Il fungo a stella dei boschi texani e la sua ombra nel paese dei samurai

Per la legge inversamente proporzionale dell’iconografia contestuale, minore è il numero degli elementi araldici, maggiore risulta essere la loro importanza. Così nessuno ha voglia di contare e attribuire una ad una le 50 stelle o le 15 strisce del principale vessillo nordamericano, laddove ogni persona del più grande stato di quella federazione è pronta ad indicare il proprio astro prediletto, situato in campo blu e affiancato da una ragionevole, quanto accidentale imitazione della bandiera della Polonia. Imprescindibile fu nella storia questo simbolo, per la gente che ha formato il Texas e tutto ciò che esso contiene, fin dai tempi della battaglia di Medina del 1813, quando le truppe rivoluzionare del Nord affrontarono l’esercito più numeroso e meglio armato dei realisti della Nuova Spagna, dando luogo al più sanguinoso conflitto dell’epoca moderna nella loro intera regione. Nonché una sconfitta per i coloni, che nonostante ciò adottarono per la prima volta, come emblema di battaglia, l’astro solitario destinato a rimanere parte della propria identità futura. Trasformata dal 1839 in sigillo di quell’entità federata, da segno incontrastato di un’intera nazione, la stessa sarebbe in seguito rimasta a fondamento di molti aspetti del folklore e l’etimologia locale: dalla decorazione architettonica dei luoghi istituzionali, ai gagliardetti delle associazioni sportive, fino all’essenziale emblema dei ranger incaricati di mantenere l’ordine identificati, a partire dalla seconda metà del XIX secolo, mediante stelle ritagliate in senso metallurgico da singole monete risalenti all’epoca dell’egemonia messicana. Immaginate dunque quale possa essere stato il primissimo pensiero degli addetti ai lavori, alla descrizione e prima catalogazione nel novembre del 1893, da parte del micologo Lucien Marcus Underwood, di una forma di vita vegetativa in questa terra che si presentava con le immediatamente sacre cinque punte della più semplice rappresentazione astronomica: da ogni punto di vista rilevante, un vero e proprio fungo spaziale. Peccato soltanto che il suo aspetto vagamente demoniaco, il colore nero e l’inquietante capacità di emettere un sibilo inquietante seguito da uno sbuffo nero, gli avrebbero precluso inizialmente una qualifica di spicco, attribuendogli la metafora del nome comune “sigaro del diavolo”. Appellativo non propriamente desiderabile, almeno fino all’inizio dell’epoca post-moderna. Così Chorioactis geaster, originariamente posto nella famiglia dei Sarcosomataceae a causa della vaga somiglianza del corpo fruttifero alle specie del genere Urnula, avrebbe costituito fin da subito un’anomalia nel panorama biologico fungino del Nuovo Mondo, guadagnandosi la doppia qualifica di essere endemico ed al tempo stesso monotipico, come riconfermato anche dalla classificazione del 1936 da parte di Finn-Egil Eckblad. Il che non precludeva la possibilità, ad esso strettamente interconnessa, di suscitare un senso ancor più approfondito d’inspiegabile mistero. Quando l’anno successivo, vari avvistamenti registrati all’altro capo del pacifico, nelle prefetture giapponesi di Nara e Miyazaki, confermarono in via preliminare l’associazione di questa inconfondibile presenza nel fungo conosciuto localmente come kirinomitake, per via della somiglianza del fungo non ancora maturo ai baccelli neri dei semi dell’albero di kiri, alias Paulownia tomentosa. Anomalia nella distribuzione biologica che vede una singola specie micologica presente in due diversi luoghi ai rispettivi capi del globo terracqueo, e solamente quelli. Che tutt’ora, in assenza di ulteriori indizi, la scienza stenta a spiegare…

