Il nuovo ragno asiatico delle banane che sta terrorizzando la Georgia statunitense

“L’anno scorso, in tutta l’estate, ne avrò visti appena una decina.” Racconta un possessore della tipica villetta a schiera nella contea di Madison sul vasto forum digitale: “Mentre soltanto ieri, ho dovuto ucciderne più di 30 in varie zone del mio giardino. Se non si fa qualcosa a livello nazionale, questa situazione diventerà un grosso problema. E non ci vorrà molto…”
Oblungo, delizioso frutto giallo che proviene da distanti piantagioni, e che per via dei suoi tempi di maturazione particolarmente stringenti richiede una filiera rapida, al punto da risultare pressoché fulminea. Impacchettato in grandi quantità all’interno di scatole telescopiche, o grandi container di metallo, poco prima di essere caricato in nave o in aereo. Ma chi ha davvero il tempo di controllare se ci sono, caso vuole, problematici clandestini a bordo? L’ombra zampettante di creature potenzialmente capaci di propagarsi all’altro lato del pianeta, diventando un significativo problema per gli ecosistemi e perché no, le persone all’altro capo degli oceani di questo pianeta. Molto ha fatto discutere, a partire dal 2016, la notizia dell’avvistamento in un supermercato tedesco ed altri luoghi europei di taluni esemplari di Phoneutria nigriventer dal Brasile, 15 cm di legspan (ampiezza delle zampe) nonché uno dei peggiori veleni neurotossici mai prodotti da un artropode in assoluto. Casi isolati, per fortuna, vista la letalità dell’aracnide, cionondimeno in grado di suscitare un giustificato senso d’ansia e imprescindibile terrore. Ciò che sta facendo notizia in queste ultime settimane all’interno dello stato della Georgia, causa la capacità di un altro possessore ad otto zampe di quell’allusivo soprannome di trarre vantaggio dalla stessa metodologia di trasporto, si trova in posizione diametralmente opposta per quanto concerne l’aspetto della pericolosità. Pur avendo ormai assunto proporzioni, in termini di esemplari coinvolti, assolutamente non paragonabili al distante collega sudamericano. Sto parlando di quel ragno dalla vivace livrea giallo-verde ed a puntini rossi, arancioni o neri, che in Giappone viene denominato jorōgumo (絡新婦) un termine che può significare alternativamente “ragno prostituta” o “ragno moglie che intrappola [la preda] a seconda delle preferenze dell’ascoltatore. Ed in Corea mudang gumi 무당 구미, ovvero ragno-sciamano o profeta, per la presunta saggezza predittiva contenuta nelle complesse volute delle sue ragnatele, costruite su più strati sovrapposti e con la forma approssimativa di un cestino. Nomi che lasciano supporre un ampio repertorio di storie e leggende in merito a quest’animale in Asia (quale, d’altra parte, ne è privo?) sebbene gli scienziati moderni abbiano preferito chiarire la sua posizione tassonomica a partire dalla prima classificazione nel 1878 con l’appellativo di Nephila clavata, soltanto a partire dal 2019 spostato nel genus Trichonephila, per l’individuazione di una serie di tratti genetici marcatamente distinti dal precedente genere di appartenenza, nonché variopinti ciuffi piliferi in corrispondenza delle articolazioni delle sue zampe. Stiamo parlando, d’altra parte, di una creatura da 2,5 cm di lunghezza negli esemplari femmine e arti facilmente in grado di coprire l’intero spazio di un palmo umano, resi ulteriormente appariscenti da una spettacolare alternanza di color giallo e nero. Ma soprattutto, le caratteristiche di una creatura spettacolarmente prolifica, capace di deporre fino a 400-1500 uova all’interno di un singolo sacco non più grande di un centimetro e mezzo. Capace lui soltanto, dal punto di vista dei genitori, di riuscire a sopravvivere all’intero inverno iniziando ad aprirsi ai primi caldi della primavera successiva, e lasciando così scaturire il eccezionale esercito di piccoli commandos addestrati dall’evoluzione e dalla natura.
Il jorō, come viene spesso chiamato per semplicità, rientra di suo conto nel vasto gruppo informale di ragni inclini a praticare la tecnica del balooning, consistente nella spontanea dispersione dei nuovi nati mediante l’utilizzo di pratici paracaduti costruiti con la ragnatela, spontaneamente trasportati dall’energia del vento nelle quattro direzioni cardinali. Così che non risulta certo difficile da immaginare, all’inizio della presente crisi (perché di ciò si tratta) la brezza sollevarsi durante il trasporto su strada di un carico di banane provenienti dall’India o dall’Indonesia, dal quale all’improvviso si solleva un letterale nugolo di questi giovani pieni di ottime speranze. Pronti a crescere, tessere la propria tela, e prosperare…

