Apre in Spagna il geode visitabile più grande al mondo

Sasso tondeggiante comperato ad una fiera della geologia: “Contenuto a sorpresa. Basta un colpo per scoprire un mondo di colori precedentemente sconosciuti” E voi con il martello, attenti a prendere la mira, che colpite con la giusta forza sulla sommità di un tale oggetto. Nell’attesa e consapevolezza che subito dopo il compiersi del gesto… Meraviglia delle meraviglie! Il pegno è cavo e dentro brillano cristalli… Viola, gialli, rossi oppure trasparenti. Sembra quasi di caderci dentro, perdersi dentro i misteri della Terra stessa. E se vi dicessi, ora, che a partire giusto da oggi esiste l’opportunità di fare realmente una simile esperienza? Dietro pagamento di un biglietto ragionevole, ma soprattutto a patto di trovarsi in un particolare luogo situato nella punta meridionale dell’Andalusia: Pulpì. Comune non troppo lontano dalla costa del Mediterraneo, ma ancor più vicino alle pendici del Pilar de Jaravía, luogo noto per molti secoli a causa della redditizia miniera di argento e piombo, chiamata per l’appunto Minas Rica, che dopo essere stata sfruttata per incalcolabili generazioni, venne finalmente chiusa verso il termine degli anni ’70. Lasciando il campo libero ad avventurieri, speleologi e particolari cercatori di tesori. Come il Grupo Mineralogista de Madrid che nel 1999, durante un’esplorazione di routine a circa 50 metri di profondità, scovò per caso una galleria rimasta troppo a lungo inosservata. Capace di condurre all’interno di uno spazio stranamente cavo ma tutt’altro che VUOTO…
La definizione tecnica di geode sottintende normalmente un tipo di roccia sub-vulcanica con un cavità vescicolare, all’interno della quale figura un qualche genere d’inclusione minerale, normalmente frutto delle particolari condizioni ambientali e l’elevata pressione di così atipiche circostanze. Nel tipo di formazioni appartenenti a questa categoria dalle dimensioni abbastanza grandi da contenere una persona, generalmente lo spazio libero è il frutto di trasformazioni carsiche dovute all’erosione e i sommovimenti delle rocce calcaree, mentre lo splendente tesoro all’interno è molto spesso proveniente dai processi di cristallizzazione del gesso precedentemente disidratato al punto da diventare solfato di calcio, che successivamente al progressivo ritorno dell’acqua nella sua cavità, modifica la propria forma in lunghi e appariscenti cristalli dall’abito trasparente. E la grotta di Pulpì collocata all’interno di rocce dolomitiche di epoca Triassica, sotto questo punto di vista non fa certamente eccezione, data la sua composizione primaria in rocce di selenite, una variante del gesso anche nota come rosa del deserto o solfato di calcio biidrato, che ha la particolare propensione a depositarsi a strati. Ciò che colpisce e costituisce la principale attrattiva di un simile luogo, tuttavia, è la dimensione assolutamente straordinaria di simili formazioni: fino a due metri di lunghezza, con 0,5 di media, praticamente come spade titaniche infisse nella roccia viva di simili, oscure profondità. Un luogo rimasto, per una vasta serie di ragioni, completamente chiuso al pubblico almeno fino ad oggi, data lungamente attesa dell’inaugurazione a tutti gli effetti della location in qualità di ritrovato patrimonio nazionale della sotterranea natura andalusa. Perciò, difficile resistere alla tentazione di farci un salto, (ehm, attenti agli spigoli) nevvero?

Sedersi letteralmente all’interno di un geode non è un’esperienza che capita di fare tutti i giorni. Detto questo, sarà meglio indossare il casco e muoversi con la massima cautela: i cristalli di selenite tendono ad essere decisamente AGUZZI.