Forma di vita rispondente alle specifiche esigenze di un percorso evolutivo condiviso, il fungo C. geaster del Giappone con attestazioni successivamente rilevate sull’isola di Taiwan è in modo indubitabile uno stretto partner genetico di quello texano, come confermato anche dall’analisi scientifica dell’Era contemporanea. In uno studio destinato ad identificare le coppie di cloroplasti ed i dati del genoma. Con precisione tale da determinare l’esistenza di un antenato comune risalente a circa 19 milioni di anni fa, eliminando in tal modo dall’equazione ogni potenziale ipotesi di diffusione praticata dall’uomo. Importante distinzione, in senso ecologico, è dunque il tipo di sostrato utilizzato dal micelio, che lo vede attecchire in America sui tronchi marcescenti del cedar elm (Ulmus crassifolia) laddove in Asia Orientale il suo bersaglio preferito sono le vecchie querce ormai da tempo andate incontro alla propria dipartita vegetale, che esso colonizza con propagazione rapida, possibilmente sotto uno strato di foglie cadute in grado di garantire la furtività ed il mantenimento di un microclima ideale. Poca a tal proposito risulta essere la tolleranza del fungo alla luce diretta del sole, problematica ancor più significativa successivamente allo sviluppo dei corpi sporiferi propriamente detti, le “stelle” o “sigari” che tanto affascinarono i naturalisti degli ultimi duecento anni. Effettiva conseguenza di un piano botanico preciso, finalizzato alla messa in pratica di quella metodologia di propagazione che prende il nome di deiscenza, o con impostazione maggiormente diretta, la comprovata utilità dell’artiglieria vegetale. In tal senso il corpo semi-rigido ed oblungo della peculiare escrescenza, assumendo progressivamente una forma ellissoidale, accumula una tensione che insegue il punto critico in cui quel sostanziale baccello possa aprirsi nel corso di un singolo, rapido momento esplosivo, esponendo all’aria l’imenio nell’interno dei cinque “petali”, il tessuto riproduttivo contenuto al loro interno. Con un letterale schiocco pertinente allo spettro udibile, seguìto da una sorta di fischio o sibilo piuttosto raro in ambito fungino, tanto che sussistono soltanto altre cinque varietà nel mondo cui sia stata attribuita tale prerogativa. Una circostanza che può essere talvolta messa in moto dalle vibrazioni prodotte da creature che deambulano negli immediati dintorni, come il gatto sfortunato del video a seguire. Eventualità, quest’ultima, tutt’altro che indesiderabile, poiché permette alla ascospore risultanti, grandi, fusoidi e appiccicose, di trovare posto nella pelliccia del bersaglio di turno, per venire trasportate in luoghi auspicabilmente lontani.

Con la creazione nel 2008 della famiglia distinta dei Chorioactis, destinata a contenere questo fungo assieme ad altre sei specie ascomicete dotate di corpi fruttiferi concavi, il mistero del C. geaster avrebbe continuato nonostante tutto a complicarsi ulteriormente. Vista la scoperta, l’anno dopo da parte di ricercatori giapponesi di una sua variante teleomorfa ovvero incapace di diffondere il proprio materiale genetico attraverso la produzione di spore. Probabilmente uno stato asessuato nel ciclo vitale del fungo, denominato nonostante questo con il termine latino di Kumanasamuha geaster.
Tutt’ora oggetto d’infinite disquisizioni di tipo tassonomico, in merito all’appropriata o indesiderabile inclusione in varie categorie possibili del metaforico albero dei miceti, il sigaro o stella del diavolo continua nonostante tutto a mantenere il proprio ruolo di assoluta preminenza nell’immaginario comune. Particolarmente in Texas, dove nonostante la sua estrema rarità, è stato designato nel 2021 in qualità di fungo ufficiale dello stato, continuando il filone identitario che vede l’emblema della stella campeggiare in tanti aspetti della propria storia moderna e contemporanea. Nonché una certa affinità con le cose che producono improvvisi quanto allarmanti sbuffi di fumo, fin dai tempi in cui le milizie del generale Gonzales, indignate dal tentativo dei messicani di sottrargli un prezioso cannone, scrissero sulle proprie bandiere il motto Come Take It: Venite a prenderlo. (Se potete).
E chi avrebbe mai pesanto che in ambito prettamente fungino, una perduta diffusione circumpacifica di antiche forme di vita si fosse già occupata in tempi avìti di compiere un gesto del tutto paragonabile nel suo principio. Di diffondere mediante il vento, la pioggia, il flusso sempiterno di correnti oceaniche il nucleo imprescindibile della vita. Assieme all’asterisco vegetale delle circostanze… Indifferente agli umani tentativi di scorgere il disegno di eventuali costellazioni.

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