Le scoscese pareti della baia sembravano gli spalti di uno stadio, mentre la creatura faceva il proprio ingresso dall’angusto cancello dello scivolo di sgroppata. Equina nel contegno se non propriamente d’aspetto, considerata l’assenza di zampe, zoccoli, una testa, orecchie, coda e la criniera, un simile prodotto dell’ingegneria navale poteva contare nondimeno sull’esistenza di una sella con le briglie annesse, saldamente strette nelle mani del cowboy situazionale. In questo caso definito con l’epiteto non meno affascinante di log driver, “conduttore di tronchi” riferito all’eminente convergenza di quei grossi oggetti vegetali, giustapposti in un intrico tremulo sul pelo delle onde provenienti dal centro invisibile del mare. Raggiunto il massimo della concentrazione, stabilizzata la sua posizione, il cavaliere acquatico spinge allora innanzi la sua leva, imprimendo massima potenza al sottostante propulsore azimutale. Come Furia il prototipico cavallo, la tondeggiante piattaforma si ritrova dunque ad inclinarsi bruscamente verso l’alto, sciabordando ai lati per l’eccesso d’energia e il nefasto potenziale. Sempre più veloce, sempre più vicino allo corteccioso ingorgo, in apparenza indifferente al rischio d’incagliarsi o andare incontro a un disastroso cappottamento. Allorché uno scrutatore attento, volgendo il proprio sguardo alla struttura della prua cuneata, potrà individuare la ragione e la finalità di questo folle assalto. Per la presenza minacciosa di una serie di acciaiosi denti sovrapposti, pronti a conficcarsi come i denti di un crudele rostro nel combattimento oceanico dei tempi antichi. Non nell’affollata controparte, tuttavia, bensì la mera persistenza cadaverica della foresta ormai mutata in mero materiale ad uso e consumo della società vigente. Il gregge architettonico indefesso, ma legato alle precipue leggi della fisica evidente.
Cogliendo a pieno la metafora non è perciò difficile capire cosa stia cercando di fare il concentrato guidatore che compare in questo video canadese. Nella sua versione pratica e compatta, ancor più della normalità, di quella che assomiglia da ogni punto rilevante a un chiara pilotina dei contesti portuali. In questo modo trasferita, in base ad un tradizione del Nuovo Mondo, nelle booming grounds o arie di raccolta e smistamento, cuore decentrato di qualsiasi campo forestale o segheria nella filiera dello sfruttamento del territorio. Un’area geografica nota per l’assenza ed impossibilità di costruire strade, il che ha portato fin dall’era coloniale i boscaioli a fare impiego della migliore delle alternative naturali: i fiumi con le loro foci, fino ai golfi ed alle insenature della frastagliata costa occidentale del continente. Laddove al cavallo del confine, tra Canada e gli stati del Nordovest, attorno all’epoca degli anni ’50 iniziò a diffondersi una soluzione singolare. La cui valenza estetica è del tutto riassumibile nel nome commerciale di Log Bronc, in verità inventato da un’azienda situata sul lato di Washington del fiume eponimo della Columbia Inglese…
Era questo nella prima metà del Novecento ancora un lavoro duro, riservato ad uomini che avevano la vita selvaggia ben codificata nel proprio metodo di rapportarsi con le contingenze del quotidiano. Diamine, è ragionevole pensare che lo sia tutt’ora! Leggendario risultava essere cionondimeno il modo in cui le figure responsabili di una cosiddetta “cavalcata del legname” fossero generalmente scelte grazie alla propria capacità d’imporsi e mantenere in riga i propri sottoposti, non senza ricorrere all’occasionale impiego della violenza. E particolarmente problematico rimaneva il caso in cui un ingorgo del prezioso carico andasse a formarsi in prossimità di una taverna, poiché a quel punto mantenere il personale sobrio era un’impresa che tendeva a sottintendere l’impiego del pugno di ferro. Ragion per cui l’introduzione di effettive innovazioni pratiche veniva messa subito alla prova, nella speranza e il tentativo di ridurre il potenziale attrito della marcia dei tronchi. Questo il contesto e tale il punto di partenza, del momento in cui una figura professionale nuova iniziò a far parte delle squadre di tali maestranze. Non più un boscaiolo, né un cowboy riformato, bensì un letterale veterano dei mari. Colui che fosse in grado di mettere a frutto la presenza del centounesimo apparato galleggiante in mezzo ai flutti, questa volta totalmente sottoposto all’accurato impiego e direzionamento della mano umana.
Altrimenti soprannominato, nel corso delle decadi, Boom Boat, Boomin’ Beaver e soltanto in seguito, Sidewinder, l’utilizzo pratico di questi natanti, non più lunghi di 6 metri e larghi 2,5, si presenta fin da subito come una prassi quasi artistica piuttosto che una scienza esatta della geometria dei suoi bersagli. Costituito inizialmente da una piccola barca con motore fuoribordo centrale, rotabile a 360 gradi, e un baricentro straordinariamente basso per riuscire a scongiurare il cappottamento, il coraggioso natante veniva utilizzato per urtare direttamente i cilindrici obiettivi galleggianti, addentandoli mediante l’utilizzo dell’elemento frontale, chiamato con ulteriore piglio metaforico “il cane”. Ed è in effetti adatto il termine di paragone, che vede tali scafi tradizionalmente accomunati a un border collie, mentre i tronchi rappresentano le pecore prive di lana di un gregge particolarmente ingombrante. Il cui direzionamento tende a richiedere, oltre alla forza bruta, un certo grado di finezza, esemplificata dalla frequenza con cui il pilota lascia temporaneamente il suo volante di tipo automobilistico, usando gli stivali chiodati per balzare da un legno all’altro, mentre dispone le funi di traino, aggancia i rampini e districa le confluenze particolarmente persistenti. Con il sopraggiungere dell’epoca contemporanea, quindi, i Bronc superstiti si sono trasformati in un’evoluzione tecnologica dell’idea originaria, con sofisticati motori Z-drive con trasmissione di tipo Olympic orientabili all’interno di uno skeg (gabbia) di protezione poppiera, tale da incrementare ulteriormente le possibilità di manovra, riducendo al tempo stesso i rischi di danneggiamento. Raggiungendo un grado di efficacia tale da riuscire a guadagnarsi l’attenzione della Marina.
Ulteriore perfezionamento del concetto di Log Bronc è infatti rintracciabile nell’allestimento militare 19BB (Barrier Boat) prodotto a partire dal 2002 presso la Chuck’s Boat di Longview, Washington, pensato per direzionare ed assistere in fase di manovra portuale i ponderosi incrociatori dello Zio Sam. Con un potente motore Cummins da 260 cavalli ed una tendenza all’oscillazione armonica, se possibile, persino superiore a quella delle controparti civili, vista l’assenza dei denti capaci di mordere la superficie oggetto dell’impatto per ovvie ragioni contestuali. Altre storie di successi, per la più vicina analogia dell’erculea forza delle formiche, trasferita in mezzo ai flutti dalle proporzioni inusitate. Là dove la testardaggine e la convinzione di poter spingere innanzi cose eccessivamente pesanti, ha portato i progettisti a compiere miracoli della tecnologia calibrata sull’effettivo bisogno. Forse una versione, a suo modo bionica, del concetto stesso dell’evoluzione degli esapodi al servizio della società immutata. Che usiamo accomunare grazie all’uso del binomio, certe volte positivo, altre deleterio, di Progresso ed Assuefazione.


