dell’habitat, con conseguente incapacità di procacciarsi il necessario nutrimento. Laddove la predazione occasionale risulta essere, piuttosto, straordinariamente rara per gli esemplari adulti, causa la prontezza sensoriale e agilità di questo imponente, ma leggero uccello. Diverso il caso degli esemplari molto giovani o veri e propri pulcini, lasciati talvolta incustoditi nei loro nidi su alti cespugli mangrovie, potendo cadere vittima di procioni, rapaci e serpenti. Con il nemico principale rintracciabile nell’avvoltoio tacchino (Cathartes aura) che occasionalmente arriva ad attaccare gli esemplari più piccoli uccidendoli per trarne nutrimento. Altro problema spesso letale per i nuovi nati, comune ad innumerevoli altre specie di pennuti, la malcapitata infestazione del nido da parte delle formiche rosse Solenopsis, perfidi invasori spesso descritti come la specie d’insetti più invasiva e pericolosa al mondo.
Monogami per ciascuna singola stagione riproduttiva, gli uccelli dal becco a spatola rosato instaurano un rapporto collaborativo emotivamente evocativo, con chiara collaborazione tra fine inverno ed inizio primavera nell’emisfero settentrionale, o verso il concludersi della stagione secca dall’America Centrale in giù, causa lo stringente rapporto della specie con la disponibilità di territori adatti al foraggiamento, nelle acque basse che ampliano i propri recessi soprattutto in particolari periodi dell’anno. Il che ha portato, in epoca recente, alla presa di coscienza scientificamente acclarata di un ulteriore problema per la futura prosperità di questi uccelli (2022, Heather Rafferty, Alexander Blochel et al.) causa il sollevamento graduale del livello delle acque terrestri. Giacché l’idoneo impiego della loro perfezionata strategia di caccia diviene impossibile qualora il bacino idrico di pertinenza raggiunga una profondità superiore ai 13 cm, finendo per offrire troppe vie di fuga ai pesci impegnati anch’essi nella salvaguardia della propria minacciata esistenza. Comprensibilmente poco inclini ad apprezzare l’entusiasmante colorazione, o iconica prestanza, dei propri giganteschi persecutori.
Palese risultanza di una serie di adattamenti successivi grazie al corso non del tutto prevedibile, ma sempre necessario dell’evoluzione, il Platalea ajaja riesce dunque a presentarsi come una figura imprescindibile all’interno del paesaggio di determinati ambienti. Così come lo sono gli altri membri dello stesso genere in distanti luoghi del pianeta, tra cui il P. minor col suo becco nero di Cina, Corea e Giappone (vedi precedente articolo) il P. alba dalla faccia rossa africana o ancora il P. flavipes becco-giallo dell’Australia Meridionale…
Tutti uccelli accomunati dal possesso di quel suggestivo becco piatto e allungato. Così chiaramente, eppure in modo niente affatto casuale, simile all’attrezzo che impieghiamo a tavola per consumare i cibi che nessun tipo di forchetta potrebbe infilzare. Ogni circostanza, d’altro canto, merita l’impiego di adeguati approcci risolutivi! E questo è vero nella progressione quotidiana delle ore, così come in quella geologica, che vede il progressivo perfezionamento delle generazioni.