La guisa maggiormente riconoscibile e generalmente associata al ragno jorō è quella degli esemplari di sesso femminile, mentre i maschi risultano non più grandi di un singolo centimetro e di una banale colorazione nera. Lasciando come frequente esito dell’accoppiamento, l’unica possibile conseguenza di essere fagocitati dalla loro stessa partner riproduttiva.

La prima trattazione scientifica del ragno jorō in Georgia è quindi databile con precisione all’anno 2015, quando il responsabile della raccolta del Museo di Storia Naturale di Athens, Rick Hoebeke, è stato contattato dall’entomologo locale Wesley Huffmaster per l’avvistamento reiterato della significativa e notevole specie asiatica, che alcune rapide indagini tra i suoi vicini hanno permesso di far risalire fino a un periodo di quattro anni addietro. Lasciando ipotizzare l’avvenimento pregresso di un fenomeno tra i più temuti dagli amanti di un ecosistema stabile e duraturo: la naturalizzazione di una specie aliena. Il Trichonephila clavata o ragno delle banane asiatico non è infatti una creatura tropicale come gli altri portatori di tale appellativo bensì abitante consumato di circostanze assolutamente temperate e rientranti nei parametri dell’intera zona paleartica, sia europea che statunitense. Esso risulta essere, inoltre, straordinariamente prolifico ed adattabile, lasciando presagire un aumento di popolazione esponenziale a partire dal raggiungimento di un punto critico di non ritorno. E dalle ultimissime notizie provenienti dalle zone di Barrow, Jackson e Madison, sembrerebbe proprio che ci stiamo avvicinando con drastica rapidità alla stagione del non ritorno.
Abbiamo dunque definito, all’inizio di questo articolo, questo essere dall’aspetto inquietante come tutt’altro che pericoloso, il che risulta essere assolutamente vero a meno di risultare predisposti a una reazione allergica con conseguenti problemi respiratori, dolori muscolari e sfoghi cutanei. Il che non può che risultare ancor meno probabile quando si considera l’indole particolarmente schiva e timida dell’animale, estremamente propenso a lasciare la propria ragnatela se spaventato, un’eventualità tutt’altro che rara vista l’estrema estensione della stessa. Tanto che gli esploratori raccontano, nei suoi territorio originali d’appartenenza, la casistica per niente rara di trovarsi a urtare con la faccia la svettante struttura in seta riconoscibile per la sua tonalità giallo paglierino, costruita tra due tronchi ai lati del sentiero forestale, spesso ritrovandosi a dover gestire l’ingombrante occupante che ti cade addosso, nei capelli o in mezzo ai vestiti. Un tipo di sgradevole esperienza che anche gli abitanti della Georgia iniziano a temere, con la differenza che potrebbe anche svolgersi all’interno dei loro stessi cortili o mentre si avanza spensieratamente tra un filare urbano di lampioni/pali della luce. E questo senza neppure entrare nel merito delle possibili prede animali inclini a cadere in una tale trappola, capaci d’includere nel territorio di partenza lucertole o pipistrelli, ma che negli Stati Uniti potrebbero, in linea di principio, finire per includere anche i graziosissimi colibrì. La sconveniente combinazione di poche strategie d’autodifesa, una colorazione facilmente individuabile sulla lunga distanza e tali implicazioni tutt’altro che sgradevoli ha portato quindi all’inizio di una sorta di frenesia nazionale, nella caccia e i sistematico annientamento di simili creature comprensibilmente indesiderate. Così si moltiplicano i video, su YouTube, di persone intente a fare il tirassegno con fucili ad aria compressa contro gli aracnidi temuti o i consigli per diverse tipologie d’insetticidi a contatto diretto, comunque sconsigliati dagli esperti perché incapaci di far fronte alla straordinaria quantità di figli prodotti da un singola zampettante famigliola. Assai più ragionevole, di contro, appare il suggerimento d’impiegare semplicemente un lungo bastone come un manico di scopa, per avvolgere in maniera molto pratica ciascun intruso nella sua stessa ragnatela, evitando in questo modo di sporcare quando lo si schiaccia nel commettere il crudele, ma pur sempre inevitabile aracnicidio. Particolarmente esagerato appare, di contro, il caso di un abitante della ridente cittadina di Gainesville che lo scorso fine settimana ha ben pensato di usare un lanciafiamme (!) per ripulire la sua soffitta dai suddetti ragni, finendo per restare intrappolato e dover attendere l’arrivo dei pompieri. Eventualità senza conseguenze per lui o i suoi vicini, che ha permesso tuttavia di mettere le cose nuovamente in prospettiva.
Passi verso l’implementazione di un sistema di annientamento sistematico in merito al quale non mancano già d’ora i detrattori, e non soltanto tra i disinteressati amanti della natura. Sembra infatti che allo stato attuale, una delle componenti primarie della dieta del Trichonephila sia l’efferata cimice marmorata asiatica (Halyomorpha halys) anch’esso animale non nativo trapiantatosi nelle regioni degli Stati Uniti meridionali, ma di per se capace di portare danni assai maggiori, soprattutto alle massicce coltivazioni agricole di questa intera regione.

