Ci sono basi pratiche o sostanzialmente iconiche per molti dei distretti dell’immaginifico, riconducibili a esperienze vissute in prima persona dalla schiera dei creativi che hanno popolato l’ampio ambito dell’intrattenimento popolare e non solo. Prendendo in considerazione, a tal proposito, l’opera del fumettista belga Peyo, disegnatore dell’ormai antologico Les Schtroumpfs che ha tanto lungamente riempito i palinsesti grazie alla serie animata iniziata negli anni ’60, non può essere del tutto priva di solide basi l’idea che un piccolo popolo, che abita nei funghi e scaturisce da essi al palesarsi di determinate condizioni, fosse stata riferita di seconda mano, o persino vissuta in prima persona dell’autore. E non sto parlando in questo caso dei cosiddetti Machine Elf, definiti per la prima volta dal filosofo ed etnobotanico Terence McKenna (1946-2000) come apparizioni persistenti all’interno di multiple culture avvezze all’uso di sostanze allucinogene, frequenti tra le psichedeliche geometrie sperimentate per l’effetto della dimetiltriptammina o altri simili alcaloidi naturali. Ma figure antropomorfe meno spettrali, che non parlano, dialogano o mettono in altro modo in discussione la coscienza di se. Limitandosi piuttosto a popolare d’improvviso ogni angolo a disposizione in una stanza, arrampicandosi sui muri, sui vestiti, correndo sopra la tovaglia e nascondendosi tra piatti e stoviglie delle circostanze conviviali. Soprattutto quelle, in date che ricorrono ogni anno all’interno della provincia sud-orientale cinese dello Yunnan, dove svariate centinaia di persone finiscono regolarmente all’ospedale, con sintomi potenti di sovvertimento delle percezioni e della realtà. Tutto ha inizio, come riportato in modo nozionistico dalla sapienza popolare, per il mancato ascolto da parte dei raccoglitori, cuochi improvvisati o semplici avventori delle istituzioni gastronomiche locali, di alcune pratiche nozioni vagamente riconducibili a una versione commestibile dell’elfo magico Mogwai in un altro classico dell’intrattenimento del secondo Novecento, il film Gremlins: cuocere abbastanza a lungo, non mescolare mai con l’alcol, attendere almeno 15 minuti dopo che è stato portato in tavola prima di azzardarsi a fagocitarlo. Particolare assioma, quest’ultimo, tanto sentito dai preparatori di qui che a tavola viene portato addirittura un timer, che si consiglia all’avventore di rispettare pedissequamente prima di avvicinare alla bocca il contenuto del piatto fumante. Strano, dopo tutto, che la gente sia disposta ad accettare l’implicito pericolo latente. O magari tutto è collegato al senso del brivido, consumando la sostanza maledetta prima che l’eclissi mistica abbia avuto modo di compiersi, dimostrando di essere spregiudicati nel confronto del pericolo e l’apparizione potenziale dei piccoli uomini. Laddove la pietanza è stata in tempi stranamente recenti (G.Wu & Zhu L.Yang – 2015) qualificata con l’appellativo scientifico di Lanmaoa asiatica, il cosiddetto fungo-cipolla rosso, un tipo di boleto imparentato alla lontana coi porcini nostrani, che incontrato al suo peggio, può essere considerato un tipo di droga persino troppo forte onde adattarsi al tipo di uso “ricreativo” che tendenzialmente si verifica all’interno di determinati ambienti del mondo contemporaneo…
I primi a parlarne nella letteratura furono, curiosamente, un gruppo di missionari cristiani nel XIX secolo inviati all’interno del territorio della Papua Nuova Guinea, dove i locali erano soliti assumere in determinate cerimonie un micete misterioso, chiamato in lingua Wahgi, kuma o “fungo della follia”, per gli effetti allucinogeni capaci d’indurre a medio termine in coloro che si dimostrassero abbastanza coraggiosi da volerlo sperimentare in prima persona. Questione nella realtà dei fatti irrisolta, giacché la distanza geografica, nonché il tipo differente di condizioni ambientali, rendono improbabile l’esistenza di una stessa specie fungina in luoghi tanto distanti tra loro. Soprattutto quando si considera come il L. asiatica in Cina sia il prodotto di una specifica situazione ambientale, risultando dalla comunione micorrizica tra le radici dell’arbusto Pinus