Lo scenario della grotta di Pulpì non può in effetti che ricordare, su scala minore, alcune celebri grotte dello stato messicano di Chihuahua, in particolare la Cueva de los Cristales in prossimità di Naica, frutto di simili processi carsici ma molto più profonda e con cristalli addirittura più grandi, capaci di raggiungere le dimensioni unitarie di 12 metri di lunghezza per 4 approssimativi di diametro (vedi precedente articolo). Tutto questo con la significativa differenza che in tale ambiente, a causa delle particolari condizioni umide del micro-clima venutosi a creare, la temperatura media supera spesso i 50 gradi, rendendo un tale ambito particolarmente inaccessibile e persino pericoloso da visitare. Tutt’altra storia rispetto a quella del geode di Pulpì, relativamente facile da raggiungere e soprattutto fresco quanto può esserlo soltanto una cantina del mondo stesso, tanto che fin da subito gli enti preposti iniziarono ad elaborare una lunga serie di piani per permettere a un simile spazio di essere monetizzato, iniziando a far guadagnare i fondi necessari alla sua stessa conservazione ed apprezzamento diretto a vantaggio di visitatori umani. Se non che, come ampiamente documentato in tali testi attualmente facili da reperire online, venne determinato come un numero eccessivamente elevato di accessi avrebbe modificato le delicate condizioni della preziosa cavità, introducendo la formazione di condensa sulla superficie dei cristalli e potendo quindi contribuire a un lento processo d’inesorabile degrado. Ragion per cui venne dato inizio, attorno al 2010, a un lungo e attento processo di perfezionamento dei sentieri d’accesso e apertura di fori di ventilazione, con vere e proprie “finestre” per osservare da distanza di sicurezza le formazioni cristalline della grotta, usate e più riprese nel corso dei numerosi documentari e trattazioni divulgative girate in tale luogo, fino all’ottenimento di un passaggio relativamente sicuro per una quantità stimata massima di 10 persone alla volta. Il che, con un prezzo del biglietto di 22 euro (che include comunque una visita al vicino castello di San Juan de los Terreros, con tanto di attrazione virtuale basata sulla caverna) lascia intendere una fonte di entrate ragionevolmente redditizia per questa regione già turisticamente rilevante, in funzione delle sue splendide e attraenti spiagge sul tiepido Mar Mediterraneo. Ciò detto, le critiche soprattutto online per la tardiva e attesa apertura la pubblico non sono certo mancate, soprattutto per il giustificato timore che l’innata maleducazione di certe persone, ancor prima che il loro respiro, possa arrecare danni irreparabili a un così insostituibile tesoro del sottosuolo. I cristalli di selenite, in particolare, sono relativamente friabili soprattutto alle estremità, portando i più pessimisti al timore che qualcuno, ancor prima di un battito di ciglia, possa avere la malsana idea di trasformarli in vandalici souvenir. Casistica tutt’altro che rara, quando si considera la storia recente di simili luoghi trasformati in attrazione turistica altrove, per mero desiderio di far conoscere qualcosa di splendido arricchendo nel contempo le casse dello stato.

L’unica precedente modalità per visitare la grotta era quella di un ormai vetusto visore virtuale Oculus DK2, con tanto di rilevatore a infrarossi per i movimenti delle mani. Ben poca cosa rispetto all’opportunità offerta a partire da questo bollente agosto. Ma i turisti informatici, per lo meno, non possono lasciare un segno del proprio ingombrante passaggio…

Il che non lascia presumere altro che una singola, fondamentale questione: OGGI la caverna di Pulpì può essere visitata. Domani, chissà. Ed io direi a questo punto che sembra sussistere la necessità innegabile di armarsi, e partire al più presto. Per lo meno a vantaggio di chiunque abbia mai sognato, anche soltanto per un attimo, di poter trasportare se stesso all’interno della versione geologica di un globo natalizio con la neve che cade a comando. Previa sostituzione della suddetta soluzione colloidale con rigide, affilate ed impressionanti protrusioni di cristallo.
Dopo tutto, la distanza che ci separa dalle splendenti coste andaluse è di appena più, o poco meno di un paio di migliaia di chilometri (a seconda della regione d’Italia da cui ci si avvia). Mentre le notti si accorciano e il Sole già minaccia di tramontare anche troppo presto, sulle molte centinaia di prenotazioni che molto probabilmente, anche ora, stanno continuando a sovrapporsi nei sistemi informatici istituiti a supporto della neonata attrazione. Il cui accesso risulta essere principalmente condizionato da un numero settimanale rigorosamente chiuso di “appena” 300 persone. E come disse il signore del sottosuolo, sul suo trono d’ossa e crani umani: “Qui sotto, ogni lasciata è persa. Cavalca gli eventi o finirai per pentirtene, DELIZIOSO visitatore. Porta pure il tuo sconsiderato scalpello. Ti sfido a usarlo…”

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