Il lascito della generazione che trainò le proprie case nell’Atlantico, inseguendo le onde di Terranova

L’immagine figura come punto chiave nei materiali promozionali della nuova serie televisiva dai risvolti orrorifici di Netflix, Below. Difficile, del resto, restare indifferenti al riconoscibile profilo di una capanna in legno del contesto nordamericano che galleggia in una baia marina, trascinata verso una destinazione sconosciuta tramite l’impiego di una barca a motore. Eppure al di là dell’esito imprevisto di una tale scena con copioso dispendio di effetti speciali, l’iconografia per gli abitanti di una tale terra evoca una vera contingenza storica provata dall’esistenza di cospicue documentazioni fotografiche e video d’archivio. La scelta che non fu una scelta, di lasciarsi indietro il sito ereditario della propria beneamata dimora. Senza per questo rinunciare a quanto di più prezioso ne occupasse i logici confini: le quattro mura e il tetto in grado di proteggerne gli abitanti da orsi, gabbiani, pioggia battente. Dopo tutto, in strani giorni, persino una casa può riuscire a galleggiare…
Fino a che punto si può considerare un territorio frammentato, con coste inaccessibili ed un entroterra selvaggio, la parte inconfutabile di una singola e indivisa identità coesa? La risposta è che tutto è possibile, a patto di poter disporre delle infrastrutture adeguate. Ed al momento dell’ingresso lungamente atteso dell’isola di Terranova nella giurisdizione canadese il 31 marzo 1949, sarebbe assai difficile tentare di considerare in alcun modo funzionale la limitata rete stradale di cui la popolazione poteva disporre. Poche strisce asfaltate, in larga parte concentrate nella zona occidentale di quel territorio, annualmente avvolto nella morsa d’inverni rigidi e nevosi. Per non parlare delle difficoltà inerenti nel costruire e mantenere una rete finalizzata a distribuire l’energia elettrica nelle dozzine di piccoli villaggi e comunità remote, i cui abitanti erano tradizionalmente dediti alla pesca inshore. Intere famiglie abituate all’autosufficienza da generazioni, per cui l’autosufficienza rappresentava un metodo oltre che un credo esistenziale inveterato. Ma anche una forza lavoro potenziale, il motore fuori dalle istituzioni di quella che avrebbe potuto costituire un funzionale aggiornamento dei presupposti operativi ed istituzionali dell’incipiente modernizzazione statale. Quella serie di processi fortemente teorizzati, e più volte esposti nei suoi programmi radiofonici ed altre pubblicazioni, dal primo governatore eletto in seguito all’uscita del paese dallo stato di dominion d’oltremare dell’Impero di Sua Maestà Britannica, il sostenitore dello stato sociale Joey Smallwood. Leader politico fondatore del Partito Liberale, di radici sindacaliste ed orientamento progressista, il cui controllo incontrastato dell’isola sarebbe continuato per i successivi 23 anni. E le cui idee finalizzate all’acquisizione di un maggior peso industriale e manifatturiero avrebbero favorito mutamenti sul piano storico lungamente discussi dagli storici, dato il peso avuto sulla storia successiva dei propri elettori. Ed almeno un episodio giudicato a posteriori problematico, la cui direzione operativa si prestò alla creazione di una vasta classe disagiata e tutto ciò che normalmente tende a conseguirne…

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