yunnanensis ed il micelio stesso. Laddove sull’alta cordigliera settentrionale delle Filippine, ricercatori esperti hanno effettivamente localizzato delle popolazioni di questo stesso fungo, associato a piccoli gnomi o elfi della mitologia folkloristica dell’arcipelago, identificati con il termine in Tagalog di ansisit. Qualunque sia l’effettiva regione di provenienza, ad ogni modo, il comportamento dei suddetti personaggi prodotti dalla psiche alterata si configura quasi sempre allo stesso modo: palesandosi in quantità non inferiore a dieci individui, alti tra i due ed i sei centimetri, essi assumono un atteggiamento frenetico e talvolta dispettoso, rincorrendosi e girando attorno al malcapitato mangiatore. Taluni riportano di averli visti sui vestiti, sopra e sotto la tovaglia, ritornando a palesarsi come nulla fosse nonostante i reiterati tentativi di scacciarli via. Per un periodo straordinariamente lungo, nel settore, capace di durare in media tra le 12 e le 24 ore dopo l’incidente di assunzione della sostanza, i cui sintomi addizionali includono allucinazioni, vertigini, delirio e mania. Causa un fattore chimico possibilmente collegato alla beta-carbolina e derivati del pirrolo eterociclico le cui caratteristiche, resta importante sottolinearlo, risultano tutt’ora in larga parte da chiarire. Questo perché il boleto-cipolla-rossa, appartenente in base alla tassonomia cinese al gruppo dei “Jian Shou Qing” (见手青) o “funghi che diventano blu quando li tocchi” (non un segno di tossicità, bensì mera ossidazione biologica) non ha effettiva prevedibilità o continuità pratica nella produzione dei sintomi fin qui elencati, rendendo esponenzialmente complicato l’isolamento dei sui fattori psicoattivi nascosti. Effettivamente dovuti, a quanto le nozioni aneddotiche permettono d’ipotizzare, principalmente all’appartenenza a specifiche regioni geografiche piuttosto che sottospecie o un aspetto percettibilmente avulso dalla percepita normalità situazionale. Tanto che si è ipotizzato, in tempi recenti, che le doti allucinogene possano derivare dalla coesistenza con ignote popolazioni batteriche o altre caratteristiche profonde del terroir cinese, ovvero le latenti condizioni implicite del terreno in cui può svilupparsi il boleto. Così chiaramente esemplificate dalla nozione popolare nota ai cuochi dello Yunnan, per cui il fungo di una particolare montagna può essere mangiato tranquillamente, mentre quello del massiccio antistante dovrà essere conto maneggiato con cura. E qualora manchino ingredienti sostitutivi, sottoposto comunque a una cottura particolarmente approfondita.
L’allucinazione lillipuziana, teoricamente possibile in particolari situazioni di disturbo psichico, resta una condizione molto rara fuori dall’assunzione di sostanze scatenanti e strettamente associata soprattutto a questo ingrediente che continua, nonostante tutto, a riscontrare una significativa popolarità in tutta la Cina meridionale. Aspetto che può essere largamente giustificato dal cambiamento delle abitudini culinarie, laddove i metodi di preparazione tradizionale permettevano mediante approcci preventivi e universalmente diffusi l’eliminazione pressoché totale dei fattori di rischio. Ma con l’incedere delle generazioni, come in molti altri luoghi, simili nozioni sembrerebbero passate gradualmente in secondo piano. In assenza di norme specifiche di divieto o regolamenti ad ampio spettro, semplicemente perché troppi ed eccessivamente simili tra loro risultano essere i boleti utilizzati nella cucina di quei territori. Vedi il caso di quelli che finirono per essere serviti, in una circostanza rimasta drammaticamente celebre, nell’estate del 2023 alla segretaria del Tesoro statunitense Janet Yellen, in visita a Pechino per questioni diplomatiche di un certo rilievo. La quale si sarebbe successivamente ritrovata a dover rassicurare la stampa internazionale sul fatto di non aver subìto, nei giorni successivi all’episodio, alcun tipo di effetto psicotropico evidente. Sia mai che la politica americana finisse per essere influenzata dall’intervento intangibile di piccole, invisibili creature o entità spettrali dall’alto potenziale di malignità inerente…