La bellezza in natura non è sempre un merito, quando si accompagna ad una forma così chiaramente riconoscibile e spaventosa, particolarmente incline a scatenare l’ira distruttiva delle persone. Perché l’uomo non è forse uno degli animali di questa Terra? Altrettanto incline, come qualsiasi suo simile, a difendere i confini sacri del suo territorio?

Che la dedizione e il metodo del tipico abitante della Georgia possa riuscire a spuntarla contro il ragno asiatico della banane in questo caso appare ormai difficile, vista la diffusione niente meno che esponenziale di una tanto resiliente e prolifica creatura. Capace di far fronte ad un qualsiasi tentativo di sterminio distribuito, continuando semplicemente a replicar se stessa, senza limiti procedurali imposti dall’ambiente o dalla natura.
Una scaltrezza operativa largamente data per scontata nelle più celebri storie del folklore giapponesi collegate alla versione mitologica del nostro amico, nient’altro che un ragno del genere Trichonephila che, avendo vissuto più di quattro secoli, è riuscito a guadagnarsi la capacità di raziocinio e l’inclinazione mistica a mutare forma in quella di una seducente e giovane ragazza. Soltanto per colpire la sua vittima invogliata quando meno se lo aspetta, trascinandola generalmente giù nel baratro di una chiassosa cascata… Chissà poi perché= A meno che, sfruttando la furbizia del boscaiolo, a quest’ultimo non riesca di sostituire all’ultimo momento la sua persona con un semplice tronco preventivamente tagliato a tale scopo, tirato giù al suo posto tra le acque vorticanti della dannazione. Liberandosi, così facendo, dall’oscura ragnatela umana del desiderio! Un’insperata possibilità di continuare a respirare, per chi aveva sfortunatamente finito per attrarre la grande fame di una seducente Jorōgumo.

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