Ogni porta viene aperta, ogni angolazione sottoposta a una disanima, qualsiasi accenno di metafora diviene il testamento di un groviglio di neuroni esperti nel creare connessioni più o meno evidenti. Così le arcane geometrie del mondo labile divengono figure metaforiche di luoghi atavici all’interno della fantasia di Internet: un susseguirsi di escrescenze oblunghe, flosce ma non troppo, dal cappello di una preciso cromatismo e il gambo tozzo e coincidente. Al chiodo fisso del principio alchemico connesso al singolo pilastro, l’asta filosofica di ciò che umano ed ancor prima di questo, appartenente alla metà marziana della schiera dei pianeti. Di un uomo chiamato Equino. E l’organo generativo, che caratterizza entrambi. Almeno in apparenza replicato centomila volte lungo le pareti di un segreto ambiente, corridoio sotterraneo affine all’epico concetto delle backrooms, il dungeon digitalizzato dei nostri singolari giorni. Eppure il surrealismo non pertiene alla precisa foto che, nel prolungarsi di un sincretico istante, si è fatta parafulmine d’innumerevoli doppi sensi e metafore puerili delle circostanze. Bensì l’opera parecchio redditizia di un ambito industriale in crescita, soprattutto nelle lande del dinamico e sempre versatile Oriente. Il che ci porta a un tentativo, per lo più basato sull’inferenza, che parrebbe porre tale inquadratura nell’ambiente di una fabbrica, o per meglio dire fattoria, possibilmente situata in Cina, Vietnam, Thailandia o altro paese dove il Pleurotus eryngii, o re delle trombette, fungo “ostrica” alias cardoncello, è l’oro cinerino che riesce a replicarsi tramite una serie di accorgimenti adeguati. Tra cui lungamente collaudato resta quello che lo vede sovrapposto nel sostrato verticale di un preciso susseguirsi di sacchetti, nelle mensole di rastrelliere perpendicolari, con la pratica disposizione che ne massimizza l’effettiva densità per metro quadro. Haec est veritas: una forma di ricerca gastronomica finalizzata all’efficienza. Nonché l’incomparabile, fungina abbondanza. E benché la collettività che sembra condividere non sembri interessata alla dietrologia di quel momento, catturato in una tavola di pixel coinvolgente quanto l’iconografia di un mito realizzato sotto l’occhio incredulo di chi è distante, un sintetico approfondimento può sembrare in qualche modo produttivo. Volendo cercare per quanto possibile di sostituire alle illazioni eccentriche, l’effettiva consapevolezza della Conoscenza…
Trattasi nello specifico di un tipo di verticalizzazione degli spazi, non dissimile da quella utilizzata nella coltivazione idroponica o sequenziale delle piante produttrici di verdure ed ortaggi. Con un singolo e importante vantaggio, visto lo specifico campo d’applicazione, relativo all’assenza del ruolo primario della clorofilla e dunque, ogni necessità di accedere alla luce ultravioletta dell’astro diurno. Così che questa tipologia di fabbrica, concentrata nella produzione d’ingredienti largamente utilizzati in Asia, tra cui oltre agli eryngii, figurano gli shiitake (gen. Lentinula) gli enoki (Flammulina) e le cosiddette orecchie di Giuda (Auricularia) tende a svilupparsi in modo equivalente sopra e sotto il livello del suolo, in vere e proprie caverne architettoniche dal preciso controllo climatico. Dove i sacchi di sostrato inoculati con le spore, in condizioni di assoluta sterilità e talvolta tramite l’impiego di dispositivi automatici, vengono successivamente trasportati ed impilati in base ai crismi dell’effettiva metodologia sin qui discussa. Poiché soltanto in questo luogo, sottoposto a continui ed accurati controlli, risulta possibile ottenere la massimizzata crescita e precisa forma desiderata. Osservate, a tal proposito, la stanza dalle suggestioni anatomiche in cui i corpi fruttiferi si protendono quasi alla ricerca di un’impossibile stretta di mano. Noterete l’innaturale rapporto di proporzioni tra i due componenti che convergono nella parte visibile di ciascun micete: il cappello ed il gambo. Laddove il primo appare ridotto ai minimi termini. Ed il secondo, ispessito fino all’eccedenza. Non è ciò la conseguenza di una selezione genetica, bensì l’effetto di parametri ambientali calibrati in base a metodologie studiate. Che vedono la quantità di anidride carbonica incrementata il più possibile durante la formazione dei primordia dal micelio retrostante, accuratamente sottoposto a condizioni d’illuminazione e umidità costanti. Per poi passare dai 3.000 ppm di CO2 al di sotto dei 2.000 ppm, una volta che i funghi iniziano ad assumere la caratteristica forma allungata. Così da ritardare a dopo il raccolto l’allargamento e sollevamento del cappuccio, mantenendo il prodotto finale nello stato più saporito e dunque desiderabile da parte del mercato internazionale. Nonché, del tutto accidentalmente, quello di un tipo maggiormente suggestivo.
È un settore relativamente nuovo della produzione intensiva con finalità gastronomiche, che vede allo stato attuale la Cina come primo produttore mondiale, responsabile di oltre il 75% dei prodotti esportati annualmente. Già dimostratasi in grado di generare 37 miliardi di dollari per gli oltre 25 milioni di persone impiegate al censo del 2024, con stime proiettate di circa 90 miliardi di dollari entro l’anno 2033. Nell’applicazione di un processo produttivo per sua stessa natura scalabile, dalle proporzioni del piccolo stabilimento alle grandi fattorie connesse all’industrializzazione delle campagne. Un ambito fondamentale della pianificazione urbana di un paese che costituisce una delle principali superpotenze economiche della nostra epoca. Sebbene non privo, di suo conto, d’importanti sfide relative all’età media della sua popolazione e la concorrenza dei paesi emergenti.
Coltivare funghi tramite processi sistematici appare ancora una volta come una strada possibile, se non obbligata, nell’incrementare il surplus della materia commestibile e combattere in maniera conseguente quella grande fame, che in tanti e significativi modi dovrebbe guidare le scelte dei potenti. In un mondo ideale, quanto meno, dove ogni considerazione in base alla natura atipica d’ormai iconici frangenti dovrebbe diventare l’occasione di un confronto introspettivo. Ed il fattivo paragone dei vigenti modelli.
Affinché le pene trovino collocazioni marginali nello studio progressivo dei calzanti giorni. Allorché ogni membro di un simile intrico, trovi l’attimo dell’auspicabile liberazione dalla scarsità pendente. Alzando l’asta di un trionfo senza una bandiera. Perseguendo l’emissione del corpo sporifero che perennemente cresce, si moltiplica, e ritorna.


