L’ipnotica questione della coda usata dal varano per scalare gli alti rami della giungla indonesiana

Un meccanismo ben oliato concepito per scandire il giro esatto dei secondi, regolare nel costante perpetuarsi della propria forma chiaramente definita: un arco dentro un arco che percorre nuovamente quella traiettoria. Come il gambo di una pianta rampicante alla ricerca di un appiglio verticale. Paragone non del tutto fuori luogo, quando si considera l’intento di questa creatura appartenente al regno dei rettili, per cui radici e rami sono parimenti necessari alla sopravvivenza situazionale. Varano degli alberi è il suo nome è questo certamente non è un caso. Come desumibile quando si vede risalire l’autostrada di corteccia come fosse un campo pianeggiante, verso i lidi pertinenti all’opportuna conduzione di una vita al tempo stesso prosperosa e priva di pericoli evidenti. Ancorché siano sorprendentemente pochi i predatori in grado di sfidare la lucertola lunga poco più di un metro, largamente riservato alla sua coda, che includono nominalmente multiple genìe distinte inclusi roditori, piccoli carnivori, grandi serpenti e finanche altri varani, più grandi. Questo grazie alla sveltezza e l’inerente agilità di una creatura, che l’evoluzione sembra aver dotato dei più significativi adattamenti a un simile stile di vita. Incluso qualcosa che ci aspetteremmo di trovare, sulla base di casistiche pregresse, in scimmie ragno, binturong e diverse varietà di opossum. L’arto per l’appunto singolo e puntato in contrapposizione a quella testa affusolata. Tanto chiaramente messo in mostra dal sopra pubblicato esempio della specie V. macraei, all’interno di quello che sembra essere un terrario appartenente ad un’istituzione o facoltoso possessore dell’antica stirpe dei serpenti nella propria umida e ben riscaldata dimora. Siamo d’altra parte innanzi ad una varietà, dalle scaglie di un caratteristico ed intenso blu elettrico, endemica di un luogo solamente e che per questo rientra a pieno titolo tra i rettili più rari della Terra, nonostante venga ad oggi commerciato su scala internazionale con soltanto minime ma rigorose restrizioni in merito alla dimensione minima degli esemplari venduti. Accorgimento riservatogli, nello specifico, per scoraggiare la cattura sistematica presso quell’isola di soli 450 Km quadrati che ha nome Batanta, in corrispondenza dell’estremità nord-occidentale della Nuova Guinea. Ancorché vigano svariate ed utili latenti considerazioni, in merito al perché l’allevamento di queste creature possa risultare utile per la finalità di preservarle a beneficio delle future generazioni…

Descritta per la prima volta come specie distinta soltanto nel 2001, grazie al provvidenziale intervento del naturalista Wolfgang Böhme, la varietà color cobalto di questo sottogenere degli Hapturosaurus era già stata lungamente commercializzata a partire da hub mercantili biologici come la città di Sorong in Papua, fonte tra le altre cose della grande maggioranza dei pitoni oggi tenuti in cattività Morelia viridis e Simalia amithistina. Ma soprattutto una delle lucertole più amate e desiderate dagli erpetofili, il Varanus prasinus dallo splendente color verde smeraldino, famoso per i lunghi artigli, la coda prensile ed un’indole piuttosto bonaria a patto che fosse nato e cresciuto in cattività. Così come avveniva per la rara varietà bluastra dai puntini ordinatamente disposti, che il ricercatore tedesco dimostrò distinta da ulteriori aspetti come la forma e posizione delle squame, le proporzioni del cranio, la lunghezza tipica del corpo. Il che avrebbe presto creato l’anomalia nel settore della conservazione di una specie, in cui la sua diffusione su scala globale avrebbe dovuto considerarsi necessaria, al fine di poter procedere a un conteggio più rassicurante del numero totale di esemplari ancora in vita. Aggiungete a questo l’effettiva impossibilità di reintrodurre in natura esemplari nati e cresciuti in cattività, per comprendere la ragione in funzione della quale ancora oggi sia possibile e persino semplice trovare esemplari in vendita di V. macraei, sebbene i prezzi tendano a raggiungere cifre astronomiche anche pari o superiori agli 8.000-10.000 dollari cadauno.
Molti dei comportamenti necessari alla sopravvivenza nelle giungle ed altipiani dell’entroterra di Batanta sono effettivamente apprese da fattori contestuali per queste creature, il cui comportamento timido e schivo viene talvolta paragonato a quello di uno scoiattolo, per la tendenza ad affrettarsi nel frapporre il tronco dell’albero di turno tra se ed un percepito pericolo. Nonostante l’indole a sua volta predatoria che li porta a ricercare attivamente insetti, piccoli vertebrati ed uova d’uccello del tutto inermi di fronte ad una tale fame. Animali ovipari a loro volta, i varani degli alberi depongono le proprie uova due o tre volte l’anno, in luoghi caldi, umidi e protetti il più possibile verso la parte alta della canopia, come cavità nei tronchi o diramazioni degli alberi particolarmente imponenti. In almeno un caso, relativo alla specie verde V. prasinus (Sweet e Pianka, 2003) tale luogo elettivo è stato individuato all’interno di un termitaio soprelevato, apparentemente considerato dalla madre come lo scudo ideale nei confronti dagli sguardo sconvenienti dei predatori.

Creatura magnifica ed elegante, agile per definizione, il varano blu costituisce dunque ad oggi uno dei tesori più notevoli all’interno di un qualsiasi rettilario. La cui stessa esistenza, in un simile contesto tanto differente da quello naturale di appartenenza, può dirsi parimenti necessario alla precipua conservazione della biodiversità terrestre. Allorché la modernizzazione risulta essere ad oggi una spinta costante. Contemporaneamente alla necessità fortemente e comprensibilmente percepita degli abitanti di un luogo come l’impoverita Batanta, ad inseguire ogni possibile opportunità di guadagno. E se il sovrasfruttamento della popolazione rimasta allo stato brado dei varani blu resta una questione problematica, è soltanto tramite un lavoro capillare di sensibilizzazione ed educazione alla realtà dei fatti che sarà possibile fermare la deriva problematica dei tempi odierni. Allorché ogni complimento per la figura generata da una coda prensile, possa un giorno diventare un’àncora di sussistenza per gli esemplari nascituri. Nonché la piattaforma digitalizzata per l’implicito carisma di una specie, definibile con ampio margine come parte di quel proverbiale patrimonio, “Più unico, che raro!”

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