L’energia cinetica dei fiumi è l’espressione fluida di un canone visuale la cui origine procede, in modo inesorabile, dalle radici originarie fino al termine di un territorio non del tutto uniforme. Così che un aspetto che può essere ordinario, fin lassù alla fonte, man mano che ci si allontana lungo il susseguirsi delle anse pare sempre maggiormente fuori dal contesto, un’eccezione, il senso di stupore liquido portato a diventare un punto di riferimento situazionale. La striscia inusitata che conferma i presupposti inconfondibili della natura in qualità di artista. Non è tuttavia un processo semplice, quello mirato a riconoscere gli aspetti prototipici del corso d’acqua dominante l’inselberg della Serranìa de la Macarena, nel dipartimento colombiano del Meta, tanto angusto e relativamente corto, per lo meno nel vasto contesto idrografico del Sudamerica, da essere chiamato Caño, ovvero il Tubo, Crystales (“dalle acque cristalline”). Cento chilometri lungo l’estendersi di un tale affioramento, geologicamente databile a 1,2 miliardi di anni fa, e per questo privo di sostanze chimiche o copiosi sedimenti sufficienti a comprometterne la limpidezza inerente. Aspetto che in larga misura contribuisce all’unicità di quel torrente, pur costituendo poco più che un elemento marginale, al confronto di ciò che riesce a renderlo davvero straordinario. Allorché giungendo presso quelle rigogliose sponde nel periodo appropriato, il viaggiatore noterà il colore dominante tra i riflessi della luce diurna, rosa fuchsia tendente al viola, inframezzato da chiazze di verde, giallo, il nero della roccia e le striature candide degli spumosi flutti. Cromatismi e compenetrazioni tali da fornire l’altro soprannome rilevante, di el río que se escapó del Paraíso, ovvero “il fiume fuggito dal Paradiso.” Iperbole giustificabile semplicemente perché mai nessuno, in altri luoghi, può in verità pensare di averne visto l’eguale. Con la prima chiave interpretativa della stagionalità a fornire i presupposti logici, trattandosi di conseguenza pratica di un ciclo vegetale, interconnesso all’annuale fioritura, tra dicembre e maggio, di una pianta notoriamente incline a prosperare in questi luoghi. La Rhyncholacis clavigera (già Macarenia c.) inquadrata nel 1951 in qualità di specie endemica della famiglia delle Podostemaceae, non un’alga dunque bensì un’angiosperma a tutti gli effetti, capace di produrre fiori e frutti, pur essendosi adattata a rimanere in immersione per la maggior parte del suo ciclo vitale lungo il corso del tragitto di correnti sufficientemente veloci. Nonché a ricoprirsi, una volta raggiunta la maturità, di pigmenti carotenoidi capaci di proteggerla dall’eccessiva forza dei raggi solari, come avviene per le molte specie d’alghe con cui spesso viene erroneamente accorpata. Soprattutto in questo particolare luogo, rimasto quasi sconosciuto alla comunità internazionale fino all’inizio degli anni duemila, per la particolare situazione geopolitica della sua nazione di appartenenza…
Essenzialmente un affluente del fiume Guayabero, esso stesso destinato a confluire successivamente nel colossale Orinoco, il Caño Crystales è in tal senso il punto di riferimento principale assurto alle cronache delle ultime decadi, per la dislocazione lungo il proprio corso di svariati piccoli villaggi nascondigli militarizzati. Le basi a lungo termine dei guerriglieri delle FARC, responsabili in base alle cronache di numerosi attentati, rapimenti e altri danni all’ordine costituito. In quel conflitto irrisolvibile contro le forze armate del CONVIVIR, iniziato nel ’64 e sfociato a più riprese nel terrorismo. Con numerose difficili questioni irrisolte, tra cui non figura quanto meno l’effettiva interdizione turistica all’area della Serranìa, chiusa con decreto pubblico nell’ormai remoto 1989 al fine di evitare incontri accidentali con le forze armate dei guerriglieri. Un problema, quest’ultimo, ormai per lo più risolto attorno all’inizio degli anni 2010, in base ai numerosi siti che raccontano la storia della regione prima di lanciare l’invito a visitarla, parlando di un aumento esponenziale di frequentazioni successivo all’accordo di pace nominale del 2016, data simbolica di un sostanziale sdoganamento, coadiuvato dal passaparola digitalizzato, di un’esperienza oggettivamente priva di termini di paragone. A patto, s’intende, di trovarsi lì nel periodo adeguato, all’inizio della stagione secca, quando non soltanto la Rhyncholacis si trova all’apice della fioritura ma anche le alghe responsabili degli altri cromatismi che ne condividono l’ambiente hanno raggiunto la massima prosperità. Poco prima che il calare del livello delle acque, facilmente prevedibile sul calendario, porti l’apice fruttifero dei teneri virgulti ad affiorare trovandosi nel vento, allorché le piccole capsule globose si sviluppino per dare adito all’offerta dei propri semi. Un principio operativo, quest’ultimo, comune ad altre esponenti delle Podostemaceae, di suo conto responsabile della colorazione tendente al rosso osservabile in altri fiumi della regione. Ma mai con la stessa intensità e varietà di sfumature raggiunte dall’ineccepibile Caño. Trattandosi di un tale patrimonio paesaggistico, sebbene lungamente sconosciuto, sarebbe quindi naturale immaginare termini di protezione normativa in essere contro lo sfruttamento di tale territorio, per i consueti scopi di estrazione mineraria o produzione dell’energia. Sussistendo in verità un approccio di tutela conflittuale, risultante da sentenze emesse in base a una deriva speculativa degli ultimi anni…
Vedi la faccenda della concessione offerta inizialmente nel 2016 dall’Autorità Nazionale per le Licenze Ambientali (ANLA) alla compagnia statunitense per la produzione degli idrocarburi Hupecol, interessata all’allestimento delle operazioni in un’area di circa 30.000 Km facente parte della provincia della Serranía. Con possibile installazione di siti industriali in prossimità del corso del Fiume del Paradiso, conseguentemente destinato a raccogliere un certa, devastante quantità di scorie risultanti dal processo di lavorazione risultante. Ciò almeno fino alla sentenza salvifica, emessa nel 2024 dal tribunale amministrativo di Cundinamarca, coincidente con un cambio di rotta nelle politiche della ANLA e motivata almeno in parte dalla straordinaria biodiversità della regione, con 544 specie di uccelli, 43 di rettili, 10 anfibi ed otto diversi primati. Nonché una nutrita popolazione ittica fin troppo spesso sottovalutata, in funzione della reputazione del Caño come “fiume senza pesci”, possibilmente dovuta alla tendenza di questi ultimi a nascondersi sotto la fitta vegetazione dei fondali, soprattutto nei periodi in cui si affollano le maggiori quantità di visitatori.
Sempre, s’intende, relativamente parlando: laddove una crescita del serpeggiante arcobaleno come attrazione iscritta a pieno titolo sulla stragrande maggioranza delle guide, indipendente dalla sua collocazione territoriale remota ed i conflitti socio-politici non del tutto accantonati, potrebbe altrettanto facilmente costituire l’inizio della sua stessa fine. Giacché nulla di effettivamente celebre resta perfettamente identico a quello che rappresentava prima. Nonostante la natura ciclica, soltanto in apparenza inarrestabile, di determinate espressioni circostanziali della Natura.


